REPORTAGE 3 Dicembre Dic 2014 0800 03 dicembre 2014

Polonia, la mecca degli immigrati italiani

Poca burocrazia. Tassazione chiara. E fondi dell'Ue. Sono già 5 mila gli italiani trasferiti nel Paese dell'Est. Il consiglio? «Imparate il polacco». Foto.

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da Varsavia

Gli italiani a Varsavia ci sono sempre stati. Basti pensare che un quartiere della capitale polacca si chiama Włochy, Italia.
È grazie alle celebri vedute settecentesche realizzate dal pittore Bernardo Bellotto che molte dimore storiche della città sono state ricostruite nel Dopoguerra.
Nell'Ottocento, invece, furono gli architetti Antonio Corazzi ed Enrico Marconi a progettare alcuni degli edifici più belli di Varsavia.
AIRE: 5 MILA ITALIANI. Trascorsi gli anni bui del comunismo e con l'ingresso della Polonia nell'Unione europea nel 2004, la presenza italiana in Polonia e nella sua capitale è in crescita.
Oggi gli iscritti all'Anagrafe italiani residenti all'estero (Aire) nel Paese sono circa 5 mila: 3 mila connazionali risiedono a Varsavia, 1.200 a Cracovia, 400 a Breslavia e circa 200 fra Gdynia, Danzica e Stettino.
Numeri che andrebbero quasi raddoppiati tenendo conto di chi non risulta nelle liste.
2 MILA IMPRESE NEL PAESE. Vi sono poi circa 2 mila piccole e grandi aziende italiane operanti in Polonia.
Per citare solo tre esempi, Fiat-Fca è qui dal 1992 e impiega 3.500 operai nello stabilimento di Tychy; Astaldi ha realizzato la seconda linea della metropolitana di Varsavia; Salini Impregilo costruisce tratte autostradali.
I dati 2013 forniti dall'Istituto italiano per il commercio estero (Ice) parlano chiaro: l'Italia è il quarto Paese importatore in Polonia (+3,4% rispetto al 2012) e il sesto per l'export polacco.
Nel primo semestre 2014, inoltre, Roma è divenuta per la prima volta il terzo partner di Varsavia nel mondo per somma di import-export fra i due Paesi.

Manodopera più conveniente e risparmio del 40% sui costi energetici

Varsavia, Polonia. Un gruppo di case nella città vecchia.

Di motivi per spostarsi in Polonia per le aziende ce ne sono molti.
«Negli ultimi anni è aumentato l'interesse delle imprese italiane a trasferire le attività logistica e commerciale in Polonia», conferma con Lettera43.it Giuseppe Federico, direttore dell'Ice polacco. «Non tanto per via di una manodopera più conveniente rispetto all'Italia, quanto per la posizione strategica del Paese e per i costi energetici del 30-40% inferiori a quelli italiani».
VARI SETTORI D'INTERESSE. Dal 1994, inoltre, la Polonia ha 14 Zone economiche speciali (Zes) nelle quali le nostre imprese sono realtà consolidate così come nell'area di Varsavia, in Slesia e attorno a Lodz. Una zona di recente espansione è invece il Centro Nord della Polonia verso le città di Stettino e Danzica.
I maggiori settori in cui le aziende italiane operano da queste parti sono quello automobilistico, meccanico, metallurgico, farmaceutico, zootecnico, agroalimentare e materie plastiche. Senza dimenticare moda, gioielleria e cosmetica.
BUROCRAZIA PIÙ SEMPLICE. Uno dei vantaggi per un'azienda italiana intenzionata a investire in Polonia è la semplificazione burocratica: «qui si può registrare una società in pochi giorni e con meno di 2 mila euro», sottolinea Federico, «e interi stabilimenti sono stati costruiti e resi operativi nel giro di un anno».
Bassi costi d'avvio da comparare tuttavia con un reddito pro capite e un potere d'acquisto pari rispettivamente a un terzo e alla metà dell'Italia.
TANTI FONDI DALL'UE. «La Polonia, per il peso e la performance positiva della sua economia, per la capacità di attrarre investimenti diretti esteri, per l’afflusso di fondi Ue e per la rapida e profonda modernizzazione infrastrutturale in atto è un mercato sempre più strategico per l'Italia», conclude il direttore dell'Ice di Varsavia.

