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PARCO VERDE 7 Novembre Nov 2014 0800 07 novembre 2014

Napoli, caccia all'orco che seviziò Fortuna Loffredo

Viaggio a Caivano, dentro i palazzi degli orrori. Tra incesti, camorra e omertà. Chicca, 6 anni, fu stuprata e uccisa. La madre: «Chi sa parli. O muoia dannato».

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Una foto della piccola Fortuna Loffredo.

Da un certo momento in poi «non ha più disegnato il sole». Né «figure di uomini adulti». È il segno, affermano gli esperti, che «la bambina aveva paura». Anzi, che «era terrorizzata per qualcosa o da qualcuno».
La mamma lo ripete da settimane. Disperata, ma non impaurita dai rischi che sa di correre perfino restando in casa: «È qui, il mostro che ha seviziato e ammazzato la mia Fortuna sta in mezzo a noi. Abita in questo edificio o al massimo nella scala di fronte. È pronto ad ammazzare altri bambini, ad abusare dei loro corpi».
«È QUI TRA NOI. CHI SA, PARLI». Porte sbarrate e bocche cucite, nel condominio degli orrori. Da quando la mattina del 24 giugno 2014 è stato ritrovato sul selciato sotto casa il corpo esanime di Chicca, la sua creatura di sei anni, Mimma Guardato, madre di altri due bimbi e moglie di un uomo in carcere per vendita di falsi cd, non fa che rilanciare il suo appello nel vuoto: «È qui, l’orco sta in mezzo a noi. Sospetto di alcuni uomini che abitano in queste palazzine, ma non trovo le prove per incastrarli. Aiutatemi, per carità: chi sa, parli. L’assassino è tra noi. E ucciderà ancora».
STUPRI DA ALMENO TRE ANNI. Violentata «da almeno tre anni». Da qualcuno, scrivono gli inquirenti, «che conosceva bene e di cui si fidava molto».
«Al primo piano è di casa la Luna / ma al secondo abita il Sole / se tu li vuoi provare a toccare / tutta la vita dovrai camminare». Canzoncine antiche come il cucco, nenie insipide da Carosello e tutti a nanna, litanie da trastulli e cortile.

Non vola una mosca, nel parco dei vigliacchi

Un palazzone a Caivano.

Nel parco vivono 40 bambini. Sono tutti ad altissimo rischio, ma nessuno, stando a quel che si sa, li sta proteggendo dall’orco in libertà.
Infanzia da prigionieri, nel condominio in cui i vicini sospettano ed evitano perfino di passarsi il sale. È qui, l’orco è tra noi. Forse sei tu. O forse quello del piano di sopra. È qui, è pronto a rubarci le creature. E a ucciderle.
UN VELO DI OMERTÀ SULLA MORTE. C’è un silenzio irreale, nel palazzone-alveare senza più le canzoncine. Gli esperti che hanno studiato i disegni scarabocchiati dalla piccola Fortuna non hanno dubbi: le violenze sul corpicino «duravano da un sacco di tempo».
Ma non si può, per ora, sapere se a buttar giù la bambina dal settimo piano dell’edificio sia stato colui (o coloro) che l’aveva violentata o qualcun altro (o altra?) per motivi ancora da decifrare.
Chi sa parli, implora la madre. Chi sa parli!, urla dal pulpito don Maurizio Patriciello, il parroco del rione che ascolta le confessioni di tutti e denuncia il velo di omertà che offusca la sorte di Fortuna.
LA CADUTA? FORSE UNA MONTATURA. È un giallo, il calvario della bimba che in soli sei anni di vita ha dovuto patire le pene dell’inferno per colpa degli adulti cattivi (e distratti).
Non si sa neanche se sia stata davvero gettata giù dal settimo piano o se invece sul selciato sotto casa l’abbiano trasportata dopo averla ammazzata. Chi sa, parli? Sì, aspetta e spera.
Non vola una mosca, nel parco dei vigliacchi. Un giallo resta anche la morte di Antonio Giglio, coetaneo di Fortuna, che il 27 aprile 2013 fu trovato esanime in strada: «È precipitato dal decimo piano!», sussurrarono tutti rassegnati.
Antonio (il nonno, avvertono gli inquirenti, era un capoclan della zona) abitava nello stesso edificio in cui abitava Fortuna, ma qualche piano più in su.

Il rione dello spaccio dà lavoro a 500 anime

Il quartiere popolare Parco Verde di Caivano (Napoli).

