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DIBATTITO 22 Dicembre Dic 2014 0625 22 dicembre 2014

Napoli, il quartiere a luci rosse inguaia de Magistris

Il sindaco prima ha sponsorizzato il Parco dell'amore. Poi ha fatto dietrofront. Per placare la Chiesa. E adesso ad attaccarlo è la comunità hard: «È un bigotto».

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da Napoli

Sul quartiere a luci rosse s'è consumato un duro scontro tra il cardinale Sepe e il sindaco de Magistris.

Chi lo conosce sussurra che la sua inquietudine, mescolata a un pizzico di sano scongiuro, è quella di «far arrabbiare troppo» il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, fino al punto da rischiare di non essere più invitato a baciare la teca contenente il sangue di san Gennaro nei giorni solenni del programmato miracolo.
Baciare la teca, a Napoli, è un rito. Bene augurante. Al sacro gesto non ha esitato a offrirsi, a suo tempo, il sindaco Antonio Bassolino, comunista e operaista, figuriamoci uno come lui che di famiglia è cattolico e ai buoni rapporti con la Curia (e col santo patrono) «ci tiene assai».
Per Luigi de Magistris, 47 anni, primo cittadino sospeso (per colpa di una condanna subìta in primo grado) e poi reintegrato, la storia dei sexy shop da chiudere d’imperio «se ubicati troppo vicino alle parrocchie e alle scuole» (come recita una recente proposta di delibera comunale) si sta trasformando in un tormentone da non dormirci la notte.
SEPE CONTRO IL PARCO DELL'AMORE. Il sindaco di Napoli, che negli ultimi tempi ha litigato anche col premier Matteo Renzi (accusato di aver tradito gli accordi su Bagnoli da bonificare), aveva dato il nulla osta per il documento che sanziona i negozi che vendono giochini sessuali ritenuti troppo scostumati allo scopo - non dichiarato - di attutire l’ira di cardinal Sepe, che sull’iniziativa di far nascere un Parco dell’amore per le coppiette senza alcova, annunciata dal Comune e mai realizzata, e sulla attivazione della «zona a luci rosse, come ad Amsterdam» in cui concentrare le prostitute in regola col fisco, annunciata e mai realizzata, aveva reagito accusando de Magistris e i suoi «di perder tempo con le stramberie invece di provvedere a tappare le buche nelle strade e a risolvere i gravissimi problemi di cui la città soffre».
«Non è pensabile», aveva aggiunto infastidito Sepe, in occasione del discorso per santa Patrizia, copatrona di Napoli, «che, non potendo fare miracoli, il sindaco si lasci andare a simili ondate di frivolezza».
NOBILI: «COSÌ SI ALIMENTA IL BIGOTTISMO». Detto e fatto, la mossa di Giggino anti-sexy shop serviva a calmare il malumore della Chiesa napoletana. Giusto? Forse sì, ma il sindaco non aveva previsto che la paventata chiusura dei negozietti malandrini scatenasse - di contro - le reazioni scandalizzate del mondo hard napoletano (e non solo), che intravede nei dietrofront laici del sindaco arancione un «allarmante passo indietro sulla strada dell’emancipazione e del rispetto dei diritti civili».
Il titolare di un negozio di articoli hot ha dichiarato: «È un’iniziativa stucchevole. Si renda sicuro, piuttosto, il sesso in città: oggi è in gran parte controllato dalla camorra».
Andrea Nobili, il papà degli attori porno italiani, ha commentato amaro: «Occultare i sexy shop serve solo a far crescere il bigottismo». E Augusto Pistilli, leader degli scambisti nostrani: «Povera Campania. In altre Regioni i sexy shop operano a fianco delle parrocchie e nessuno se ne scandalizza». Insomma, c’è chi tira fuori «i valori».

Gli amici del sindaco: «Bigotto? Ma se ha riconosciuto le nozze gay...»

Luigi de Magistris.

