VIA DALLA CRISI 27 Novembre Nov 2014 0900 27 novembre 2014

Marocco, la Mecca dei nuovi business italiani

Prezzi bassi, pensioni all'80% del lordo, zero tasse per i primi 5 anni d'impresa. Cambiare vita in Marocco è un affare. E 3 mila italiani sono già partiti (foto).

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da Tangeri

Mare e fabbriche, fabbriche e mare.
Dal treno, la periferia di Casablanca si perde in un lungo distretto industriale, prima di scivolare nell'entroterra verso il porto di Tangeri (guarda le foto).
La Primavera araba non è arrivata nel Marocco di re Mohammed VI, ma sono arrivati tanti imprenditori a investire nella terra che richiama capitali stranieri. Francesi e spagnoli la fanno da padroni.
La roccaforte italiana resta la Tunisia dell'ex regime amico di Ben Ali: le villette sul mare di Hammamet e Djerba pullulano di residenti dal nostro Paese in ritiro con la pensione esentasse o la fabbrichetta nell'hinterland di Tunisi.
DAL 2011 MEGLIO IL MAROCCO. Ma con le rivolte del 2011 sempre più europei (italiani compresi) hanno dirottato il viaggio verso il Marocco, al rifugio da guerre e rivoluzioni arabe.
Sul volo Bologna-Casablanca, un imprenditore del Nord Italia confessa di andare a risolvere alcuni guai nel suo impianto delocalizzato nella regione.
TANGERI, IL PORTO PIÙ GRANDE. A Nord, in tre anni, l'orgogliosa Tangeri si è costruita il porto più grande dell'Africa (+40% traffico merci nel 2013), a cavallo tra l'Europa e l'oceano, verso le Americhe: la città che fu territorio internazionale è tornata zona franca per industrie e business finanziari. E, come Casablanca, vuole diventare un hub commerciale anche per l'Africa subsahariana.
I PREZZI SONO MOLTO PIÙ BASSI. La crisi europea e le guerre vicine hanno dimezzato la corsa del Pil nazionale dal +10% al +5%, eppure il Marocco cresce ancora. E, per il 2015, Standard&Poor's prevede un quadro prosperoso.
L'Iva è al 20%, l'Irpef al 38%, percentuali francesi, non lontane dai tetti italiani. Solo che qui i prezzi sono molto più bassi. E chi investe in zone depresse crea più posti di lavoro e tutela l'ambiente, ha incentivi statali aggiuntivi a zero tasse nei primi cinque anni.
VARATI GRANDI PIANI KEYNESIANI. Per frenare le proteste e dare benessere alla popolazione, l'ex sovrano bambino ha varato grandi piani keynesiani che ingrossano il deficit e il debito pubblico. Ma creano anche appalti e impieghi, con piani edilizi e opere strutturali e infrastrutturali.
L'economia è liberalizzata. Le porte di Mohammed VI sono aperte, per assumere a basto costo.Volendo, portandosi indietro anche tutti gli utili.

Per fondare una società non serve la residenza

L'ingresso della città vecchia di Marrakech. (Getty Images)


Non serve la residenza né un socio locale per fondare una società in Marocco.
Basta aprire un conto corrente e trasferirci il capitale con bonifici.
Le autorità controllano da dove vengono i soldi e gli imprenditori si impegnano a impiegare regolarmente un numero di dipendenti.
UN OPERAIO PRENDE 500 EURO. Gli stipendi dei contratti (250 euro per le mansioni più umili, 500 un operaio) abbattono i costi del lavoro.
Con il passaporto o un semplice visto turistico, la gestione può anche essere delegata al personale locale. Gli stranieri vincitori di appalti, poi, non hanno neanche bisogno di nuove società.
PENSIONI, TASSAZIONE LOCALE. Per non parlare delle centinaia di pensionati e di creativi, attratti dal fascino africano del Sud, meno industrializzato e bellissimo.
Come in Tunisia e alle Canarie, un accordo fiscale con l'Italia permette ai residenti di ricevere le pensioni alla conveniente tassazione marocchina.
LE CASE? ANCHE 80 MILA EURO. Per chi invece vuole ristrutturarsi un riad, le esotiche case marocchine, o aprire atelier, valgono le stesse regole delle imprese. Un immobile costa mediamente tra gli 80 mila e i 100 mila euro, anche se in luoghi storici come Marrakech i prezzi lievitano. Diversi italiani ci hanno pensato su, e neanche più di tanto. Per gioco sono volati low cost in Marocco.
Quattro anni fa, anche Giorgio e Costantina si sono innamorati della medina aggrovigliata attorno alla grande Jama'a el Fnaa, la piazza magica di Marrakech.
ITALIANI «EDONISTI» PER NATURA. Come altri italiani della Città rossa, ora hanno un loro riad, La Cigale, una «casa per amici», più che un albergo, dicono.
Amici che, chissà, volendo un giorno si «costruiranno un riad proprio».
«Gli alberghi degli italiani sono più apprezzati di quelli francesi, siamo più edonisti per natura», racconta a Lettera43.it Giovanni.
«A Marrakech ci sono architetti, artisti con studi personali... Il gallerista della più importante galleria d'arte, per dire, è italiano. Ma anche ristoratori, gelatai, importatori di prodotti alimentari di qualità. Fino a qualche tempo fa, un pastificio italiano sfornava agnolotti. Alcuni hanno anche aperto agenzie turistiche».

