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SCENARIO 5 Dicembre Dic 2014 1231 05 dicembre 2014

Mafia Capitale, il business dei Cara

Gli immigrati, per la Cupola romana, rendono più della droga. Ma le coop di Buzzi non sono le uniche a spartirsi la torta dell'accoglienza.

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Il Cara di Mineo, centro per richiedenti asilo politico.

Cara, Cie, Cda, Campi rom: un business milionario basato sul «traffico», copyright Luca Odevaine, ex vice della segreteria di Veltroni arrestato nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale, di migranti, richiedenti asilo e nomadi.
Le indagini hanno solo confermato quello che associazioni e attivisti sostenevano da tempo, lamentando l'opacità dell'assegnazione di appalti, la mancanza di trasparenza di bilanci e di controlli.
L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE. Per questo il 4 dicembre alcuni deputati hanno presentato un'interrogazione bipartisan al ministro dell'Interno Angelino Alfano per conoscere «quali siano i criteri di assegnazione degli appalti riguardanti la gestione dei Cie, Cara, e dei Cda e se e quali verifiche amministrative vengano compiute sui soggetti vincitori degli appalti e sull'utilizzo dei fondi, una volta assegnati, nonché quali inizizative urgenti intenda adottare al fine di garantire la massima pubblicità e trasparenza dell'azione amministrativa e dell'operato delle stazioni appaltanti».
CHAOUKI: «SERVE TRASPARENZA». «Manca una verifica dell'attività delle cooperative», spiega a Lettera43.it il deputato democratico Khalid Chaouki. «Come può una società di pulizie occuparsi di minori? O un bed and breakfast essere riconvertito in una struttura di accoglienza?». Per questo Chaouki, primo firmatario dell'interrogazione al Viminale, chiede maggiore trasparenza dei «bilanci, dei contratti di dipendenti, dei fornitori e delle attività svolte nei centri». A partire dalla gestione della cosiddetta «emergenza» lanciata da Roberto Maroni. Rivolgendosi al mondo pulito delle cooperative e delle Ong, il parlamentare Pd chiede loro di «fare il primo passo e avere uno scatto di indignazione».
«GLI IMMIGRATI RENDONO PIÙ DELLA DROGA». Il business di Salvatore Buzzi, braccio destro imprenditoriale del boss della cupola romana Massimo Carminati, alla guida del consorzio 'Eriches 29' (della famiglia Legacoop), che gestiva senza gara anche il capo rom di Castel Romano e le intercettazioni di Odevaine, membro pure del Tavolo di coordinamento nazionale sull'Immigrazione presso il Viminale e consulente del consorzio Calatino Terra di Accoglienza che soprintende la gestione del Cara di Mineo, raccontano di una torta ricca. «Che rende più della droga», come assicurava Buzzi.

Il «cartello» tra Buzzi e l'Arciconfraternita per spartirsi i migranti

Salvatore Buzzi (a sinistra) con Massimo Carminati.

Guardando alcune vecchie inchieste emerge che la piovra della Capitale non fosse l'unica ad avere messo gli occhi su quel «tesoretto».
Non solo. Secondo gli inquirenti, poi, col tempo si sarebbero creati dei veri e propri cartelli tra le cooperative. Una spartizione del business, per esempio, tra Buzzi e l'Arciconfraternita, coop cattolica di Tiziano Zuccolo.
L'ACCORDO AL 50%. Parlando il 30 luglio dell'arrivo di un determinato numero di profughi siriani, Zuccolo specificava a Buzzi: «Va be’, a Salvato’, noi l’accordo... l’accordo è quello al cinquanta, no? [...] Eh, bravo, l’accordo è al 50% dividiamo da buoni fratelli, ok?». Uno scambio di battute nel consueto slang romanesco, si legge nell'ordinanza, che «consentiva, ulteriormente, di acclarare l’esistenza di un accordo, in ossequio del quale i richiedenti asilo e rifugiati assegnati dall’Anci al Comune di Roma andavano divisi “al 50%”, costituendo di fatto un vero e proprio “cartello” che rendeva di fatto molto più complesse analoghe possibilità d’impresa ad altre cooperative o associazioni presenti nello specifico settore».
Il trust di interessi è confermato anche da un'altra conversazione tra Buzzi e Sandro Coltellacci, colpevole di aver messo in pericolo la tenuta delle intese esistenti. «Di’ a Elton non sparasse cazzate, poi me lo passi e me lo inculo, allora, l’accordo con l’Arciconfraternita è ferreo, cinquanta e cinquanta…».
PIÙ OSPITI, PIÙ GUADAGNO. Il numero dei migranti ospitati non è un dettaglio. Perché è lì che si giocano i guadagni. Per ogni migrante è prevista una spesa che va dai 35 ai 40 euro. Al singolo ospite va il pocket money, una sorta di paghetta per bisogni primari. Il resto a chi gestisce il centro. Per questo al di là degli appalti che si riescono a ottenere, è necessario avere quanti più ospiti possibile.