In gioco c’è addirittura il futuro della cosiddetta “rivoluzione arancione”. E Giggino si sente un po’ indorato dalla padella nella brace.
Il sindaco anti-hard rischia (forse) di risparmiarsi le ire del cardinale, ma finisce arrosto con l’accusa di «scarsa sensibilità verso le esigenze erotiche del popolo più progressista».
Dissensi. Sconcerto. Indignazione. «Ma come», contestano gli amici, «si accusa di bigottismo proprio lui che ha riconosciuto la validità delle nozze fra le coppie gay, proibite dalla legge?». E poco importa se dall’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito siano state definite del tutto inapplicabili e dunque poco meno che una buffonata.
C’è chi ricorda: «De Magistris, alla fine del 2011, quasi per primo ha proposto di trasformare i vicoli dei Quartieri spagnoli di Napoli in un’area protetta in cui le coppie potessero fare l’amore senza il rischio di essere rapinate o peggio, come accadde in quei mesi a Carlo Cannavacciuolo, il ragazzo ucciso a santa Maria la Carità dai malviventi mentre era appartato in auto con la fidanzata».
RIVELLINI: «NON SI CHIEDANO SOLDI ALL'UE...». «Il sindaco vuole aprire il Parco dell’amore? Uè, Gesù mio: e sua moglie lo sa?»: a sdrammatizzare con una battuta il delicato tema è l’attrice Rosalia Porcaro (TeleGaribaldi, Zelig, stella del neapolitan cabaret), che sulla vicenda esprime più di un dubbio. «Il parco? Mi sa tanto di case chiuse. Fossi il sindaco, penserei di più a tutelare i minori che a Napoli finiscono sotto schiaffo della camorra».
Doriana Minervini, 23 anni, laureanda, ha invece spedito ai mass media una lettera aperta a de Magistris in cui sostiene che «le donne non si vendono e non si comprano»: «E dunque, caro sindaco, legalizzare le prostitute e i loro clienti sarebbe come negare il succitato principio. E fare un salto indietro in termini di civiltà».
Enzo Rivellini, esponente del centrodestra locale, è intervenuto per chiedere icastico: «Parco e zona a luci rosse? D’accordo, ma spero che il sindaco non pretenda di realizzarli chiedendo soldi all’Ue: sarebbe una figuraccia».
SODANO: «È VIETATO ANCHE DISCUTERNE?». Eppure, la tematica del Parco dell’amore e affini ha siglato, nei mesi scorsi (e prima che accadesse il putiferio di Mafia Capitale), perfino una sorta di «patto di collaborazione» tra il sindaco di Roma, Ignazio Marino, e quello di Napoli de Magistris.
Tommaso Sodano, il vicesindaco di Rifondazione comunista, allarmato dai toni troppo alti ha più volte tentato di sopire le polemiche, temendo un calo di consensi per colpa delle incertezze sul sesso: «Suvvia, per ora si tratta solo di proposte: mica sarà vietato discuterne?».
Sodano teme soprattutto gli effetti negativi che su Sepe potrebbe aver suscitato la rispostaccia riservatagli da de Magistris irritato per le critiche alle sue iniziative hard. Riferendosi alle noie giudiziarie del cardinale relative al periodo 2001-2006 (in cui era responsabile a Roma di Propaganda Fide), il sindaco aveva detto: «Per il cardinale io avrei nostalgia delle case chiuse? Beh, da quale pulpito. In termini di case, da vendere o comprare, sua eminenza ne sa di sicuro più di me».
DI PIETRO VA ALL'ATTACCO. Moralismi, demagogie, briciole di ipocrisia. Eppure, il poeta Salvatore Di Giacomo - amatissimo dai napoletani - nella sua opera La prostituzione in Napoli nei secoli ha scritto ammirato: «Ebbero da queste signore sollecito e attivo incitamento gli artisti, ebbe la poesia popolarità aristocratica e gli illustri fruttuosi argomenti per la tela».
Parole sante? Non per Antonio Di Pietro, ex leader di Italia dei Valori e primo sponsor di de Magistris in politica: «Lo Stato non deve gestire la prostituzione», ha tuonato, «ma fare in modo che non ci sia. Non prendendosela con le prostitute, ma contro i delinquenti che ne approfittano».

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