Milano Natale 141215102506
LA MODA CHE CAMBIA 21 Dicembre Dic 2014 1923 21 dicembre 2014

A Natale regalatevi un minuto di silenzio

Dai negozi pop ai templi chic, stare soli con i propri pensieri è ormai impossibile

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Immagino che anche a voi sia capitato di recente di sedervi in un bar per un appuntamento di lavoro o di svago e di esservi sgolati per farvi sentire dal vostro interlocutore fino a quando, semi-afoni e sfiniti, avete implorato il gestore di abbassare il volume della musica diffusa nel locale.
RUMOROSAMENTE FUORI NORMA. Da qualche anno, diciamo tre e in barba ai dati allarmantissimi diffusi periodicamente dall’Ispra - l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale secondo il quale l’Italia è un paese rumoroso al punto che il 42,6% delle sorgenti di rumore supera i limiti normativi - bar ed esercizi commerciali di ogni genere, banche comprese i cui sportellisti ogni tanto si lasciano andare a gesti di sconforto, frastornati e costantemente a rischio di errore, sono avvolti in un bozzolo di sottofondo musicale costante.
Non bastasse l’inquinamento acustico autoprodotto in treno, sul quale gli italiani salgono con il cellulare già saldamente posizionato sull’orecchio, forse per non sentire gli inviti degli altoparlanti ad «abbassare il volume del telefono cellulare e il tono della voce per non disturbare gli altri passeggeri» e che ormai sono diventati luogo della soddisfazione ex post di un’infinita schiera di incazzosi cronici o di esibizionisti d’accatto bisognosi di uditorio (un amico psicologo non sale sui treni dopo le tre del pomeriggio del venerdì, perché dice che si trasformano nella valvola di sfogo delle frustrazioni di un’intera settimana), negozi e persino mezzi di trasporto sono funestati da un tappetino sonoro ventiquattro ore su ventiquattro che, oltre a distrarre, snerva e stanca.
DAI NEGOZI POP AGLI HOTEL DI LUSSO. Stanca moltissimo, affatica letteralmente il cervello, sebbene sia difficile rendersene subito conto: a fine giornata ci si sente solo più esausti, più irritati, meno lucidi. Di solito, la musica diffusa si sente fin fuori dalla porta chiusa.
Talvolta, soprattutto nei negozi a target giovane o molto popolari, ma anche negli alberghi di lusso, il livello dei decibel è così elevato da rendere impossibile non solo una normale conversazione (tre sere fa, al Four Seasons di Milano, un grosso calibro della moda, impossibilitato persino a sentire la propria voce sotto la cascata di note natalizie diffuse al bar, si è alzato e se ne è andato), ma anche e appunto la semplice permanenza e dunque gli eventuali acquisti, che in un momento di crisi come questo dovrebbe essere una disgrazia per gestori e proprietari. Invece pare che non lo sia.

«Cosa vuoi che contino le conversazioni?»

Shopping natalizio nel centro di Roma.

Lo spartiacque che dava per scontata la musichetta nei supermercati ma lasciava i templi dello chic immersi in un silenzio ovattato è stato abbattuto: anno dopo anno, anche via Montenapoleone si è rassegnata agli altoparlanti che diffondono musica nel periodo di Natale e che producono il curioso effetto di sentirsi trasportati dalla via più chic di Milano a un centro commerciale di periferia. Ovunque, stare soli con i propri pensieri o i propri impegni è diventato impossibile, e sui soliti Frecciarossa i viaggiatori più frequenti iniziano ad interrogare i vicini prima della partenza sulle loro esigenze per le ore successive: quando scoprono che useranno il vagone come il loro ufficio, interrogando a voce altissima su temi fondamentali segretaria («non ho ancora ricevuto quelle mail, sì lo so che sono passati solo cinque minuti»), moglie («che mi prepari per cena») e amante («cipollina, certo che mi manchi»), vanno a cercarsi un altro posto libero.
ALLA RICERCA DI «GENTE CIVILE». Non di rado, quando non trovano la soluzione alternativa, questi forzati del fracasso altrui finiscono per litigare, come sospira proprio il capo dell’ufficio legale di un importante gestore telefonico, giovanissimo e molto spiritoso, che prima di riuscire ad accomodarsi fra «gente civile» giura di effettuare almeno metà del viaggio.
Il dato da non trascurare è che questi ciceroni, pronti a rivendicare diritti inesistenti entro i confini dell’Italia, si zittiscono di colpo nel momento in cui salgono sui treni svizzeri, dove le multe per chi disturba la pace altrui sono salatissime e per chi si ostina ad usare il cellulare sulle carrozze «noise free» addirittura da brivido.
Ma se forse, col tempo, gli italiani impareranno che delle loro faccende private e quasi sempre risibili non importa un fico a nessuno (consiglio: se capitate accanto a un manager esibizionista o un politico, presentatevi come giornalisti; abbasseranno subito il tono della voce nel timore di essere registrati), nei bar è ovviamente tutta un’altra musica, e non solo in senso metaforico. «Che vuoi, forse sei tu che hai bisogno di parlare o di concentrarti; agli altri va benissimo così», dice il gestore del bar di cui sopra, amico da una vita. Poi ci pensa su un attimo: «E d’altronde, che vuoi che contino le conversazioni: stanno tutti attaccati ai social, pure mentre parlano».
SOTTOFONDO DELLA SOLITUDINE. La musica sarebbe dunque un diversivo per accompagnare attività solitarie, un po’ come la radio e la televisione costantemente accese nelle case degli anziani soli, oppure per distrarre il nostro interlocutore mentre ci dedichiamo all’unica attività che, secondo chi ci osserva tutti i giorni mentre ci prepara il caffè e il cappuccino, ci interessa davvero svolgere: farci i selfie, rispondere ai messaggi. Suggerimento per Natale: e se provassimo ad osservare un minuto di silenzio per noi stessi? Potremmo imparare qualcosa.

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