Corteo Contro Servitù 141213190843
PROTESTA 13 Dicembre Dic 2014 1902 13 dicembre 2014

Servitù miliari, Cagliari in corteo

Oltre 2 mila persone sfilano per la città. Esercitazioni e basi nel mirino.

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da Cagliari

Il corteo contro le servitù militari.

Due mesi più tardi, nuova location per il popolo di sigle indipendentiste e comitati civili che lotta contro la presenza delle basi militari in Sardegna.
Tre le più importanti: Poligono interforze Salto di Quirra – al centro di un’inchiesta giudiziaria -, Capo Frasca, e Capo Teulada: in tutto 35 mila ettari di territorio destinato alle esercitazioni.
In questo sabato pre-natalizio, 13 dicembre, non c’è il sole di settembre come per la manifestazione davanti all’ingresso di Capo Frasca, ma il freddo mite di Cagliari. E nemmeno la grande affluenza bipartisan.
2 MILA PERSONE IN CORTEO. Appuntamento al porto, tra strade del centro blindate e punteggiate ovunque di crocicchi di poliziotti in tenuta antisommossa e doppie transenne. È soprattutto la giornata della galassia indipendentista: il noto simbolo dei quattro mori appare su tutto: bandiere maxi e mini, passeggini, magliette, persino borse frigo.
E poi ci sono le tradizionali berrittas, i berretti tradizionali, quasi un simbolo del nuovo orgoglio identitario, indossati da ragazzi e uomini con nonchalance.
Scontato ritardo per la partenza del corteo, circa 2 mila persone che si muovono col suono dei tamburi battuti a forza dalle cagliaritane di Tambura battenti. Sono arrivati nel Sud dell’Isola in pullman e auto: dalla Gallura, dal Sulcis, dall’Ogliastra e persino da Porto Torres, cittadina industriale del nord in dismissione.
«DIAMO DIGNITÀ A QUESTA TERRA». Da lì un collettivo di ragazzi ha portato uno striscione nero: bonifiche subito, questo il messaggio. Un’esigenza in comune con le aree in cui si sparano e sperimentano armi dagli Anni 60. C’è chi sfila in abito tradizionale, chi indossa la fascia tricolore «Sindaco del mondo libero», chi regge i cartelloni dello storico movimento Gettiamo le basi, come Massimo, occhiali scuri e parole non urlate: «Siamo qui per tentare di dar dignità a questa terra», dice a Lettera43.it. «Un piccolo contributo alla causa».
E poi il banchetto con bandiere arcobaleno che raccoglie firme e distribuisce volantini per il prossimo sit-in. Un tam tam che passa anche su Facebook dove si condividono articoli e dossier sul presunto inquinamento delle basi.

Le ragazze cagliaritane di Tambura battenti.

Da Santo Stefano sono partite le armi per i curdi

Dal pick up che va a passo d’uomo arriva la musica in limba rock che inneggia alla fuga degli americani dalla Maddalena. Testo di anni fa, ora che nell’arcipelago le stellette sono andate via, è rimasto il vuoto di un’economia che non decolla e il bunker delle armi (munizioni e Kalashnikov) di Santo Stefano.
Da qui sono partite di recente quelle destinate ai curdi e la Difesa ha confermato ancora la servitù militare sui tunnel carichi di esplosivo. Resta il vincolo, e restano gli slogan: «A fora» e «Serrai», in italiano «Fuori» e «Chiudere». Sottinteso: i poligoni.
Come scritto anche nel documento consegnato al governatore di centrosinistra, Francesco Pigliaru.
PROTESTE CONTRO IL COMUNE. Mariella Cao è una donnina asciutta e decisamente energica. Arriva da Villaputzu, costa orientale, due chilometri dalla frazione di Quirra, in cui i numeri di morti sospette per tumore tra i pastori hanno fatto aprire un’inchiesta.
Oggi gli imputati sono tutti militari, gli ex comandanti del poligono. Scagionati i civili, accusa ridimensionata a “disastro ambientale”. Cao è la portavoce del comitato Gettiamo le basi, ha contribuito a sollevare il caso quando attorno c’era soprattutto silenzio. «Anche Cagliari è un porto a rischio nucleare, potrebbe ospitare sommergibili nucleari in transito. Ma il Comune non fa nulla. Siamo qui anche per questo».
«NO ALLE SCORIE». Attorno sfilano bici e cagnolini e altri cartelloni: “No alle scorie”. Sempre nucleari. Entro dicembre il Sogin, società incarica dallo Stato, è chiamato a decidere la Regione per il deposito unico nazionale di rifiuti nucleari e la Sardegna, suo malgrado, è una buona candidata.
Le polemiche istituzionali più dure appena qualche mese fa. Accuse dalla Regione alla Difesa per le fiamme causate dalle esercitazioni dei tornado tedeschi nella base di Capo Frasca. Rogo mal gestito dall’esercito su tutti i fronti.
Il Corpo forestale regionale, chiamato a intervenire, aveva denunciato «condizioni di scarsa collaborazione». Una battaglia dura quella con il ministero che comunque ha ribadito la presenza e la necessità delle esercitazioni.
POLEMICA SUI TEMPI. Il contendere non è solo sui luoghi, ma sui tempi del calendario. Quello del 2015, come riporta L’Unione sarda, è già pronto. E non ammette riduzioni estive, come sollecitate.
Bensì qualche giorno in più: fino al 30 giugno si spareranno missili Aim-9 L contro radio bersagli e si alzeranno in volo i Neuron, aerei da guerra a pilotaggio remoto. In spiaggia lettini e racchettoni, in cielo la guerra simulata. Questa è la Sardegna che coltiva la vocazione turistica.

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