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MEDICINA 7 Novembre Nov 2014 1925 07 novembre 2014

Alzheimer, la cura sono gli anticorpi «viaggiatori»

Iniettati nel sangue raggiungono il cervello. Test positivi in Usa su scimmie.

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Gli speciali anticorpi che sarebbero in grado di bloccare il decorso neurodegenerativo dell'Alzheimer sono stati sperimentati da studiosi della Genentech Inc. a San Francisco.

Studiosi della Genentech Inc. a San Francisco avrebbero messo a punto una possibile cura contro l'Alzheimer, la forma più diffusa di demenza senile. Si tratta di speciali anticorpi terapeutici che, somministrati per iniezione, possono raggiungere il cervello 'navigando' nel sangue e, una volta giunti a destinazione, fermare la produzione delle sostanze tossiche alla base della malattia, i frammenti di proteina beta-amiloide.
Gli anticorpi sono stati testati su scimmie: navigano nel sangue attraverso una proteina di trasporto, la transferrina, e usandola come una sorta di scialuppa sono in grado ri raggiungere agevolmente l'encefalo.
Secondo quanto spiegato sulla rivista Science translational medicine, una volta giunti a destinazione, gli anticorpi bloccano l'enzima che produce i frammenti di beta-amiloide che si accumulano nel cervello dei malati.
40 MLN I MALATI AL MONDO: 1,3 IN ITALIA. L'Alzheimer colpisce nel mondo qualcosa come 40 milioni di individui, destinati a raddoppiare ogni 20 anni. Secondo dati resi noti a Pistoia in occasione dell'ultimo congresso nazionale della Società italiana di geriatria e gerontologia (Sigg) in Italia i malati di demenza corrono verso quota 1,3 milioni, cifra che potrebbe raddoppiare nel 2050 a causa del progressivo invecchiamento della popolazione.
ACCUMULO DI SOSTANZE TOSSICHE NEL CERVELLO. La malattia è caratterizzata dall'accumulo di sostanze tossiche che avvelenano e uccidono i neuroni, i frammenti di peptide beta-amiloide. Uno dei metodi più promettenti nella corsa mondiale verso una cura è appunto l'eliminazione di questi frammenti che formano placche e grovigli tossici. Le vie tentate finora non sono poche ma, ogni qualvolta si provi a curare una malattia cerebrale, vi è un grande ostacolo: è difficile creare un farmaco capace di raggiungere il cervello e cioè di oltrepassare la cosiddetta «barriera emato-encefalica», un muro di cinta che protegge il cervello da tutte le sostanze in transito nel sangue.
GLI ANTICORPI SUPERANO LA BARRIERA EMATO ENCEFALICA. È qui la svolta degli anticorpi terapeutici testati sulle scimmie: loro sono intelligenti e quindi capaci di farsi 'dare un passaggio' dalla 'transferrina', molecola di trasporto che viaggia nel sangue e che ha libero accesso al cervello. Gli anticorpi riescono così a giungere a destinazione e nel cervello bloccano l'enzima che produce i frammenti di beta-amiloide, riducendone la concentrazione e la tossicità. Se questa tecnica si dimostrasse efficace anche su pazienti, si potrebbero somministrare loro iniezioni quotidiane o settimanali di questi anticorpi terapeutici per tenere a bada la malattia neurodegenerativa.

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