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INIZIATIVA 16 Dicembre Dic 2014 1119 16 dicembre 2014

Roma, distacchi dell'acqua: i Gap in aiuto dei morosi

Lavorano in squadre di cinque persone. E riallacciano i morosi colpiti da Acea. Perché «la multiutility calpesta i diritti dei cittadini romani». Gli attivisti a L43.

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Gli attivisti dei Gruppi di Allaccio Popolare (Gap).

Più che Robin Hood, Super Mario. Perché qui non si tratta di rubare ai ricchi per dare ai poveri, ma di aiutare le famiglie romane colpite da un distacco idrico di Acea Ato2, una delle aziende del gruppo che gestisce il servizio idrico capitolino.
Per i Gruppi di Allaccio Popolare, Gap, così si chiamano questi attivisti che intervengono armati di chiavi e tubi e dunque non potevano avere icona migliore del paffuto idraulico dei videogames della Nintendo, l’azienda nega «il diritto all’acqua dei cittadini». Che meritano l’intervento dei “supereroi”.
CIRCA 1.000 DISTACCHI AL GIORNO. Dietro la maschera dell’idraulico più famoso dei videogiochi ci sono i comitati per l’acqua pubblica sorti in occasione del referendum del 2011, sigle e spazi sociali e gli attivisti della rete “diritto alla città”.
Che hanno deciso di ricorrere alle maniere forti con azioni dimostrative contro quella che è vista come una “prepotenza” della società che gestisce l’acqua romana.
Secondo i dati raccolti ufficiosamente ogni giorno «l’Acea opera circa 1.000 distacchi ad altrettante famiglie “morose”, non in regola con il pagamento delle bollette. Super Mario è una goccia, ma il messaggio è chiaro», racconta a Lettera43.it una delle voci della campagna che, ci tiene a precisare, è sopratutto politica.
CONTRO LA «VIOLENZA DELLE ISTITUZIONI». A essere colpiti dai provvedimenti sono soprattutto disoccupati e precari, famiglie povere, in difficoltà economiche, cui l’azienda non lascia altra scelta: mettersi in regola, oppure restare a secco.
«Una violenza che le istituzioni non intendono arginare, dato che è appena stato cancellato dal collegato ambientale alla Legge di stabilità 2014, approvato alla Camera lo scorso 13 novembre, un articolo che imponeva ai gestori di lasciare agli utenti morosi almeno il flusso minimo vitale», quel tanto che basta che sopravvivere, insomma, denunciano gli attivisti.
Che contrastano il recupero crediti dell’Acea - e l’assenza delle istituzioni, soprattutto del Comune di Roma - a suon di interventi per riallacciare gli utenti.

Gli attivisti: «Acea? Le priorità sono gli azionisti e la Borsa»

All’inizio di dicembre sono intervenuti sotto il temporale per aiutare decine di famiglie nel quartiere popolare di Torpignattara, periferia della capitale. «Non solo Acea calpesta il diritto all'acqua pur di costringere i morosi a pagare, ma non è in grado di garantire questo diritto nemmeno a chi moroso non lo è più», raccontano dall’organizzazione. «Il condominio in questione infatti, pur avendo saldato il suo debito, attendeva il riallaccio da una settimana, nonostante Acea debba effettuarlo il giorno successivo al pagamento».
Un'ulteriore prova «del fatto che le priorità dell'azienda sono altre: gli interessi degli azionisti e l'andamento del titolo in Borsa. Gli utenti senz'acqua possono aspettare. Super Mario però non la pensa così, e non si fermerà fino a quando non sarà garantito il deflusso minimo vitale anche in caso di morosità».
INTERVENTI ANCHE IN PERIFERIA. Gli interventi nelle ultime settimane si sono moltiplicati. Oltre 60 le segnalazioni, una decina i riallacci. Il supereroe ha oltrepassato i confini di Roma: sabato 6 dicembre ha fatto il suo esordio a Fiumicino, intervenendo in soccorso di una famiglia che, dinanzi all’impossibilità di pagare bollette per centinaia di euro e di ottenere una rateizzazione, era rimasta a secco.
La signora intestataria dell’utenza, con una figlia di quattro anni, ha versato all’Acea l’intera somma: di risposta, l’azienda ha comunicato che il riallaccio non poteva avvenire prima di 10 giorni. A quel punto è intervenuto Super Mario. Che prima di scendere in campo verifica accuratamente il caso: i pagamenti, se il gestore ha rispettato i termini per l’invio delle comunicazioni all’utente, se tutto in regola, se è possibile riallacciare l’acqua.
SQUADRE DI QUATTRO-CINQUE PERSONE. Per ogni intervento c’è una squadra di quattro o cinque persone. «Via telefono o via mail ci limitiamo a cercare di capire la situazione, diamo informazioni sulle possibilità di fare un reclamo o una diffida», spiega l’attivista, «questo perché si tratta di una situazione al limite della legalità e l’utente deve essere bene informato su cosa facciamo, perché, e quali sono i rischi. Se l’Acea infatti viola un diritto umano, l’utente che rompe i sigilli rischia una denuncia per furto d’acqua e allaccio abusivo, un reato penale punibile fino a sei anni di carcere».
L’obiettivo della lotta contro i gestori dell’acqua, che da settembre scorso hanno cominciato a staccare le utenze in modo “drastico”, non è «l’acqua gratis per tutti, assolutamente, ma che non venga gestita come una merce qualunque. Agli utenti morosi in difficoltà va garantita la possibilità di una rateizzazione consona, e in ogni caso il flusso minimo vitale. Basta rubinetti a secco».
La campagna non si ferma: dopo la partecipazione al corteo di sabato 13 dicembre per il “diritto alla città”, i gruppi di allaccio popolare stanno pensando all’apertura di sportelli informativi a cui le famiglie in difficoltà con Acea potranno rivolgersi per chiedere aiuto.

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