BUONE NOTIZIE 19 Novembre Nov 2014 0800 19 novembre 2014

Sudafrica, storie di italiani scappati dalla recessione

Prezzi bassi. Poca burocrazia. E meritocrazia. Sempre più persone fuggono nel Paese del Continente nero. Ma per entrare serve una salute perfetta. Foto.

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Rifarsi una vita agli antipodi, in Australia o in Nuova Zelanda. O magari a Cape Town, altro capo estremo del mondo, ma più vicino all'Italia (guarda le foto).
Con la crisi, il Capo di Buona Speranza è diventato la sirena di un sogno raggiungibile, quasi a portata di mano. Uno psicoanalista direbbe che innamorarsi di una terra lontana, con paesaggi selvaggi ed esotici ma con standard occidentali, significa voler ricominciare da zero, a qualsiasi età.
RINASCERE IN SUDAFRICA. Sognare la libertà, come Ulisse, ma in un luogo dove il lavoro paga e il merito dà successo. Dove le crisi si superano e non c'è la deriva italiana. Ecco il Sudafrica.
Per chi arriva, però, non è un Paese facile. Per abitarci, come in Australia e in Nuova Zelanda, occorrono soldi e garanzie da offrire. In alternativa, un lavoro concreto.
ARMI E DISOCCUPAZIONE. Bisogna essere fisicamente sani, conoscere la lingua e depositare un obolo, al quale il governo attinge, per rispedire indietro le persone o per ripagare ai loro guai.
Nella terra di Nelson Mandela, resistono infatti molte consuetudini dell'apartheid, soprattutto nella provincia. E anche dopo l'apartheid, i neri sono confinati nelle township, le baraccopoli ai bordi delle metropoli esplose con l'urbanizzazione e la fuga verso le città. Girano anche parecchie armi, visto che rapine e aggressioni sono un problema serio non solo a Johannesburg. E il tasso di disoccupazione è in crescita al 25%.
IN FUGA DALLA CRISI. Ci sarebbe di che scoraggiarsi. Eppure con sempre più italiani che fuggono via, anche Oltreoceano, da cassaintegrati o disoccupati, anche i giovani, esclusi dal mondo del lavoro, chiedono visti turistici per il Sudafrica. Altri, invece, mollano un impiego sicuro e, con la liquidazione, volano a trovarsene un altro in capo al mondo. Da turisti sondano il terreno, prendono informazioni sui permessi di soggiorno, tentano colloqui professionali.

La costa tra Cape Town e Capo di Buona speranza (©GettyImages).


Il Sudafrica ha un'esca in più dell'Australia e della Nuova Zelanda. Come il Brasile e la Cina, è nei Brics, le economie emergenti, con un cambio vantaggioso per fare buoni affari, acquistare immobili e magari aprire attività.
Nel 'Brasile africano', grande quanto l'Italia, la Francia e la Germania messe insieme, hanno sede e rappresentanze molte aziende, anche italiane, e i primi immigrati del nostro Paese se la passano bene quanto i bianchi anglosassoni.
TRA VIGNE E OCEANO. I vini sono eccellenti come in Toscana o in California, anche se, quanto a cibo, i sudafricani non sono grandi intenditori. L'estate, poi, è lunghissima e il paesaggio meraviglioso. A Nord, le colline sconfinano nella savana. A Sud, invece, la sera si può tracciare una linea verso il Polo, all'orizzonte.
A 35 anni, Andrea Piantelli non ci ha pensato su più di tanto, è stato amore a prima vista. In vacanza da un amico, sei anni fa il giovane agente immobiliare ha detto addio alle nebbie di Milano per trasferirsi sulle coste aspre e soleggiate del Sudafrica. Nessun rimpianto, racconta a Lettera43.it: «Arrivai nel 2007 e, tornato un anno dopo, al primo colloquio trovai lavoro».
DA MILANO A CAPE TOWN. Ai titolari italiani dell'azienda di prodotti made in Italy piacque il suo profilo, un'occasione irripetibile.
A Lorella Beretta, giornalista milanese, non è andata diversamente. Nel 2010, a 39 anni, messo piede in Sud Africa le si è aperto un mondo: «Credevo di sapere tutto di questo Paese, invece non sapevo niente», confessa. «Due anni dopo mi ero trasferita a Stellenbosch». Tra i vigneti a un passo dall'oceano, una cinquatina di chilometri da Cape Town.

Max, il consulente finanziario che è rinato dopo i 50 anni

Il pittoresco porto di Hout Bay, vicino a Cape Town (©GettyImages).  

