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STORIE 23 Dicembre Dic 2014 1554 23 dicembre 2014

Emilio Missuto: «Io, imprenditore tradito dallo Stato»

Lo Stato gli deve 2 mln, ma non paga. E lui ha chiuso. Da 80 giorni non mangia. Ora è in ospedale. «Voglio incontrare Napolitano». Ma il presidente non lo riceve.

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L'imprenditore Emilio Missuto, 40 anni.

Poche parole, in lacrime: «Scusami ma dobbiamo interromperci, non ce la faccio più a parlare». Poi l’arrivo dell’ambulanza.
Nella mattinata di martedì 23 dicembre Emilio Missuto, il 40enne imprenditore siciliano che vanta 2 milioni di euro di crediti con lo Stato e di cui Lettera43.it aveva parlato già a luglio, è stato ricoverato all’ospedale Santo Spirito di Roma per un malore.
EMILIO HA PERSO 30 CHILI. Dopo la somministrazione di quattro flebo l’uomo sta meglio, ma resterà in osservazione per ulteriori accertamenti, fra cui un’ecografia ai reni.
In quel momento Lettera43.it era con lui, che dal 15 dicembre è tornato nella Capitale dopo oltre 60 giorni di presidio davanti al Palazzo di giustizia della sua città, Gela, per testimoniare che nulla è cambiato e che le rassicurazioni ricevute cinque mesi fa sono finite nel dimenticatoio.
Per questo dal 6 ottobre scorso l'uomo ha ricominciato lo sciopero della fame e dal 22 dicembre quello della sete. Finora ha perso 30 chili.
LA SUA AZIENDA HA CHIUSO 10 ANNI FA. Quando incontra Lettera43.it, Emilio è seduto sul suo trolley nero con una sigaretta stretta fra le dita, in via XXIV Maggio, alle spalle di via Nazionale e a poche decine di metri dal Quirinale. Ha il viso stanco e provato. Gli tremano le mani.
La sua azienda, la Cosei srl di Gela (una delle società di famiglia specializzata nel rinforzo degli argini dei fiumi e dei costoni alpini), è stata costretta a chiudere 10 anni fa per 37 mila euro di tasse e contributi non versati nonostante i milioni che lo Stato gli deve per lavori svolti e mai pagati. Da quel giorno l’imprenditore ha iniziato una battaglia senza sosta. Più volte Missuto ripete di non essere in cerca di notorietà: «L’unico motivo per cui sto lottando sono i 50 dipendenti della mia azienda, persone oneste che sono stato costretto a licenziare, e le loro famiglie».

L'attacco ai «poteri forti»: «Banche e Stato mi hanno ridotto sul lastrico»

Giorgio Napolitano.

Emilio ce l’ha con quelli che definisce i «poteri forti», cioè le banche che, spiega, «si sono accanite contro i soci che hanno prestato fideiussioni a garanzia dei debiti della società», ma anche e soprattutto con lo Stato, che «riduce sul lastrico gli imprenditori perché pretende puntualità nei pagamenti e allo stesso tempo non salda i suoi debiti».
Il 18 dicembre, giorno in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale il corpo diplomatico, gli è stato persino impedito di manifestare. «Come può un solo cittadino compromettere l’ordine pubblico?», domanda provocatoriamente Missuto. «O forse noi italiani ci vergogniamo per come trattiamo gli imprenditori?».
«ORA MI CHIEDONO DI PAGARE L’IMU». Dopo il danno ora è arrivata anche la beffa. «Dovrò pagare 24 mila euro di Imu per uno stabilimento aperto e immediatamente bloccato perché le amministrazioni pubbliche per le quali ho lavorato non mi hanno ancora pagato. Questo è ciò che mi hanno riservato le istituzioni locali che nei mesi trascorsi fuori dal tribunale di Gela, malgrado le ripetute richieste, non mi hanno portato neanche un bagno per fare la pipì».
E la politica? «Ho smesso di crederci, soprattutto perché in tanti, nel Palazzo, conoscono la situazione in cui mi trovo ma non hanno mosso un dito», spiega l’imprenditore. L’unica ad averlo contattato è stata Azzurra Cancelleri, deputata siciliana del M5s e sorella di Giancarlo, capogruppo dei grillini all’Ars, «che insieme a tutto il Movimento mi ha appoggiato fin dall’inizio e sta portando avanti la mia battaglia».
VUOLE INCONTRARE NAPOLITANO. Missuto è tornato a Roma con un unico scopo, quello di incontrare Napolitano. Ci aveva già provato a luglio ma non ci era riuscito. È stanco delle intermediazioni, chiede a voce alta di essere ricevuto solo ed esclusivamente dal capo dello Stato.
«Voglio raccontargli le mie problematiche ma soprattutto dirgli che la mia intenzione è quella di ritornare a lavorare insieme a tutti i miei dipendenti», conclude Missuto. «Vivo in questa situazione da tanti anni, sono stanco di essere definito “un cittadino che vive in una situazione paradossale”. Io sono fiero di essere italiano. Anche se in questo Paese non credo più».

Twitter @GiorgioVelardi

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