Solo l'emergenza Nord Africa ha stanziato 1 miliardo e 300 milioni

Un miliardo di euro. È questa la cifra che lo Stato ha investito dal 2005 al 2011 per gestire i centri. Sono le uniche cifre disponibili presentate nel report Costi disumani dell'associazione Lunaria. Si parla di una media di 143,8 milioni l'anno.
UN MILIARDO DI FONDI DAL 2005 AL 2011. Di quel miliardo, 742,2 milioni (il 73,7%) sono andati in spese di «allestimento, attivazione, locazione, gestione e manutenzione ordinaria». I restanti 264 milioni hanno finanziato «spese di costruzione, acquisizione, completamento e manutenzione straordinaria degli immobili».
A questi, poi, va aggiunto il fiume di denaro stanziato per l'Emergenza Nord Africa del 2001 gestito da Protezione Civile e prefetture per l'accoglienza straordinaria delle persone in fuga dalle rivolte della Primavera Araba.
Il cui carattere emergenziale ha permesso di affidare molti degli appalti senza gara e per via diretta. E svariati milioni di fondi europei. Quanti, con l'esattezza, il Viminale non lo dice. «L'Europa dovrebbe controllare come sono spesi i fondi», commentano da Lunaria. «I grandi consorzi, sempre gli stessi, giocano al ribasso e spesso non fanno corrispondere i servizi ai parametri richiesti». Il problema, ancora una volta, è che i controlli non ci sono.
IN ITALIA CI SONO 14 CARA. Ma quanti sono i Cara in Italia? E chi li gestisce? Stando al sito del ministero dell'Interno sono 14 (Gorizia, Gradisca d’Isonzo; Ancona Arcevial, Roma Castelnuovo di Porto; Foggia, Borgo Mezzanone; Bari, Palese; Brindisi, Restinco; Lecce, Don Tonino Bello; Crotone, S. Anna; Catania, Mineo; Ragusa, Pozzallo; Caltanissetta, Contrada Pian del Lago; Agrigento, Lampedusa; Trapani, Salina Grande; Cagliari, Elmas).
Tra le cooperative e le società più ricorrenti nella gestione delle strutture, ci sono non solo la 'Eriches 29' di Buzzi ma anche l'Auxilium, la Cascina, il consorzio Sisifo, la cooperativa cattolica Domus Caritatis del gruppo Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone (presente negli atti dell'inchiesta). E anche i francesi della Gepsa, controllata dal colos­so multinazionale Gdf Suez.
LA BATTAGLIA SUL TEMPO CONTRO I FRANCESI. Sono loro «i francesi» contro i quali si mobilitano Buzzi e Carminati, che riescono a fare uscire su Il Tempo (12 marzo 2014) l'articolo intitolato Centro rifugiati bloccato dai francesi. Palla al Tar. «Volto a promuovere», si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, «una campagna mediatica favorevole al primo (ovvero, al Consorzio Eriches 29, che si era aggiudicata la gara d’appalto europea bandita dalla prefettura di Roma, nonostante l’esiguità del prezzo; ragione per la quale, in seguito al ricorso proposto dalla francese Gepsa il Tar aveva sospeso l’assegnazione) e volta a ingenerare dubbi sull’imparzialità dell’autorità giudiziaria amministrativa, anche grazie all’intervento di Alemanno». A confermarlo è un sms di Buzzi: «Il grazie ad Alemanno perché abbiamo chiesto a lui di farci uscire sul Tempo in chiave nazionale antifrancese».

Una Cara torta per Buzzi e Odevaine

Luca Odevaine.

Tra gli affari più lucrosi della 'Eriches 29' c'è senza dubbio il Cara di Castelnuovo di Porto, a Roma. Per il triennio fino al 2016 l'appalto ammonta a 21.352.500 euro. Nel maggio 2013 la quota incassata dalla 'Giugno 29' e dalla '29 Giugno' onlus (sempre di Buzzi) è stata di 8 milioni di euro.
La rete di Odevaine però si estendeva anche al Cara di Mineo, in provincia di Catania.
Quest'ultimo è da tempo nell'occhio del ciclone. «Con i suoi 4 mila ospiti e la sua complessità», spiegava a Lettera43.it il deputato di Sel Erasmo Palazzotto, «rende possibile una speculazione di questo tipo».
LO SMISTAMENTO DI MINEO. Odevaine, infatti, era dirigente e poi consulente del Consorzio calatino Terra di accoglienza, ente attuatore della struttura. Il suo contratto di collaborazione sarebbe scaduto nel 2016.
A vincere l'ultimo appalto per la gestione del centro tra le polemiche - 100 milioni di euro per tre anni - sono state due cooperative: la Cascina Global Service (vicino a Cl) e il consorzio Sisifo della famiglia Legacoop. Riconfermate nel loro ruolo. Da quanto si legge dell'ordinanza, Zuccolo è stato nel novembre e dicembre 20122 dipendente della Cascina Spa.
SISIFO, CONSORZIO PIGLIATUTTO. Vicino alla Cascina è il consorzio Auxilium di Pietro e Angelo Chiorazzo. Co-gestiscono con una associazione temporanea di impresa il Cara di Bari, oggetto nel 2009 di una inchiesta su tangenti.
E dipendente di Cascina Spa, stando alla ordinanza, nel novembre e dicembre 2011, era Zuccolo. Cooperativa che vai, insomma, nomi che ritrovi.
Sisifo è l'altro grande consorzio pigliatutto e la sua pancia contiene 22 tra cooperative e associazioni Onlus. Aveva in gestione il Cara di Cagliari - il nuovo appalto del giugno 2014 ammonta a 3.381.500 euro - e ha vinto l'appalto del Cara di Foggia.
Insomma, quello dei migranti è un affare. In mano a pochi soggetti che lavorano quasi in regime di «monopolio».

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