Roberto Garofoli 141113174406
PERSONAGGI 14 Novembre Nov 2014 0749 14 novembre 2014

Garofoli, il tecnico che frena Renzi

Vicino a D'Alema. E no-man. Chi è il capo di Gabinetto Mef, spina del premier.

  • ...

Roberto Garofoli, capo di Gabinetto del Mef.

L'unico ostacolo che può trovare sulla sua strada Matteo Renzi? Matteo Renzi medesimo, si dice da più parti.
Eppure qualche resistenza l'onda rottamatrice del segretario-premier l'ha trovata. Non nelle opposizioni, tantomeno in quelle interne. Ma nei «burosauri» di Palazzo, i funzionari e i burocrati ministeriali. Soprattutto quelli domiciliati in Via XX Settembre. Tra cui spicca il capo di Gabinetto Roberto Garofoli.
L'OSTILITÀ DEL MEF. Non è infatti un mistero che il ministero dell'Economia e i suoi tecnici abbiano gelato in più occasioni l'entusiasmo di Renzi.
Fu così quando venne posticipato l'effetto del bonus degli 80 euro in busta paga. Oppure quando i tecnici imposero la marcia indietro sul pensionamento di 4 mila insegnanti, creando un cortocircuito tra il ministero del Tesoro e quello della Funzione pubblica di Marianna Madia. «Si è formata una profonda ferita col ministero», commentò amaro il presidente della commissione Bilancio alla Camera Francesco Boccia, sposando in pieno la battaglia sulla quota 96 al fianco della bionda piddina.

La vicinanza a Letta e a D'Alema

Roberto Garofoli e Pier Carlo Padoan.

È dietro a faldoni e numeri che si annida Garofoli, uno dei pochi avversari del premier. Come ogni alto funzionario, è difficile collegare il suo nome a un volto. Poche le interviste, altrettanto rare le apparizioni televisive. In più si dice che non ami frequentare il parlamento a differenza del suo predecessore Vincenzo Fortunato che preferiva seguire i lavori delle Camere da vicino. Sarà per questo che nessuno parlamentare pare conoscerlo se non per sentito dire.
L'ANTIPATIA COL PREMIER. Eppure Garofoli è un personaggio che pesa e non poco nell'impalcatura del potere. E lo sa bene Renzi che sembra non lo possa digerire. Un'antipatia, sostengono i ben informati, più che motivata.
Davanti a previsioni e ipotizzate coperture, Garofoli, infatti, non ha nessun problema a dire «no». Ed è lontano dalla «velocità» che caratterizza l'ex sindaco di Firenze.
ALLA FARNESINA CON BAFFINO. Ma c'è dell'altro. Il magistrato del Consiglio di Stato, tarantino, classe 1966, è cresciuto sotto l'ala di Massimo D'Alema. Del lìder Massimo Garofoli è stato infatti capo dell’Ufficio legislativo alla Farnesina. Poi è passato alla Pubblica amministrazione con Patroni Griffi nel governo Monti.
Dulcis in fundo, è stato pure ripescato da Enrico Letta come segretario generale alla presidenza dei ministri. E si sa, tra l'ex premier e quello attuale, i rapporti non si sono mai normalizzati. Anzi.
Per questo, il capo di Gabinetto del Mef viene costantemente visto con sospetto dalla compagine renziana. Che non perde occasione di sottolineare il carattere «politico» delle sue frenate, come se «rispondesse ad altri poteri, più vicini a Letta che a Matteo», si insinua.
LA TRUPPA DEI LETTA BOY. Del resto al ministero che fu di Quintino Sella i Letta boy non mancano. Oltre a Garofoli, ci sono il capo della segreteria tecnica Fabrizio Pagani, ex consigliere economico per gli Affari internazionali e sherpa al G20 del precedente premier; Luigi Ferrara, capo dipartimento ed ex vice segretario generale di Palazzo Chigi; e Carlo Sica, capo dell'ufficio del coordinamento legislativo ed ex capo vicario, dal giugno 2013 al febbraio 2014, del dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio.
Una vera e propria 'fronda' tecnica che ha dato al premier più filo da torcere di quella politica. E che il leader Pd non è riuscito - o ha rinunciato - a rottamare. Tra l'altro, si dice che Garofoli sia stato accreditato presso Padoan dal segretario della Fondazione Italianieuropei Andrea Peruzy, vicinissimo proprio a D'Alema.

Il tecnico contro la Vigilessa

Antonella Manzione, capo dell'Ufficio legislatura di Palazzo Chigi.

Che gli uomini legati alla vecchia nomenklatura e all'odiato Letta jr mantengano posizioni di potere è quindi un dato di fatto. E ne sa qualcosa la super renziana Antonella Manzione che con Garofali ha avuto a che fare più volte. L'ex capo della polizia municipale di Firenze (incarico che le è valso il titolo di Vigilessa) e city manager di Palazzo Vecchio guida l'Ufficio legislativo della presidenza dei ministri, non senza le obiezioni della Corte dei Conti che ne aveva bocciato la nomina per «mancanza di requisiti». Bene, Manzione è stata più volte bacchettata dalla «commissione Garofoli». Che ha sottolineato con la matita blu alcune sue incursioni nel decreto Sblocca Italia, corredandole con note a piè pagina e richieste di chiarimenti.
LO SFOGO DI MANZIONE. Sarà ma poco dopo - l'8 settembre - Manzione, donna di punta del Giglio magico, si è sfogata in un'intervista al Messaggero rompendo il tradizionale basso profilo che da sempre contraddistingue l'alta burocrazia italica e criticando la diffidenza e l'ostilità dei colleghi. Proprio lei che da «soldato», come ama definirsi, si è trovata a lottare contro i temuti Consiglieri di Stato.
E cioè contro magistrati come Garofoli che nel Consiglio di Stato è entrato nel 1999, dopo aver lavorato come giudice penale e civile presso i tribunali di Taranto e Trani.
«GUFO» DI RANGO. Il suo curriculum non passa inosservato. Professore alla Luiss, è stato «consulente giuridico del governo, componente del centro nazionale per l’informatica presso la pubblica amministrazione, coordinatore presso il ministero dell’Interno del gruppo per l’elaborazione del Testo unico sulla protezione civile, prevenzione incendi, capo Ufficio legislativo del ministero degli Affari esteri, componente della commissione per il nuovo processo amministrativo». Infine, tra le varie pubblicazioni ha curato con Giuliano Amato I Tre Assi, riflessioni sull'amministrazione pubblica italiana.
Insomma un gufo difficile da spiumare, anche perché tra i cuniculi di quella burocrazia che Renzi vorrebbe demolire ha il suo habitat ideale.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso