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POLEMICHE 21 Novembre Nov 2014 1459 21 novembre 2014

Cattolica, la storia dei profughi ospitati al Royal

Al Royal di Cattolica l'associazione Papa Giovanni dà alloggio a 75 africani. Su richiesta delle prefetture. Costano 30 euro circa al giorno. «E non è un business».

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Il Royal Sands Children's Hotel di Cattolica.

Immigrati ospitati in un albergo 3 stelle, sul lungomare di Cattolica. E a spese nostre.
Il leader della Lega Matteo Salvini, che sta attraversando in lungo e in largo l'Emilia Romagna per la campagna elettorale, non poteva non denunciare in televisione l'ennesimo «spreco» nei confronti degli stranieri, mentre i soliti italiani disoccupati e handicappati (è uno degli ultimi cavalli di battaglia del leader leghista) fanno la fame abbandonati dallo Stato.
AL ROYAL OSPITATI IN 75. Ebbene. È vero. All'hotel Royal - bella struttura romagnola categoria 3 stelle, per la precisione - sono ospitati 75 profughi: eritrei, ghanesi e nigeriani. In tutto sei etnie. Tutti maschi con un'età compresa dai 18 ai 27 anni. Sono stati trasferiti al Royal in attesa che la commissione territoriale evada le loro richieste d'asilo. Per la pratica occorrono, sulla carta, dai due ai tre mesi. Nella realtà, spiega a Lettera43.it Giuseppe Piacenza, responsabile Immigrazione dell'Associazione Papa Giovanni XXIII, «ne possono passare anche otto».
Ed è proprio la Papa Giovanni che ha gestito il trasferimento dei profughi a Cattolica dietro domanda delle prefetture che cercavano strutture disponibili. Tra queste l'associazione può contare alcune case ad hoc a Cuneo - dove sono stati ospitati 20 profughi - a Forlì - dai 20 ai 25 - e l'albergo di Cattolica, aperto ma evidentemente, visto che siamo in novembre, senza clienti.
I PROFUGHI? COSTANO 27,50 EURO. Ma quanto costano questi profughi? Piacenza snocciola cifre chiare: per ogni ospite la prefettura paga all'ente dai 30 ai 35 euro al giorno, dipende dai singoli accordi, comprensivi di: vitto, alloggio, spese legali, mediazione culturale e linguistica. A questa cifra vanno tolti 2,50 euro giornalieri di pocket money, una sorta di «paghetta» per i bisogni minimi.
In tutto, quindi, i profughi «pesano» sulle casse dello Stato dai 27,50 euro ai 32,50. «Con queste somme», continua Piacenza, «è difficile guadagnarci, no? Perché di questo ci accusano: di lucrare sui profughi. È tanto se non andiamo in perdita».

Il direttore del Royal: «Salvini? Noi la piscina non l'abbiamo»

Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini.

Lo conferma Giorgio Pollastri, direttore del Royal: «Va bene se andiamo in pari. Poi magari c'è qualcuno che ci fa sopra il business». Vero è che Pollastri con la moglie da 35 anni fa parte dell'associazione. E che fa tutto questo soprattutto «perché ci crede». Ma la crisi la vive come tutti.
Davanti alle ultime dichiarazioni del segretario della Lega («Ci sono immigrati e rom che hanno letto, pranzo e cena, ospitati in alberghi con piscina e fronte mare, pagati dagli italiani, e terremotati da due anni in roulotte che continuano a pagare la Tari. Per non parlare della social card di 40 euro agli immigrati») l'albergatore si limita a presare che il suo albergo, per quanto a 3 stelle, «la piscina no, non ce l'ha».
«ABBIAMO LA SOLIDARIETÀ DI TUTTI». Non sono ospiti come tutti, i profughi africani, continua Pollastri, «sono impegnativi». E questo perché arrivano da Paesi diversi, con abitudini e lingue diverse. Spesso, racconta il direttore, non hanno nemmeno gli abiti. «Per cui ci tocca vestirli», spiega con un accogliente accento romagnolo. Privati, Caritas, associazioni portano quello che possono. «C'è un gran via vai qua. Che uno nemmeno si immagina», continua l'albergatore. Per gli altri, i vestiti si lavano nelle lavanderie dell'hotel.
Pollastri sorride raccontando la giornata tipo. Colazione - tè, caffè, latte, pane e marmellata - pranzo e cena. «Facciamo un piatto unico, riso e carne. Sempre bianca. Perché la metà di loro è musulmana». E abbondante, precisa, «perché hanno sempre tanta fame».
«O SI RIPARTE DAGLI ULTIMI O È INUTILE». Poi una volta la settimana ogni gruppo prepara il pranzo tipico per tutti con l'aiuto dei cuochi. «Andiamo a fare la spesa con due di loro in un negozio di Rimini che ha tutto», racconta Pollastri, «persino le spezie strane che loro usano e noi non conosciamo».
Non è la prima volta che il Royal ha ospitato profughi. «A marzo ne abbiamo accolti 22, per tre mesi». Se ne sono andati a un pelo dall'inizio della stagione, ricorda. Mandando a Salvini un messaggio chiaro: «O si riparte dagli ultimi o sono tutte parole».

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