ANNIVERSARIO 18 Novembre Nov 2014 0610 18 novembre 2014

Alluvione Sardegna, la rinascita è lontana

Fondi statali bloccati. Paesi isolati. Opere incompiute. Mentre il Nord è flagellato dal maltempo, l'isola fatica a uscire dall'incubo. Un anno fa 18 morti. Foto.

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Novembre, tempo di fango. In Liguria e in Lombardia si spala e si butta un occhio ancora il cielo, in Sardegna si guarda indietro.
All’anno scorso quando in un solo giorno, esattamente un anno fa, il 18 novembre il ciclone Cleopatra da Sud a Nord dell’Isola portò distruzione e lacrime (guarda le foto del disastro).
Morirono 18 persone: tra loro bambini e anziani, poliziotti e casalinghe. Chi nell’auto portata via dal canale, chi nella propria casa, negli scantinati diventati trappole. Altri precipitati nelle voragini improvvise dei ponti diventati pietrisco, come quello di Monte Pinu, in Gallura, dove hanno perso la vita in tre.
IL PONTE DI OLOÈ PROFUMA DI NUOVO. Altro punto, poco più a Sud, stesso copione. Dove c’era il nulla è spuntato il nero del catrame e le strisce gialle dei lavori in corso. Profuma di nuovo ora il ponte di Oloè, tra Dorgali e Oliena, a cavallo tra Nuorese e Ogliastra, una corsa contro il tempo e 1 milione e 655 mila euro per trasformare in strada la tomba del poliziotto Luca Tanzi.
Viaggiava su un Defender insieme ai suoi colleghi quel pomeriggio, faceva da scorta a un’ambulanza. Pochi centimetri hanno fatto la differenza: il fuoristrada è precipitato nel torrente in piena, l’ambulanza si è fermata in tempo.
IL RICORDO DEI PASTORI EROI. Dietro, in colonna, c’erano due giovani allevatori, di 36 e 30 anni, andavano a passo d’uomo e hanno assistito increduli nel buio e sotto l’acqua. Hanno preso coraggio e le funi che avevano a bordo e sono riusciti a salvare la vita a uno dei poliziotti, Gavino Chighine. Per loro, in questi giorni di ricordi, è arrivato un riconoscimento. Giambattista Fele e Giuseppe Fronteddu insieme hanno messo in sicurezza l’auto, poi uno dei due si è calato ed è riuscito a imbragare l’uomo e a portarlo sul moncone del ponte.
Dall’alto, al buio, hanno sentito i lamenti degli altri, ancora incastrati, ma non potevano più fare nulla. A loro hanno pensato i soccorritori ufficiali.

Dal governo sono arrivati finora 20 dei 200 milioni promessi. (Ansa)

I danni del ciclone Cleopatra superano i 650 milioni di euro

Nella Sardegna dell’anno dopo c’è tanto da fare: la massa di acqua e detriti ha trascinato i campi dell’Oristanese, le opere pubbliche e quelle private.
E pure le incompiute, come ciò che era stato fatto della diga di Cumbiadianovu, a Orgosolo.
I danni totali del ciclone superano i 650 milioni di euro. La gara di solidarietà ha fatto tanto, ma dal governo sono arrivati solo 20 dei 200 milioni promessi a caldo dall’allora governo Letta, a cui vanno detratti pure i costi dei soccorsi. Questa la denuncia del governatore di centrosinistra, Francesco Pigliaru, alla vigilia dell’anniversario.
ATTORNO A ONANÌ IL NULLA. Niente da fare per Onanì, provincia di Nuoro, 400 anime e un sindaco combattivo, Clara Michelangeli. Oggi come un anno fa è un paese isolato che sussulta al pensiero della neve d’inverno e del fuoco d’estate.
I lavori dell’Anas per collegare i pochi abitanti al resto dell’Isola sono partiti, scadenza 180 giorni, ossia sei mesi. Per ora uno dei paesi più vicini si raggiunge allungando: 15 chilometri al posto di quattro.
Alunni inclusi, perché le scuole, a partire dalle elementari, si frequentano a Bitti.
ACQUA POTABILE A RISCHIO. Storie di incompiute si sommano a scelte discutibili. Anche l’acqua potabile qui è a rischio: l’unica condotta del paese passa per un tubo adagiato su un torrente. Ma l’acqua non dimentica mai la sua strada, dice la saggezza popolare, e vale anche per i rigagnoli più piccoli.

Le aree più colpite furono la Gallura, il Nuorese e l'Oristanese. (Ansa)

Da Olbia a Genova: le braccia generose e il lutto sul cuore

Poi c'è Enzo Giagoni. Lui a suo modo è diventato un professionista, ed è appena tornato da Genova. Era lì per aiutare come fa da un anno senza pause. A Olbia, la sua città, ha ricevuto un premio, con discrezione, proprio per l’impegno e il coraggio.
Un anno fa il poliziotto ha perso la compagna e la figlia di appena due anni, Morgana. Erano in una Smart e sono state trascinate via in piena città, via Belgio.
Il canale con le case attorno era in piena e lui non è riuscito a tirarle fuori dall’abitacolo.
GIAGONI IN CAMPO PER GLI SFOLLATI. Da allora mastica il dolore con il lavoro di tutti i giorni: è diventato coordinatore di un’associazione di volontari che hanno aiutato centinaia di sfollati. Nelle case serviva tutto: dai materassi alle pentole, ma soprattutto una mano amica. Interi quartieri erano sott’acqua, cresciuti nel tempo a suon di condoni con ben 17 piani di risanamento.
Tempo di bilanci e nuovi allarmi: i soldi non bastano, tuona anche il sindaco Gianni Giovannelli, e c’è il Patto di stabilità, non si può spendere ciò che c’è nelle casse. Lui è uno degli indagati, insieme al primo cittadino di Arzachena, Alberto Ragnedda, per la presunta mancata adozione delle misure di Protezione civile.
UN'INCHIESTA, TRE FILONI. Tre i filoni della maxi inchiesta della procura di Tempio per l’alluvione: centinaia gli indagati per il capitolo rischio idrogeologico, per le costruzioni a ridosso dei canali, a volte addirittura tombati. Per la voragine di Monte Pinu gli indagati sono tutti dipendenti pubblici, l’accusa è omicidio e disastro colposo. Secondo i magistrati la causa delle morti è la negligenza, la trascuratezza: nessuna manutenzione.
E le carte chiave sono misteriosamente sparite.

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