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INIZIATIVA 18 Dicembre Dic 2014 1212 18 dicembre 2014

Lumos, J. K. Rowling in campo al fianco degli orfani

La scrittrice: «Chiudere istituti e comunità». Anche l'Italia finisce nel mirino.

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J.K. Rowling.

J. K. Rowling ha lanciato una campagna social per chiudere tutti gli orfanotrofi del mondo entro il 2050.
Un obiettivo impegnativo quello che si è prefissata l'autrice della saga letteraria di Harry Potter insieme con l'associazione Lumos, di cui è presidente.
«CHIUDERE GLI ORFANOTROFI». Lo scopo, ha spiegato, è di aiutare gli 8 milioni di bambini separati dalle famiglie che ci sono nei cinque continenti, a partire da quelli ospitati negli istituti.
In un articolo sul Guardian, scritto per promuovere la propria campagna Twitter #LetsTalkLumos volta a raccogliere fondi per Lumos, la scrittrice è stata chiara sugli obiettivi dell’associazione:
«Il punto cruciale è che vivere in un istituto, lontano dalla famiglia, influisce sui bambini e questo succede anche se ci sono le necessarie condizioni igieniche e di salute», ha scritto. «La soluzione? Chiudere tutti gli istituti».
ANCHE L'ITALIA NEL MIRINO DI LUMOS. Tra i Paesi sotto la lente d'ingrandimento di Lumos, che prende il nome dall’incantesimo che crea luce nella saga di Hogwarts, ci sono in particolare Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria e anche l’Italia.
Eppure nel nostro Paese la legge 149 del 28 marzo 2001 ha decretato la chiusura di tutti gli orfanotrofi entro il 31 dicembre 2006, in favore dell’apertura di case-famiglia, comunità di accoglienza minori e, soprattutto, adozioni. Roma entra nella lista nera non tanto per le condizioni di igiene e salute dei bambini accolti in comunità, quanto per il fenomeno che vede le autorità separare i bambini dalle famiglie di immigrati impossibilitate a crescerli.
BAMBINI ESPOSTI A MALATTIE FISICHE E MENTALI. Sono famiglie che non dispongono di un reddito sufficiente per prendersi cura del figlio, o semplicemente per garantirgli l'accesso a educazione e servizi sanitari.
In generale, spiegano da Lumos, i minori che vivono in comunità e istituti sono più esposti a malnutrizione, malattie fisiche o mentali e ci sono possibilità maggiori che subiscano abusi e finiscano coinvolti in traffici illegali.
Seppur con le debite differenze di Stato in Stato, gli effetti psicologici dell’allontanamento forzato dalle famiglie di appartenenza durano anni, diventano cronici e influenzano la vita dei piccoli.
BULGARIA, CRESCONO GLI AFFIDAMENTI IN FAMIGLIA. Le condizioni di alcuni orfanotrofi sono da brivido. Georgette Mulheir, ceo di Lumos, ha raccontato della sua visita in un istituto di cui non ha voluto svelare il nome né lo Stato di appartenenza: «La temperatura esterna era di -25 gradi ma il riscaldamento del palazzo era rotto, i bambini erano a letto scossi dai brividi, avvolti in tutti i vestiti che possedevano e in coperte per tenersi un po’ al caldo».
L'attività di Lumos, che lavora con i singoli governi nel tentativo di svuotare gli orfanotrofi e promuovere soluzioni più umane, ha già portato a risultati positivi: in Bulgaria, per esempio, il numero di minori ospitati negli istituti dal 2005 è diminuito del 54%, a fronte di un 440% in più di affidamenti in famiglia.
Ed è proprio questo, ha concluso Rowling, lo scopo finale di Lumos: far sì che esista un’alternativa migliore per tutti i minori che ne abbiano bisogno, quella di una famiglia pronta ad accoglierli.

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