I bed&breakfast pagano solo il 20% di tasse

La stazione di Marrakech. (Barbara Ciolli)


In Marocco, la coppia di 50enni torinesi ci è arrivata in vacanza, con il mal d'Africa.
«Sono avvocato, mia moglie è architetto, ha visto un cantiere e non ha resistito. Per noi è stato come un divertissement. Per acquistare e ristrutturare un riad servivano competenze specifiche che avevamo. Il costo dei lavori era inferiore che in Italia e ha funzionato. Adesso ci diamo il cambio, io e mia moglie, con i visti turistici. Il personale fisso è locale».
Sul percorso hanno trovato anche ostacoli, «ma le preoccupazioni nuove si affrontano con più facilità delle vecchie», scherza Giovanni.
VINCOLI URBANISTICI SEVERI. Con la burocrazia è filato tutto via liscio. «Poche regole, chiare e semplici. Ma vanno rispettate. Chi viene a fare l'italiano si brucia. Sui vincoli urbanistici la severità è maggiore», spiega.
«Nella medina si deve ristrutturare in un certo modo, mai oltre i due piani. Se fai il terzo, te lo buttano subito giù e ti piazzano i sigilli. E i prezzi al metro quadrato sono minori, ma non irrisori, a Marrakech».
Come altri stranieri, la famiglia torinese vive nella città vecchia, con dirimpettai marocchini. «Siamo integrati. La gente è positiva, la città meravigliosa», commentano, «l'aeroporto è vicino al centro, diviso da un immenso roseto. Per non rovinare il paesaggio, i ripetitori sono stati camuffati da palme finte. Incredibile».
NON SI PAGA PER CINQUE ANNI. In Marocco ex gondolieri di Venezia come Massimo a 55 anni hanno aperto un bed&breakfast sull'Oceano atlantico, a El Jadida, il porto di Marrakech. E non tornerebbero indietro.
«Vai dal notaio ed è tutto in regola. Per i primi cinque anni non si paga nulla, poi il 20%, rispetto all'Italia non c'è paragone», commenta.
Sulle spiagge del Sud che sanno di deserto, sempre più pensionati italiani svernano con gli assegni mensili (previa richiesta all'Inps e comunicazione all'Agenzia delle Entrate) all'80% del lordo.

Gli italiani residenti nel Paese sono circa 3 mila

I terminal del nuovo porto di Tangeri. (Getty Images)  

Qualche ragazzo parte alla ventura, per aprire bar e locali. Ma sono in pochi.
I più arrivano attirati dall'esca di Mohammed VI, con progetti industriali anche importanti, nella Casablanca, alla fine dell'800, approdo per migliaia di bottegai e muratori siciliani.
Negli Anni 30 erano 20 mila gli italiani in affari nella “piccola Italia” (maarif), il quartiere che costruì mezza Casablanca.
Oggi i connazionali residenti in Marocco (qualche centinaio i pensionati) sono in circa 3 mila, secondo il registro dell'Aire. Con i turisti e i pendolari per lavoro, il numero reale è stimato in almeno il triplo. E sarà sempre più alto.
STABILITÀ ECONOMICA E POLITICA. «L'interesse degli italiani verso il mercato marocchino è crescente, per la stabilità economica e politica, l'apertura agli scambi internazionali e lo sviluppo di una classe media con modelli di consumo vicini a quelli europei», conferma a Lettera43.it Giovanni Bifulco, responsabile dell'agenzia governativa Ice di Casablanca, che promuove le aziende italiane all'estero.
Il re multimilionario - proprietario anche di holding immobiliari - ha promesso di spazzare via le bidonville di Casablanca.
Ci sono da costruire 55 mila case popolari, rivendute a un costo massimo di 25 mila euro, che lo Stato paga agli indigenti. E attorno scuole, servizi, centri medici e sportivi.
IN ARRIVO ANCHE L'ALTA VELOCITÀ. Il mattone tira anche ad Agadir, profondo Sud, risalendo la costa verso Tangeri: dal 2015, qui correranno 1.000 chilometri di alta velocità, c'è chi teme la bolla immobiliare.
Ma i 33 milioni di marocchini hanno fame di dighe, ospedali, scuole e anche discariche per rifiuti industriali.
In 10 anni l'export è triplicato e, con 2 miliardi di nuovi investimenti, il governo vuole raddoppiare, entro il 2020, l'arrivo di capitali stranieri. I francesi hanno messo gli occhi sul comparto automobilistico di Tangeri.
GLI ITALIANI QUI SONO I BENVENUTI. Gli italiani guardano a nuove collaborazioni «nell'industria agroalimentare, nell'edilizia, nelle infrastrutture, nelle energie rinnovabili, nell'arredamento, nelle apparecchiature mediche e, in generale, nella meccanica», precisa Bifulco.
Oltre i grattaceli di Casablanca, a Fes c'è la pelletteria, a Meknes e Agadir l'agroalimentare. You are welcome, gli italiani non sono ex coloni. E corrono.

Puntate precedenti

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Twitter @BarbaraCiolli

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