L'esperienza di Tessa, arriva nel 1983 dopo la fine della legge marziale

In Polonia operano circa 2 mila aziende italiane.

A Varsavia non manca una consolidata presenza culturale italiana e Tessa Capponi-Borawska, arrivata da Firenze nel 1983, due mesi dopo la fine della legge marziale, ne è un perfetto esempio.
Sposata con un polacco, quattro figli, è professoressa di italianistica, traduttrice e autrice di libri di cucina italiana.
Quella che trovò a inizio Anni 80 era «una Varsavia triste, grigia e fatiscente con ancora i fori dei proiettili sulle facciate dei palazzi», spiega a Lettera43.it.
CITTÀ DA RICOSTRUIRE. «Una città messa in ginocchio dalla crisi economica e politica portata dalla legge marziale. Erano razionati zucchero, farina, carne, burro e non si trovava la carta igienica. Per fare acquisti dovevo fare ore di coda», ricorda.
Una vita giornaliera resa ancora più difficile dall'appartenenza del marito di Tessa all'opposizione: «Il suo passaporto veniva spesso rifiutato dalle autorità e il nostro telefono era sotto controllo».
TASSAZIONE SEMPLICE. Il clima politico ed economico, nonché l'aspetto della città sono cambiati. «Varsavia è divenuta giovane, moderna, dinamica e divertente», afferma la donna, «sono incantata dalle idee dei giovani imprenditori e dalla qualità di negozi, bar e ristoranti che nascono».
All'ombra delle vetrine, tuttavia, restano problemi di difficile soluzione. «Il settore privato paga bene, quello pubblico no e questa disparità allucinante si ripercuote su istruzione e sanità», ammette Tessa. «Però alcune cose funzionano: la tassazione è molto semplice e lineare e ho sempre riempito l'equivalente del 740 polacco da sola, cosa impossibile in Italia».
SPAZIO ALLA CULTURA ITALIANA. Paola Ciccolella, direttrice dell'Istituto italiano di cultura (Iic), è un'altra donna italiana a Varsavia.
Campana, in precedenza a capo dell'Iic di Zagabria, Ciccolella è in Polonia dal 2010. Ai corsi di lingua italiana tenuti nell'Istituto, che conta sei impiegati, partecipano circa 550 studenti all'anno.
«Qui organizziamo concerti di musica classica, proiezioni di film o documentari in italiano e presentazioni di libri», aggiunge Ciccolella, «sul territorio, partecipiamo a festival teatrali, rassegne musicali e cinematografiche, grandi mostre, convegni».
OPPORTUNITÀ DI CARRIERA. All'insegna di una cultura italiana che in Polonia desta ancora grande interesse, come conferma Leonardo Masi traduttore dal polacco all'italiano, professore presso l'Università Wyszynski di Varsavia e chitarrista classico.
Arrivato nella capitale nell'inverno del 1998 e poi nel 1999-2000 come borsista, dal 2009 vi vive stabilmente. Come spiega lui stesso, «dopo tre anni di lavoro gratuito presso l'Università di Firenze visto che là prospettive accademiche non c'erano, mentre a Varsavia si presentavano, ho deciso di tornare qui».
Leonardo, fra gli ideatori di Kuchnia Dantego (La cucina di Dante), serate gastronomico-poetiche, riscontra «un po' di pressapochismo e ingenuità in alcuni italiani che vanno all'arrembaggio in Polonia chiedendo a chi è già qui di trovargli lavoro».

Disoccupazione all'8,3% ma lo stipendio minimo è di 300 euro

Il presidente della Polonia, Bronisław Komorowski.

