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PROTESTA 4 Novembre Nov 2014 1653 04 novembre 2014

Ast, operai a Bruxelles: «L'Ue blocchi la mobilità»

Appello di 150 lavoratori di Terni all'Unione europea: «Questa non è una vertenza nazionale». Video.

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da Bruxelles

Sono 150 gli operai delle acciaierie Ast di Terni arrivati il 4 novembre a Bruxelles per chiedere all'Ue di bloccare la procedura di mobilità per 537 lavoratori della ThyssenKrupp.

Dopo gli scontri tra la polizia e il corteo degli operai della Ast di Terni avvenuti il 29 ottobre a Roma, 150 lavoratori della acciaierie umbre sono arrivati il 4 novembre a Bruxelles a bordo di tre pullman per chiedere alle istituzioni europee giustizia.
Alla Ue, in particolare, chiedono di bloccare la procedura di mobilità che la tedesca ThyssenKrupp ha avviato nei confronti di 537 dipendenti con l'obiettivo di disinvestire nel sito umbro. «Chiediamo almeno una omogeneità di trattamento», sottolinea Claudio Cipolla, segretario generale Fiom Terni, «in Germania la ThyssenKrupp ha attivato i contratti di solidarietà sino al 2020, in Italia invece ci ha messo in mobilità».
CAPORICCI: «QUESTA È UNA VERTENZA EUROPEA». Per questo «la vertenza delle acciaierie speciali Ast di Terni non è territoriale, ma nazionale ed europea», dice a Lettera43.it Fabrizio Caporicci, operaio da quasi 17 anni.
«Ora ho 42 anni e non so quello che sarà di me domani», continua, «ma non accetto nessun incentivo perchè non abbandono la barca mentre affonda. È una questione di dignità e di vicinanza nei confronti dei miei colleghi. Combattiamo insieme questa vertenza che sta andando oltre ogni limite».
MARINI: «DOVEVAMO RIMANERE COI FINLANDESI». E il primo a superare il limite, secondo gli operai, fu il commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia, l’Antitrust europeo, quando disse che l'acquisto delle acciaierie di Terni da parte della multinazionale finlandese Outokumpu non andava bene perchè l'azienda aveva in mano già troppe attività produttive nel settore dell’inox e la sua era «posizione dominante».
Così nel gennaio 2013 le acciaierie tornarono nelle mani dei vecchi proprietari: la ThyssenKrupp. Ma la società tedesca ha ben presto dimostrato di volersi liberare della filiera siderurgica. «Se fossimo rimasti nelle mani dei finalndesi adesso non avremmo avuto nessun problema», dice a Lettera43.it Giampaolo Marini, anche lui operaio delle acciaierie.

Gli operai: «Chiediamo la sospensione della procedura di mobilità»

«Chiediamo un piano industriale che sia degno di tale nome, ora abbiamo un piano economico perchè non si può chiamare piano industriale qualcosa che propone 537 esuberi, la riduzione della produzione e dei costi solo per quanto riguarda il lavoro», continua Caporicci, «non c'è un piano di approvigionamento energetico, non un piano strutturale per la produzione e gli investimenti».
La procedura di mobilità è partita l'8 ottobre, e secondo la legge per 75 giorni l'azienda deve discutere con le parti sociali e cercare di trovare una soluzione.
«Fino a quando non c'è un piano industriale serio, noi chiediamo la sospensione della procedura di mobilità e che la ThyssenKrupp, in particolare la sezione Materials, che si occupa della produzione dell'acciaio, ci dica cosa vuole fare di Terni».
INCONTRO CON VESTAGER. Gli operai sono stati accolti da una delegazione di europarlamentari italiani: «Per ora ci hanno ascoltato e hanno messo un like sulla nostra battaglia», ha spiegato Marini all'uscita dell'aula.
Il vicepresidente del parlamento europeo Antonio Tajani ha poi accompagnato i rappresentanti delle sigle sindacali a incontrare il neocommissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, «perchè è lì che bisogna risolvere il problema. Vediamo se riusciamo a fare qualcosa», ha detto Tajani a Lettera43.it.
«GOVERNO SILENTE, PER QUESTO SIAMO QUI». Noi non vogliamo diventare un piccolo centro di finitura, gridano a gran voce gli operai: «Terni per quando riguarda gli acciai speciali fa il 20% del Pil umbro, il 40% delle esportazioni degli acciai italiani», ricorda Caporicci.
«La nostra non è una vertenza territoriale, ma nazionale ed europea. Ci deve quindi essere la volontà della Comunità europea che le cose vengano fatte. Noi aspettiamo».
«ThyssenKrupp cinque anni fa ha deciso che l'acciaio non era più funzionale ai loro progetti. E da allora non si è capito più nulla, un giorno ci dicono che ci tengono, un giorno che vogliono 550 esuberi. E il governo in tutto questo è stato silente. Per questo abbiamo deciso di spostare il tiro e venire qui a Bruxelles, sperando che la nostra voce arrivi a orecchie più importanti».
«ILVA? NO A UNA GUERRA TRA POVERI». Gli operai di Terni non ci stanno a essere messi a confronto con quelli dell'Ilva. No alla guerra tra poveri, dicono compatti. «Noi nel nostro piccolo valiamo quello che può valere l'Ilva per i 16 mila dipendenti di Taranto, qui non è questione di chi vale di più o di meno. Qui si deve capire se la siderurgia in Italia si vuole fare o no».
Gli operai puntano in alto: «Potremmo fare un polo siderurgico nazionale con l'Ilva, Piombino e Terni e potremmo tornare a essere quello che eravamo nel 1960 quando abbiamo insegnato a tutta l'Europa e al mondo a fare l'acciaio. Non saremmo diventati brocchi tutti insieme».

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