Il palazzo degli orrori, lo chiamano adesso. E fanno finta di non sapere. Di non capire. Di non aver mai visto niente. Qui, nel Parco verde a Caivano (5 mila anime da post-terremoto, 750 appartamenti color verde pisello più le innumerevoli costruzioni abusive mai censite da nessuno) comanda un clan che gestisce le 13 piazze di spaccio attive h24 e non gradisce pubblicità né telecamere e cronisti.
TELECAMERE MESSE FUORI USO. Tanto è vero che - secondo gli inquirenti - sarebbero state proprio le sentinelle del clan a mettere fuori uso le microspie sistemate nel rione su ordine dei magistrati che indagano sulla morte di Fortuna.
È un bunker, il rione del silenzio. Dopo la guerra scoppiata a Scampia tra le bande rivali del clan Di Lauro e dei cosiddetti scissionisti, il grappolo di casermoni ai bordi di Caivano è diventato luogo privilegiato di vendita e consumo di sostanze per tutto l’hinterland a Nord di Napoli, nonché punto di riferimento (e rifornimento) di dimensione europea.
«Questo è il regno dello sballo», recita invitante una scritta all’ingresso. Lo slogan è democratico: chi vuole spacciare, spacci.
GUADAGNI FINO A 100 MILA EURO. Ma prima paghi 'l’affitto', cioè la tangente che si deve al clan che comanda. Racconta un gola profonda locale: «Occupare per un giorno uno dei viali interni, dove la polizia non arriva e si vende droga in tranquillità, costa 516 euro. Ma può far guadagnare fino a 100 mila euro al mese. La droga qui garantisce lavoro a 500 anime a tempo pieno, più tutti quelli che lavorano a giornata».
Capi-piazza, responsabili di palazzina, spacciatori, vedette (sui tetti degli edifici), sentinelle (in strada, sulle moto): l’organizzazione è di tipo militare. Chi sbaglia, va in castigo. O peggio.
PURE LE NONNE CONFEZIONANO COCA. C’era una volta il lupo cattivo: al Parco verde le donne anziane, invece di raccontar favole ai nipotini, occupano il tempo confezionando gli ovuli di cocaina ed eroina. Sono bravissime, assicurano.
Per ogni ovulo (cioè 12 dosi), incassano 10 euro. Sono 10 chili di cocaina a settimana, 7 di eroina, 2 di kobret, 20 chili di hashish, migliaia di pasticche di ecstasy: fioccano le ordinazioni, il business non conosce crisi.
E fioccano pure gli incesti. E la prostituzione, a 5-10 euro a prestazione. «Meglio se a farlo è mio padre che un altro, almeno so chi è», confessano rassegnate le ragazzine ai parroci esterrefatti.

Seduti sui veleni dei rifiuti tossici

Il quartiere popolare Parco Verde di Caivano (Napoli).

E allora, di che meravigliarsi se pure i bambini, come la droga, c’è chi li consuma e poi oplà? Racconta un insegnante, spalancando le braccia: «Nel rione ci si fa adulti in fretta, incattiviti dalle perversioni e dai modelli contro natura di cui si è circondati. Così si cresce al Parco verde, così al rione Salicelle di Afragola e negli altri ghetti senza Stato del post-terremoto metropolitano». A tu per tu con il male. E con la morte, che è di casa.
L’assenza di cantine e di appartamenti situati al piano terra fa pensare, secondo chi se ne intende, che nel sottosuolo del parco siano stati tombati montagne di rifiuti tossici.
PARENTI IN GALERA O LATITANTI. Per confermarlo, sarebbe necessario effettuare i carotaggi: ma costano troppo, e - dicono tutti - «non ne vale la pena». Seduti sui veleni, ma il popolo degli alveari ha altro di cui preoccuparsi. Nei casermoni color pisello non vive famiglia che non conti un componente in galera, agli arresti domiciliari o latitante.
Eugenia Carfora fa la preside della scuola media Viviani, nel cuore del Parco verde: è diventata famosa perché ha l’abitudine di recarsi ogni mattina sotto casa degli alunni assenti e di costringerli a venire a scuola dopo averli svegliati suonando al citofono.
FORTUNA SI FIDAVA DEL MOSTRO. Alla scuola Viviani la vita è dura. La penuria di insegnanti è cronica. «Quando abbiamo comprato i computer», ha raccontato la preside, «mi sono recata di sera al bar frequentato dai ladruncoli. Se i computer stanotte scompaiono, ho avvertito, me la prenderò con voi».
«Fortuna era una ragazzina giudiziosa», ripete la mamma, che non si arrende, «non avrebbe mai seguito uno sconosciuto: chi le ha teso la trappola è persona di cui si fidava. È uno di noi, uno che abita qui nel palazzo. Perciò, chi sa parli. O muoia dannato».

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