Parenti Delle Vittime 141119233813
EDITORIALE 21 Novembre Nov 2014 1128 21 novembre 2014

Eternit e le conseguenze delle leggi ad personam

La politica deve rimediare ai guasti da lei provocati. Un triste paradosso italiano.

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I parenti delle vittime dell'Eternit protestano davanti al tribunale.

Il reato c'è ma è prescritto.
Non ci può essere sentenza più dolorosa, ancorché giuridicamente non eccepibile, per chi ha visto un proprio caro consumarsi giorno dopo giorno per una malattia presa sul posto di lavoro.
Là dove una civiltà del diritto presumerebbe invece la sicurezza ambientale come un principio inderogabile.
Dopo la sentenza della Cassazione sulla vicenda Eternit, è tutto un rincorrersi di dichiarazioni sulla necessità di modificare i termini della prescrizione anche se, nella fattispecie, la sentenza risponde alla modalità con cui era stato formulato il capo di imputazione, ovvero non omicidio (sono 3 mila, una vera e propria strage, i morti imputabili alla fabbrica dell'amianto. E per 256 casi ora si aprirà un altro processo) ma disastro ambientale, che avrebbe portato al clamoroso ribaltamento della Corte d'Appello.
LA MADRE DELLE LEGGI AD PERSONAM. La prescrizione, così com'è, è il frutto della cosiddetta ex Cirielli del 2005, dal nome del deputato Pdl suo primo firmatario, e che è considerata la madre di tutte le leggi ad personam.
L'ex si deve alla successiva sconfessione da parte del proponente, cui non piacquero le modifiche introdotte, che rendevano ancora più facile evitare i processi.
Soprattutto per chi, Silvio Berlusconi, quella legge l'aveva congegnata per neutralizzare quelli che lo riguardavano. Obiettivo pienamente riuscito in almeno sette procedimenti penali a suo carico, eccezion fatta per una parte del reato di evasione fiscale, frode in bilancio e appropriazione indebita in base al quale, nell'agosto del 2013, la Cassazione lo condannò a 4 anni di reclusione.
Per salvare se stesso, ma non fino in fondo vista la recente condanna, il Cav ha allargato le maglie della prescrizione, che infatti si sono aperte per una media di oltre 100 mila processi all'anno.
L'averne accorciato i termini, in un sistema giudiziario che si contraddistingue per l'esasperante lentezza dei processi, era un chiaro modo per consentire agli imputati eccellenti di farla franca. E a quelli comuni di poterne beneficiare negli stessi termini (esclusa qualche limitazione per i recidivi). Oltretutto con una malafede ai limiti della spudoratezza, perché la ex Cirielli, nel tentativo maldestro di salvare la faccia, raddoppiava i tempi della prescrizione per i reati di terrorismo e mafia, spacciando per inflessibilità quel che invece favoriva il lassismo.
Ora, dopo la vicenda Eternit, la modifica della legge è diventata di colpo una priorità.
Come desolatamente noto, la politica interviene sempre dopo, mai ex ante con la lungimiranza di chi avrebbe il compito di prevenire gli accadimenti.
POLITICA COSTRETTA A RIMEDIARE AI SUOI GUASTI. Da giugno giace nei cassetti del governo un disegno di legge che, come tanti provvedimenti, era stato relegato nel corposo capitolo “annuncite” che rischia di vanificare l'azione riformista del renzismo.
Che la politica debba sempre intervenire per rimediare ai guasti da essa stessa provocati è un triste paradosso italiano. Il quale è lì a dimostrare che troppo spesso le leggi si fanno per salvaguardare le rendite di posizione di pochi anche a costo di compromettere l'interesse di tutti.
La distorsione introdotta delle leggi ad personam, inaugurate dal governi berlusconiani, è un'offesa alla stato di diritto di cui, come si vede, è poi difficile cancellare le ferite.
Se ci fosse rapidità nei processi e certezza della pena, la prescrizione, com'è nei Paesi anglosassoni, non avrebbe motivo di esistere.
Ma in Italia, dove la lungaggine dei procedimenti penali è prassi, occorre giocoforza allungarne i termini.
Magari, come propone qualcuno, bloccandone gli effetti nel momento in cui l'imputato viene rinviato a giudizio.

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