Si perde la testa per Cape Town. Anche Max Costanzi, consulente finanziario, ci è arrivato nel 2010 e, da allora, il mal d'Africa non lo ha più abbandonato.
«Cape Town è la mia terra promessa. Da quando ho lasciato Roma nel 2008, l'Italia non mi è mai mancata», racconta a Lettera43.it.
Superati i 50 anni ha dato una sterzata alla sua vita, verso la Nuova Zelanda. Il luogo dove imparare bene l'inglese era anche scelto per provocazione: «Trenta ore di volo, il luogo più distante dall'Italia. Quando a Roma sono le 17, a Auckland sono le 5», calcola.
LA NATURA SELVAGGIA. Dopo una toccata e fuga a Santo Domingo, tra latinos troppo arcitaliani, l'approdo a Cape Town è stata una rivelazione. L'estate», descrive Max, «dura 300 giorni l'anno. A un paio di chilometri c'è l'oceano, ad altrettanti una laguna piena di fenicotteri. Otto campi da tennis vicini, un commissariato di polizia per stare sicuri. E poi il vento che tanti fuggono. Ma io amo il vento più del sole».
Come in Australia, per sistemarsi conviene pagare un buon migration agent, che cerca di procurarti una residenza provvisoria. Non basta, infatti, un capitale da investire o un lavoro per entrare.
CONTROLLI PER RESTARE. A Max, tra le altre cose, sono state poi richieste le lastre ai polmoni e i controlli Hiv, oltre alla fedina penale, risultata pulita. A questo punto, ha versato una cauzione di 10 mila rand (circa 700 euro), per eventuali spese statali a suo carico come il rimpatrio.
IL PAESE DELLE COPPIE GAY. Etichettare il Sud Africa come la rigida terra dell'apartheid, però, è fuoriante. «Avevo in testa il mito di Nelson Mandela», racconta Lorella a Lettera43.it, «credevo di sapere tutto, ma non sapevo nulla. Un Paese denso di contraddizioni, che ho scelto di affrontare. Vai al supermarket, trovi la vecchia nera e cammini con la storia. Come si può tornare indietro?»
In Sud Africa i gay possono sposarsi e adottare figli: «Mai nella vita ho conosciuto tante coppie omosex. Tra bianchi e neri ci sono divisioni, ma la società è sempre più aperta. Conosco una coppia bianca ricca, per esempio, che ha adottato cinque bimbi neri, splendidi», spiega.

Ci sono 32 mila italiani, ma d'inverno arrivano a 85 mila

Una regata lungo le coste di Cape Town (©GettyImages).  

In Sudafrica, gli italiani residenti sono circa 32 mila, ma con i temporanei si arriva a 85 mila presenze. Connazionali, ça va sans dire, che per il freddo vengono a svernare da amici e parenti.
Lo zoccolo duro della comunità, con tanti circoli culturali e anche giornali italiani, sono i minatori arrivati dal Veneto e dal Friuli, alla fine dell'800.
Nella Seconda Guerra mondiale si sono aggiunti i connazionali deportati dal Nord Africa e, negli anni recenti, le maestranze di grandi gruppi come Fiat, Pirelli, Magneti Marelli e Ferrero venuti a investire nel Paese emergente.
RAMPOLLI NEL BUEN RETIRO. Nel buen retiro di Cape Town, spiccano i nomi eccellenti della business community italiana come Riccardo Rocky Agusta, rampollo della dinastia degli elicotteri, e i discendenti di grandi personaggi dello spettacolo come Totò, l'indimenticabile Antonio De Curtis.
PER LUSSO O NECESSITÀ. «A Città del Capo risiedono circa 8 mila italiani», racconta Andrea, «una comunità straordinaria». Per lavoro - «Sono rappresentante commerciale di cibi e bevande italiane», precisa - ha modo di incontrarli spesso agli eventi che organizzano.
«Molti ragazzi sono di terza e quarta generazione. Un'altra ondata è arrivata con le aziende, con il boom economico degli Anni 80 e 90. I ricchi che possono permetterselo vengono qua a godersi le loro fortune».
PRECEDENZA AI LOCALI. Tuttavia, come spiega Andrea, «negli ultimi anni, c'è chi parte anche alla ventura, per necessità».
Ne sa qualcosa Max, che riceve decine di mail con richieste di informazioni per emigrare in Sudafrica. «Ma non è facile venire a fare il cameriere. Per legge, com'è giusto che sia, i sudafricani hanno la precedenza nelle assunzioni per lavori dipendenti».

