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SOLDI PUBBLICI 4 Dicembre Dic 2014 1130 04 dicembre 2014

Mafia Capitale, Roma: il business delle partecipate

L'Ama (rifiuti) costa 700 milioni. E l'Atac (trasporti) circa 500. E a pagare è il Comune. Il salasso del 'modello privato'. Che pesa per 1,5 miliardi.

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Il cuore del sistema che la procura di Roma definisce 'Mafia Capitale' si trova all'Eur, il quartiere grandioso e razionalista che il Duce volle costruire per glorificare la Città Eterna: è la società Eur Spa, inventata e controllata dal Comune di Roma, il cui patrimonio immobiliare vale (a bilancio 2013) poco più di 1 miliardo di euro.
Eur Spa produce entrate per 617 milioni di euro l'anno, grazie ai canoni di affitto, in gran parte pagati da altre istituzioni pubbliche, come il ministero dei Beni culturali che all'Eur ha piazzato alcuni musei.
SOLDI PER RIFIUTI E TRASPORTI. Attorno alla mussoliniana fortezza, guidata per anni da un fedelissimo di Gianni Alemanno, Riccardo Mancini (implicato in Mafia Capitale e altre inchieste), ruota un sistema che ha come secondo anello la spazzatura: Ama Spa, la municipalizzata finita nel mirino della procura, ha chiuso il 2013 con un giro di affari pari a 797 milioni di euro, ben 700 dei quali, però, versati dal suo stesso padrone, ovvero Roma Capitale, la denominazione assunta, insieme con poteri speciali rispetto alle altre città, dal Comune nell'ottobre 2010.
Terzo cerchio del potere capitolino è l'Atac, l'azienda trasporti, che da sola costa alle casse comunali tra i 510 e i 530 milioni di euro l'anno.

L'orgia delle 'partecipate' nella Capitale

Per capire come gira la ruota, due premesse: Roma è una metropoli con circa 3 milioni d'abitanti (quarta città europea) e amministrarla costa ovviamente caro.
Proprio per ridurre il salasso, il Comune capitolino (seconda premessa) ha da tempo creato (al pari delle altre amministrazioni locali italiane) le società partecipate, in house, municipalizzate, multiutility o come le si voglia chiamare.
Obiettivo era quello di applicare il sistema del privato ai servizi pubblici, per incassare denaro invece di spenderlo.
BOOM DI SPA CONTROLLATE. Quindi ecco nascere Eur Spa, Ama, Atac e tutte le altre sigle che fanno da corona a Roma Capitale: insieme con esse si è ingigantita la schiera di amministratori delegati, presidenti, direttori e consulenti che costituiscono l'armata che doveva portare in utile di bilancio i palazzi, la spazzatura, gli autobus e la metro e gli altri servizi pubblici.
Tutte queste società hanno poi dato vita ad altre Spa controllate, come per esempio Eur Power (energia elettrica), Marco Polo (servizi alle imprese) altre tre società, tutte in partecipazione con soci privati.
Un'orgia di aziende, dunque, tutte con i loro consigli di amministrazione e i loro consulenti. E tutti, alla fine dei conti, attaccati al bancomat di Roma Capitale. Solo Eur Spa guadagna, ma i soldi li tiene per sé e non li versa al Comune.

L'inchiesta della procura 'Mafia Capitale' ha portato all'arresto di 37 persone e 100 indagati (©Ansa).


Il flop del 'modello privato' alimentato da soldi pubblici

Il sistema di Roma Capitale e dei servizi affidati alle Spa è, però, miseramente affondato.
Il 'modello privato', nell'ultimo bilancio presentato dal sindaco Ignazio Marino, costa al Comune 1,5 miliardi di euro. E sì, perché le partecipate da sole non ce la fanno: Ama, per i suoi servizi, incassa dai cittadini appena 37,5 milioni di euro (bilancio 2013) e così il Comune deve versare nelle sue casse oltre 700 milioni di euro l'anno, cifra che il primo cittadino ora sta cercando di ridurre a 624 milioni per il prossimo esercizio.
DAL COMUNE 1,5 MLD DI EURO. Alla voce di bilancio costi per 'altre partecipate', l'amministrazione di Roma è costretta a mettere per il 2014 220 milioni contro i 229 del 2013, mentre da sola Atac (anch'essa al centro di una galassia di società minori) ingoia tra i 520 e i 530 milioni di euro forniti dalle casse comunali.
In totale quindi si tratta di 1,5 miliardi di euro che il Comune deve spendere per mantenere in vita le società che, all'alba del sistema, promettevano, invece, lauti incassi.

Acquisti di beni e servizi per 1,3 miliardi (erano 1,6 mld)

Non stupisce certo che Roma Capitale abbia dunque attirato l'attenzione di personaggi di ogni sorta e di ogni colore politico, interessati a succhiare dalle mammelle della Lupa che, solo in acquisti di beni e di servizi per la propria attività, ha in bilancio 1,3 miliardi: questa è la cifra fissata da Marino, impegnato in dura difficile spending review che ha ridotto di 300 milioni questa voce di bilancio (era 1,6 miliardi nella precedente gestione).
SOLDI VERSATI DAL GOVERNO. Infine, una curiosa voce di bilancio, ma questa volta in entrata: sono i 109 milioni di euro per gli 'extra costi di Roma Capitale' che il governo (con la legge di stabilità di Matteo Renzi) verserà alla Città Eterna per la 'parte corrente', ovvero la gestione ordinaria.
Si tratta del riconoscimento che il buon vecchio Comune di Roma costava meno della trionfante Roma Capitale, con cuore in Campidoglio, patrimonio all'Eur e portafoglio svuotato dal sistema che la procura chiama 'Mafia Capitale'.

I costi complessivi tra gestione e sicurezza per i roma di Roma nel 2013 sono ammontati a 24,1 milioni di euro (fonte: Rapporto Campi Nomadi Spa, Segregare, concentrare e allontanare i rom. I costi a Roma nel 2013).


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