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TESTIMONIANZA 4 Dicembre Dic 2014 1621 04 dicembre 2014

Giornalisti all'estero: la formazione è un caos

Informazioni contraddittorie. Richieste rifiutate. La Fpc vista da un "emigrato".

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La saga della formazione professionale continua (Fpc) riguarda anche i giornalisti che lavorano all’estero (non importa se corrispondenti, collaboratori o Pr). Non siamo tanti, ma esistiamo.
Il mese scorso, nel sito dell’Ordine dei Giornalisti, è stato pubblicato un polemico intervento sotto il titolo «Formazione: tra inutili drammi e reali strumentalizzazioni».
Il capitolo “le esenzioni” recita: «Non si applicano limitazioni ai crediti formativi conseguibili con i corsi online a coloro che operano stabilmente all’estero. Competenti a decidere sulle esenzioni sono i Consigli regionali dell’Ordine».
ESONERATI OPPURE NO? Il 22 ottobre 2014, dall’Ordine del Piemonte mi è stato scritto: «Ti posso assicurare... che recentemente è stato deciso che i colleghi residenti all'estero sono esonerati dalla formazione».
Federico Rampini ed Enrico Franceschini (La Repubblica), Mario Platero (Il Sole 24 Ore), Giovanna Botteri e Tiziana Ferrario (Rai), Serena Di Ronza e Marcello Campo (Ansa) e tanti altri corrispondenti, insieme con chi scrive, siamo esonerati oppure no?
UNA MONTAGNA DI DOCUMENTI. Ma c’è di piu’. Viene offerta la possibilità di seguire corsi organizzati «da soggetti pubblici (nazionali e) internazionali». Questi ultimi devono compilare un “modello di domanda di autorizzazione” allegando: decreto-provvedimento istitutivo, statuto (società-ente-istituto), attività formativa svolta, altra documentazione utile. Importante: oltre a data e firma, anche il timbro.
Non è specificato se con o senza ceralacca. Inoltre, il soggetto pubblico internazionale deve dichiarare «di essere a conoscenza delle disposizioni attuative del Regolamento sulla Fpc».
Una corrispondente di una tivù italiana a New York si è vista rifiutato il riconoscimento di un corso (a pagamento) presso la scuola di giornalismo della Columbia University. Troppo facile fare ironia, sicché mi astengo. Non si spara sulla Croce Rossa.

IL RICONOSCIMENTO NEGATO. «La richiesta del giornalista Ranieri di accreditamento di un evento formativo non può essere accolta in quanto non è presentata da ente terzo autorizzato. Nel restare come sempre a disposizione la saluto cordialmente. [XY] Ufficio Comunicazione e Formazione Consiglio nazionale Ordine dei giornalisti».
Così, il primo ottobre, mi è stato comunicato che un seminario online su Copyright compliance, organizato dalla Public Relations Society of America (Prsa), non era stato accettato.
Riconosciuta con decreto nel 1947, la Prsa è la più importante organizzazione nel campo delle pubbliche relazioni alla quale aderiscono oltre 21 mila membri.
«ODG E FPC? SCUSA, MA NON CAPISCO». Cocciutamente determinato a veder riconosciuto quel seminario, chiamai la sede della Prsa a New York. Con molta pazienza, cercai di spiegare che cosa è l’Ordine dei Giornalisti in Italia, la formazione professionale continua, il desiderio di veder inclusa la Prsa come un “ente terzo riconosciuto” dall’Ordine italiano dei giornalisti. Parlai con tre funzionari diversi che ripetevano un ritornello: «Scusa, ma non capisco».
Chissà, forse la versione educata di una celebre battuta del film Bianco, rosso e... Verdone, che verosimilmente non hanno visto.

* Giornalista professionista dal 1974, lavora a Detroit, Michigan. Ha conseguito 19 crediti formativi: Corso di deontologia (10), Privacy, diritti della persona e rischi di discriminazione (6), Giornalismo e spettacolo dal vivo (3). Questi ultimi due non ancora registrati nella Piattaforma S.I.Ge.F.

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