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STUDIO INGLESE 11 Novembre Nov 2014 1204 11 novembre 2014

La nostalgia? Ci fa guardare il futuro con ottimismo

Sorpresa: crogiolarsi nei ricordi fa bene. Secondo l’Università di Southampton porta empatia sociale e combatte l'ansia.

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La nostalgia? Connette passato e presente. Direzionandoci con positività verso il futuro.

Guardarsi indietro migliora le nostre prospettive sul futuro. Uno studio dell’Università di Southampton ha dimostrato che la nostalgia per il passato non va considerata come un segno di debolezza, ma piuttosto uno stato psicologico che dona forza.
Ritenuta a lungo un disordine mentale, la saudade è oggi riconosciuta come potente strumento per combattere ansia e depressione: secondo i ricercatori le ore che spendiamo crogiolandoci nella dolcezza dei ricordi, soprattutto quando sentiamo una morsa allo stomaco per la mancanza del passato che non c’è più, sono in realtà portatrici di empatia sociale. E anche antidoti a solitudine e alienazione.
POSITIVITÀ VERSO IL FUTURO. «La nostalgia connette il passato con il presente», ha spiegato al giornale inglese The Guardian l’accademico Constantine Sedikdes impegnato nello studio assieme al dottore Tim Wildschut, «direzionandoci con positività verso il futuro».
Tanto che, ha aggiunto, potrebbe essere utilizzata per terapie contro la depressione clinica, e persino il morbo di Alzheimer, anche se su questo punto i ricercatori hanno dosato l’ottimismo.
UN SENTIMENTO GLOBALE. Un po’ malinconici lo siamo in tutto il mondo: lo studio ha analizzato persone provenienti da 18 Paesi nei cinque diversi continenti, concentrandosi in particolare su tre aree misurabili del ricordo denominate: ruminazione, pensiero controfattuale e nostalgia.
Le prime due sono legate a sentimenti negativi, a sensazioni di amarezza e depressione: avvengono quando si utilizzano i ricordi negativi per farsi del male, per non dimenticare tutto il dolore vissuto, o per rinforzare rimorsi e rimpianti.
CI RICORDIAMO DELL'AMORE. La nostalgia, invece, si distingue per alcuni tratti positivi: «Si prova quando guardiamo al passato per ricordarci di quelle persone che non sono più qui, ma che per noi significavano tanto», ha spiegato Wildschut.
«Essere nostalgici serve a ricordarsi dell’intimità provata in un altro tempo. E di conseguenza del fatto di essere capaci di costruire relazioni e raggiungere traguardi», ha continuato.
Ricordandoci di essere capaci di amare e di essere stati amati ci predisponiamo naturalmente con il sorriso verso il futuro.

Le coppie riescono a creare punti di forza comuni

La nostalgia è oggi riconosciuta come strumento per combattere ansia e depressione.

Per suscitare le emozioni malinconiche nei soggetti studiati, Wildschut e Sedikes hanno utilizzato diverse tecniche, chiedendo per esempio di descrivere un ricordo particolarmente positivo, a cui si torna spesso col pensiero; in altri casi invece sono state canzoni, melodie, versi di poesia e citazioni a scatenare la saudade».
Il potere del dolce ricordo è apparso evidente agli accademici: in forti stati di nostalgia gli individui si sono dimostrati più volenterosi e altruisti e meno attaccati al denaro.
SCATENA OTTIMISMO E CREATIVITÀ. Le coppie, in particolare, che hanno condiviso la stessa emozione malinconica sono riuscite a creare punti di forza in comune; anche negli studi di gruppo l’evocazione nostalgica è riuscita a dare vita a un senso di vicinanza tra perfetti sconosciuti e a rafforzare risorse quali ottimismo, ispirazione e creatività.
SI TROVA UN NUOVO SENSO DI EQUILIBRIO. «La nostalgia è una specie di meccanismo neurologico di difesa», hanno proseguito i ricercatori.
«Può essere utilizzato per proteggerci da pensieri negativi e situazioni difficili. Grazie alla malinconia compensiamo gli stati di disagio: eleviamo il significato di ciò che ricordiamo, connettendoci di continuo con il passato, e trovando infine un nuovo senso di equilibrio», ha concluso Wildschut.
Lo dimostra bene la saudade portoghese e brasiliana, quel sentimento di tristezza causata da un ricordo felice, di guardare al futuro con nostalgia e speranza. E, nella sua veste più letteraria, persino di mancanza di qualcosa che non si è mai vissuto, ma che lascia sempre con un sorriso malinconico sul volto.

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