I dati Eurostat di ottobre stimano la disoccupazione in Polonia all'8,3% a fronte del 13,2% dell'Italia. Tuttavia, agli italiani in cerca di fortuna a Varsavia, va ricordato come l'attuale stipendio minimo polacco sia pari a 1270 zloty: 300 euro appena. Per questo, Fabio De Palma, imprenditore friulano e presidente dell'Associazione italiani in Polonia, raccomanda «di arrivare qui con un'idea imprenditoriale da perseguire»: «Per chi desidera fare il cameriere o servizio clienti conviene guardare a Inghilterra o Germania dove si guadagna assai di più».
SERVE LA PARTITA IVA LOCALE. L'associazione conta 150 iscritti attivi e 4.600 membri su Facebook e riceve «moltissime richieste di informazioni pratiche su questo Paese da italiani intenzionati a trasferirsi qui», spiega Fabio che è arrivato nel 2006, ci vive stabilmente dal 2011 e vi ha appena aperto il primo bar interamente automatico della Polonia.
Per chi vuole mettersi in proprio il Paese presenta diversi vantaggi: «Per avviare un'impresa basta aprire la partita Iva polacca e i costi sono contenuti. Vi sono poi i fondi europei di cui ogni imprenditore qui, anche straniero, può usufruire a patto di sapere come». E i polacchi in questo sono maestri visto che il 98% dei fondi stanziati dalla Ue per la Polonia sono stati sinora utilizzati.
MENSILE IDEATO DA UN ITALIANO. Fra i fondatori dell'Associazione italiani in Polonia vi è Alessandro Vanzi, 30enne torinese, a Varsavia dal 2007.
Dopo avere lavorato per una multinazionale, ha fondato Comunicazione Polska, editore di Gazzetta Italia, l'unico mensile bilingue italiano-polacco realizzato nel Paese.
«L'idea è nata nell'aprile 2010 perché mancava una realtà di questo tipo», spiega, «all'inizio i nostri capitali di partenza erano minimi e il primo numero l'ho pagato di tasca mia».
LAVORO PER CINQUE PERSONE. Gazzetta Italia, diretta da Sebastiano Giorgi, ha appena pubblicato il proprio 45esimo numero e oggi vi lavorano cinque persone oltre a centinaia di collaboratori, questi ultimi «a titolo gratuito perché mancano i fondi per retribuirli» precisa Alessandro.
Pubblicare un numero mensile di Gazzetta Italia, costa circa 8 mila zloty, (2 mila euro), mentre il costo in edicola è di 3,90 zloty, poco meno di un euro.
Come anticipa Alessandro: «stiamo lavorando a un mensile in formato A4 patinato che speriamo di pubblicare da gennaio 2015». I lettori di Gazzetta Italia sono le migliaia di italiani che vivono in Polonia e qualche centinaio di polacchi. Il mensile ha circa 300 abbonati e può contare su una versione web e su una cartacea, distribuita nelle librerie polacche Empik.
IMPARARE LA LINGUA. Su Gazzetta Italia ha scritto anche Witold Casetti. A Varsavia dal 1999, fiorentino, di padre italiano e madre polacca, ha doppia cittadinanza.
Nel 2003 ha partecipato al programma Europa da się lubić (L'Europa si fa piacere) sulla rete pubblica Tvp2. In seguito, è stato concorrente di un reality show e ha condotto programmi sulle emittenti private Tvn e Super Stacja.
Oggi Witold lavora come amministratore delegato di una società che commercializza prodotti finanziari, e scrive libri turistici sull'Italia in polacco.
«In Polonia con l'inglese si può vivere», sostiene, «ma per fare il salto di qualità bisogna imparare la lingua locale. Per cui agli italiani dico: venite pure in Polonia, ma se volete passare dalla serie C alla serie A, imparate il polacco».
«QUI TUTTO È POSSIBILE». Cosa che sta facendo Sabrina Molinaro tornata a Varsavia in ottobre dopo avervi vissuto e lavorato fra 2002 e 2010.
«Qui capitai per caso», ricorda oggi, «il mio capo presso lo studio di commercialisti di Udine per cui lavoravo mi offrì di trasferirmi in Polonia per seguire l'ufficio di Varsavia e io accettai». Questa volta Sabrina intende restare «tornare è stata una mia scelta consapevole»: «Qui la sensazione è che se vuoi fare qualcosa, puoi riuscirci. La Polonia ha consentito alla mia vita e alla mia carriera professionale di fare un salto di qualità».
Vanzi concorda: «Quando attraverso la Vistola in auto guidando verso il centro di Varsavia ammiro uno skyline che mi fa pensare di trovarmi nel posto giusto in Europa».

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