Coi soldi per un monolocale a Roma si compra una mega villa

La villa di Max a Cape Town (©Max Costanzi).  

Con l'equivalente del budget per un monolocale nella periferia romana, a Cape Town Max si è comprato una villa di 800 metri quadrati con svariate camere, doppio salone e doppia cucina, tre bagni, piscina e grande giardino con barbecue. Quasi un miraggio, l'ideale per il progetto di bed & breakfast Villa Licia.
«La casa è nella zona bianca residenziale, attorniata da colline, carina, molto tranquilla», spiega. Anche alcuni amici di Lorella sono riusciti ad aquistare una grande villa con piscina per 150 mila euro: «I mobili, come le auto, costano un po' di più che in Italia, perché non c'è concorrenza», precisa la giornalista, «ma con gli immobili si fanno davvero grandi affari».
INGLESE COME GRIMALDELLO. Al momento l'ex consulente finanziario si è spostato a Malta per far fruttare i risparmi per il Sudafrica, dove ha in ballo alcuni colloqui di lavoro. «L'inglese è la chiave di volta, non importa quanti anni hai», precisa, «in un Paese anglosassone, se ti impegni alla fine un impiego lo trovi. Puoi anche ricominciare a 60 anni. I freni non sono i soldi, quanto la comunicazione e i vincoli familiari».
NEL TRIANGOLO DELL'ORO. La somma da investire, però, conviene accumularla fuori. Il rand, la moneta sudafricana, è svalutata, nonostante l'economia nazionale sia la migliore del Continente Nero e la Borsa sia prima per commodity con Johannesburg che insieme con Amsterdam e Anversa fa parte del triangolo dell'oro.
PREZZI BASSI COL RAND DEBOLE. L'Iva è ferma al 14%, i prezzi sono mediamente più bassi che in Italia, anche per il cibo. E, con il rand debole, l'export vola.
«Un appartamento di 70 metri quadri costa come una vettura di media cilindrata in Italia», stima Max, «le compravendite immobiliari non sono gravate dalle imposte e anche le tasse sulle proprietà sono minime».

Il consiglio ai giovani è «emigrare e non tornare indietro»

Un surfista a Camps Bay al tramonto, vicino a Cape Town (©GettyImages).


Max ha investito nel mattone e indietro non torna. Se davvero avesse 20 o 30 anni, farebbe anche di peggio: «Ripeto sempre ai giovani di emigrare. Andare via senza tornare ormai è un impegno morale».
La sua visione dell'Italia è «apocalittica»: «Morirà di morte lenta, sempre un po' peggio», è la sua tesi. Ecco perché a suo vedere, «l'unico modo per uscire dalla crisi, a questo punto, è una soluzione violenta, molte famiglie vivono già situazioni intimamente violente».
COLPA DEI POLITICI. I politici, sempre accusati di aver portato al disastro il Paese, dovrebbero ascoltare bene queste frasi: «Chiamare Stato l'Italia», per Max «è sopravvalutarla». Alla soglia dei 60 anni si sente come «un Davide contro Golia, orgoglioso di aver fregato il sistema, banche comprese». «Per il fisco», esclama, «sono un paria. Un intoccabile!».
Nemmeno Andrea pensa a tornare in Italia: «In questo momento, davvero non saprei che andarci a fare. Ai telegiornali vediamo solo notizie disastrose».
CLIMA DA VACANZE. Anche se un po' di crisi è arrivata, in Sud Africa invece l'economia è comunque in crescita. Cape Town è rimasta un luogo rilassante, anche per chi lavora. A Stellenbosch, vivace centro culturale, Lorella trova il tempo per lavorare in una scuola d'inglese, inviare corrispondenze da giornalista ai media europei e curare progetti culturali d'interscambio tra l'Italie e il Sudafrica.
«È la città delle seconde case, una metropoli cosmopolita dove si respira aria di vacanze. La gente è smart, ma anche molto cordiale, te ne innamori all'istante. I ritmi sono blandi rispetto a quelli europei», racconta Andrea, milanese in fuga.
MANCA IL BUON CIBO. Locali e ristoranti, poi, costano meno che a Milano e a Roma, si può fare un po' di vita. «Certo, per le case e il cibo, i sudafricani non hanno gusto», scherza «prediligono ancora la quantità alla qualità. Più che quelle buone, apprezzano le cose grandi». In questo (solo in questo?) gli italiani sono avanti.

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Twitter @BarbaraCiolli

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