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EMERGENZA 9 Novembre Nov 2014 0556 09 novembre 2014

Siria, la guerra affama il popolo: povertà alle stelle

Il prezzo dei carburanti vola. E spinge quello dei beni di prima necessità. In tre anni il Pil è crollato del 276%. «Ma il peggio», dice Ahmed a L43, «deve arrivare».

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da Damasco

Il Souk Hamidiyeh, mercato nel centro di Damasco. (Getty)

Ahmed sembra triste, seduto tra pantaloncini, tute per il tempo libero e abiti che riempiono il suo negozio nell’antico Souk Hamidiyeh, il mercato nel centro di Damasco.
Sono pochi ormai i siriani che possono permettersi il lusso di un vestito nuovo. Molti dei suoi vecchi clienti sono scappati all’estero, quelli rimasti sono troppo poveri.
BENZINA DA 36 A 48 CENTESIMI AL LITRO. «Temo che il peggio debba ancora arrivare», confessa a Lettera43.it, «basta guardare come stanno salendo alle stelle i prezzi della benzina e del gasolio per i riscaldamenti».
All'inizio di ottobre il prezzo della benzina è passato da 36 a 48 centesimi al litro, mentre il gasolio da riscaldamento è cresciuto da 73 a 85 centesimi al litro.

In verde l'andamento del Pil siriano: dai 64 miliardi del 2011, anno in cui è iniziata la guerra, ai 47 miliardi del 2012.

CON I BOMBARDAMENTI AUMENTANO I PREZZI. L'aumento dei prezzi è legato ai bombardamenti, iniziati a settembre, della coalizione internazionale di piccoli pozzi di petrolio, depositi e stazioni di pompaggio sotto il controllo dello Stato Islamico (Isis) nelle province orientali di Deir al-Zour e Hassakeh.
L'Isis controlla la quasi totalità delle risorse energetiche della Siria. Prima della guerra, ha detto l’economista siriano Abdul-Qader Azouz, il governo poteva contare su 360 mila barili di greggio al giorno, oggi solo su 16 mila. Un danno per il Paese stimato in 1.000 miliardi di dollari l’anno. Contemporaneamente la vendita a prezzi stracciati del petrolio sul mercato nero è la principale fonte di guadagno dello Stato Islamico.
EFFETTO DOMINO ANCHE SU PANE E LATTE. L’aumento del carburante ha scatenato un effetto domino sul costo, per esempio, del pane e del latte. Il prezzo di una pagnotta di pane, calmierato grazie al contributo statale, è passato da 85 a 97 centesimi, più di 21 volte il prezzo di prima della guerra.
Un litro di latte costa ormai 120 centesimi, prima della crisi non arrivava ai 35. Probabilmente i prezzi sono destinati a crescere ancora, inoltre si avvicina l’inverno e per molti sarà impossibile acquistare il combustibile per il riscaldamento.

La guerra è costata 144 miliardi di dollari in tre anni

Dal 2011 al 2012, in un anno di guerra, il Pil della Siria è crollato da 64 a 47 miliardi di dollari, e il dato pro capite da 2.935 a 2.147. A fine 2013, il Syrian Centre for Policy Research ha stimato le perdite economiche causate della guerra in 143,8 miliardi di dollari per un crollo complessivo del Pil del 276%.
«Questo vestito da donna prima del 2011», racconta Ahmed, «lo vendevo a sei dollari, oggi ne costa 21». Agli occhi di un occidentale sembra un ottimo prezzo, ma lo stipendio medio in Siria si aggira sui 100 dollari al mese.
IL GOVERNO BUSSA ALLA PORTA DI PUTIN. Per Azouz il governo sta tentando di limitare gli effetti della crisi economica trattando con la Russia e l’Iran la fornitura di carburante e grano. Si stanno trattando anche linee di credito agevolato.
La banca centrale siriana è in difficoltà per gli interventi che ha dovuto sostenere nel tentativo di mantenere il potere d’acquisto della moneta nazionale a livelli accettabili. Sul bilancio dello Stato pesano poi le spese di guerra dirette e indirette.

In verde l'andamento del Pil pro capite siriano: in un anno di guerra è crollato da 2.935 dollari (2011) a 2.147 (2012).

NEGOZI CHIUSI, POCA GENTE IN STRADA. A causa del gran numero di caduti, per esempio, il governo siriano spende ormai una cifra considerevole per i contributi alle famiglie dei militari morti in combattimento.
Fino a tre anni e mezzo fa il Souk Hamidiyeh era il più importante mercato della Siria. Era pieno di turisti e visitatori, che facevano acquisti in questo labirinto di vicoli coperti da vecchie volte e scanditi da antiche colonne romane.
Nei suoi negozi si trovava di tutto, dall’antiquariato alla biancheria intima, dai dolci ai gioielli. Oggi molti negozi sono chiusi, poca la gente in giro e, naturalmente, nessun turista.
«RESISTO DA TRE ANNI, NON VEDO LA FINE». Anche l’antica gelateria Goal-anche, la più famosa della Siria, all’ingresso del Souk è vuota. Forse perché il prezzo di una coppa di gelato è passato dai 30 centesimi di prima della guerra ai 120 di oggi.
«Sono tre anni che resisto», conclude Ahmed, «ho quasi finito i miei risparmi e non vedo la fine. I miei figli sono in Germania e credo che tra poco li raggiungerò».
Seduto a un tavolino di Goal-anche, sente una raffica di razzi cadere non molto lontano, ma non sembra farci caso. «Per sopravvivere alla guerra ti devi abituare a tutto, alle bombe, al freddo e alla paura».

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