INIZIATIVA 4 Novembre Nov 2014 0743 04 novembre 2014

Hong Kong, Francesco Lietti colora la protesta

Ha installato una tela in strada. E lasciato che i manifestanti vi riversassero le proprie emozioni. «La mia è un'opera collettiva». Il pittore Lietti incontra L43

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da Hong Kong

È di Lecco, ma vive a Hong Kong. Architetto e artista, Francesco Lietti ha abbandonato la sua città natale per trasferirsi prima a Londra e poi nell'ex colonia britannica, dove abita ormai da nove anni.
Lettera43.it l'ha incontrato di sabato sera, su quella che di norma sarebbe un'autostrada e che ora è il centro della protesta detta Umbrella Movement, che sta turbando il centro di Hong Kong e i pensieri dei dirigenti del Partito comunista cinese.
La contestazione si è scatenata quando Pechino ha negato il suffragio universale ai residenti locali. In migliaia sono scesi nelle strade e hanno bloccato permanentemente alcune aree della città per protestare contro la decisione del governo centrale.
UN RITRATTO COLLETTIVO DELLA PROTESTA. Circondato dai grattacieli di Admiralty, seduto su una gobba della strada dalla quale si ammira l'intero sito della manifestazione, con i suoi striscioni, le tende degli studenti accampati sotto ai cavalcavia e il via vai di curiosi, Lietti lavora alla sua ultima opera: un ritratto collettivo del movimento di contestazione.
Lui si dice distaccato dalla politica, è l'arte che lo interessa. Ma dopo tanto tempo è difficile non sentirsi parte degli avvenimenti che toccano la propria città adottiva, ed è chiaro che il movimento studentesco lo affascina. Probabilmente è per questo che ha speso tante energie e ore di lavoro per riprodurre la protesta in due dimensioni.
«MANIFESTANTI ECCEZIONALI, NESSUN VANDALISMO». Tutto è iniziato alla fine di settembre. «Ero venuto a vedere come andavano le cose la sera successiva al giorno in cui che la polizia usò i gas lacrimogeni», racconta. «Sono rimasto commosso: i manifestanti sono stati davvero eccezionali: non si è verificato un solo atto di vandalismo, nulla».
Secondo Lietti l'unità, la resistenza e il modo di manifestare pacifico dei cittadini di Hong Kong sono stati una lezione di civiltà. È a quel punto che ha pensato di dover fare qualcosa che si potesse collegare alla manifestazione.
NON SI TRATTA DI UN SEMPLICE DIPINTO. Da un punto di vista logistico l'impresa non era certo disperata: lui vive a Causeway Bay, proprio sopra a una delle aree dove si sono assembrati gli studenti. Il problema semmai era riuscire a rappresentare i fatti di Hong Kong senza cadere nella tentazione di fare un semplice dipinto, cosa che non lo attirava particolarmente: «Certo, puoi venire, come tanti, a sederti su un muretto, fare uno sketch e poi via. Ma che senso ha?».

Francesco insieme con un gruppo di persone al lavoro sul ritratto collettivo della protesta.

A spasso per le zone occupate di Hong Kong con tavole e colori

Lietti ha così deciso di lasciare che fossero i passanti a lavorare al suo progetto. «Volevo catturare l'atmosfera del movimento e, allo stesso tempo, dare una possibilità alle persone di esprimersi».
La risposta del pubblico di Causeway Bay è stata talmente positiva che ben presto si è dovuto procurare un'altra tavola su cui dipingere. Da quel momento ha iniziato ad andare a giro per le diverse aree occupate, portando con sé materiale e colori.
«Qualcuno fa solo un punto, una linea. Altri si fermano a lungo, come lei», e indica con lo sguardo una ragazza che continua ad accucciarsi e rialzarsi per dare il proprio contributo.
Il risultato è un quadro astratto, che ricorda solo vagamente il paesaggio della città. Finestre, tetti, palazzi, vetrate, luci: tutto è sovrapposto, stretto, schiacciato dai lati della tela, che, pur larga, sembra non riuscire a contenere quello che gli autori cercano d'infilarci. Il giallo e il rosso delle luci notturne dominano sugli altri colori.
HANNO CONTRIBUITO 500 PERSONE. Quella a cui sta lavorando è la terza opera, il terzo pannello creato durante le proteste. Uno nel quartiere residenziale di Causeway Bay, uno nel sovraffollato distretto popolare di Mongkok e uno, appunto, nel centro finanziario della città, Admiralty. Potrebbe anche essere l'ultimo: Lietti spiega che lo rifinirà e probabilmente si fermerà a queste tre opere.
Al suo lavoro hanno partecipato circa 500 persone, senza contare tutti coloro che si sono fermati a scattare una foto o fare un commento. Ci sono state anche delle difficoltà: due passanti hanno espresso delle critiche e, invitati a contribuire, se ne sono andati, mentre una signora ha scritto sulla tela «Go home», «Vattene a casa».
IL SCMP PARLA DI LIETTI. Ma nel complesso l'idea di lavorare in strada ha catturato l'attenzione di molti, e l'autore è già stato menzionato dal South China Morning Post, il principale quotidiano della città, nella copertura ora per ora di Occupy Central.
Per lui è stata una grande soddisfazione: «È stato eccezionale, ogni pezzo è diverso, ma tutti mi hanno permesso di interagire con persone con le quali non avrei mai parlato se non ci fosse stata questa occasione. Incluse delle anziane signore nel quartiere di Mongkok».
«VORREI ESPORRE LE OPERE NELLE UNIVERSITÀ». E l'avventura gli ha fornito delle idee per il futuro: nei prossimi anni potrebbe creare altre opere collettive, magari in quartieri diversi. Ma dovrà aspettare almeno un anno, dice, altrimenti il valore delle tele potrebbe diminuire.
Del resto, non ha nemmeno intenzione di venderle e guadagnarci: «Vorrei che fossero esposte in un luogo pubblico, magari in una università, visto che qui ci sono così tanti studenti. Tre opere per le tre principali università di Hong Kong. Oppure potrei venderle e devolvere il ricavato per qualcosa che sia legato alla protesta».
Nelle università di Hong Kong potrebbero anche entrare. In quelle della Cina continentale probabilmente no: anche l'arte ha certi limiti, nella Repubblica Popolare.

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