Movimento Stelle Grillo 141201062540
IPSE DIXIT 27 Dicembre Dic 2014 1340 27 dicembre 2014

Grillo e il rapporto con la magistratura

Per il leader M5s Di Matteo e l'Onesto sono persone dell'anno. Ma sulla mafia...

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Il leader del M5s, Beppe Grillo.

E così a fine anno anche Beppe Grillo nomina il suo Person of the year: l'Onesto, scrive sul suo blog. Impersonato dal pm palermitano minacciato da Cosa Nostra Nino Di Matteo.
«In una società di disonesti», scrive il leader M5s sul suo blog, «in cui il figlio di... fa carriera e il meritevole deve emigrare, il magistrato onesto viene isolato dalle istituzioni. È un esempio in negativo per i corrotti e per gli acquiescenti. Dove infatti c'è l'Onesto il disonesto appare in tutto il suo lerciume».
L'ATTACCO DI DI MATTEO A RENZI. Come dargli torto. Grillo premia l'Italia onesta di Di Matteo, sotto scorta dal 1995. Il magistrato che nel luglio 2014, durante la commemorazione della strage di Via D'Amelio, riservò parole dure contro Matteo Renzi colpevole di scendere a patti con il condannato Silvio Berlusconi. Lanciando una frecciata anche contro Giorgio Napolitano: «Non si può assistere in silenzio al tentativo di trasformare il pm in un burocrate sottoposto alla volontà del proprio capo», disse il pm mente dell'inchiesta sulla trattativa Stato Mafia rivolto al capo dello Stato.
Musica per le orecchie di Beppe Grillo.
QUELLA MORALE DELLA MAFIA. Sorge però un dubbio: che ne pensa Di Matteo, fresco dell'onoreficenza, della «morale» che il comico genovese riconosceva alla mafia?
Era il 27 ottobre, e in occasione dello Sfiducia Day siciliano il leader M5s disse che Cosa Nostra «aveva una sua morale», ma «è stata corrotta dalla finanza». Poi la provocazione di quotare la Piovra in Borsa perché così ci si guadagnerebbe. «Ora, nelle organizzazioni criminali ci siano solo magistrati e finanzieri». Già, magistrati - colleghi di Nino Di Matteo - e finanzieri.
Nell'escalation arrivò a difendere persino Riina e Bagarella: «Hanno impedito» loro di andare al Colle (per la deposizione di Napolitano ndr) ma per proteggerli: hanno già avuto il 41 bis, un Napolitano bis sarebbe stato troppo...».
SCIVOLONE DOPO SCIVOLONE. Un caso isolato? Una provocazione sfuggita di mano? Non proprio. Grillo ci era cascato già il 30 aprile 2012. Criticando le lacrime e il sangue imposte dal governo Monti, il leader pentastellato era tornato a prendere le difese di un certo modus operandi di Cosa Nostra. «La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima».
Polemiche a non finire, levate di scudi e via dicendo.

Grillo tra giustizialismo e garantismo

Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione civile.

Mafia a parte, Grillo ha ondeggiato nel trempo tra istinti giustizialisti e rigurgiti garantisti.
Per esempio il 15 febbraio 2013 aveva attaccato proprio i giudici: «La magistratura fa paura», disse dichiarando di avere sulle spalle 86 processi. Subito si scatenò una battaglia con Silvio Berlusconi che piccato rispose: «Non dica sciocchezze, ho 2.700 udienze sulle spalle. Nessuno più di me». Insomma, ognuno ha i suoi record da difendere.
Poco tempo prima, il 24 gennaio 2013, a Grosseto durante una tappa dello Tsunami Tour, Grillo era tornato a tuonare contro le toghe che entrano in politica: «Questi magistrati.. io avevo ammirazione per Ingroia ma secondo me i magistrati per entrare in politica devono lasciare la magistratura, lasciarla e poi decantare per anni e poi entrare in politica».
LA DIFESA DEL PM. Una certa coerenza c'era. Nel 2012, infatti, prima che il pm decidesse di entrare in politica, Grillo lo aveva difeso dopo il trasferimento in Guatemala. «Il giudice di Palermo che indaga da anni sulle collusioni tra politica e criminalità per la strage di via D'Amelio, va in Guatemala», scriveva a luglio sul blog. «Un incarico dell'Onu per combattere la criminalità nello Stato centroamericano. È una buona notizia? Sì e no. Si, perché Ingroia era diventato un bersaglio. Rischiava di finire ammazzato come Borsellino che sapeva di morire perché a conoscenza della trattativa stato (con la s minuscola) - mafia. No, perché con Ingroia in Guatemala, ancora una volta questo Paese si dimostra di merda». Parole che non furono gradite al diretto interessato. .
«INGROIA BIDONE ASPIRATUTTO». Poi ci fu la discesa in campo e allora apriti cielo. Ingroia? «Un bidone aspiratutto». «Io lo ringrazio perché è venuto nel nostro movimento ad aspirare un po' di dissidenti, mettiamo anche un premio di maggioranza, magari ogni tre ne regaliamo uno», attaccò il leader M5s puntando il dito contro il leader di Rivoluzione Civile reo di scippare i voti degli elettori arrabbiati e insoddisfatti.
TOGHE UTILI. Ma occhio, perché i magistrati possono sempre tornare utili. Per lottare contro il Patto del Nazareno, per esempio. «Noi abbiamo il fondatore di un partito che è in galera; ha preso nove anni per associazione esterna mafiosa», ha detto Grillo il 12 novembre. «Poi abbiamo un ometto, che è stato allontanato dal Senato, dove non può votare, che sta facendo una legge elettorale di nascosto... Abbiamo denunciato alla magistratura: faccio appello a qualche magistrato, che ci possa dare una mano».
LA BATTAGLIA NO TAV. Nel 2012, poi, il comico aveva criticato duramente anche Giancarlo Castelli. Dopo avergli espresso immutata stima, in una lettera aperta del 2011 in cui però chiedeva al pm perché la procura di Torino avesse deciso di incarcerare due donne incensurate per aver manifestato contro «un'opera inutile» come la Tav. «Lei è considerato un eroe nazionale da una parte dell'opinione pubblica nazionale, e io credo assolutamente a ragione, per il coraggio con cui ha combattuto in prima persona la mafia negli anni novanta in qualità di Procuratore della Repubblica a Palermo», recitava la missiva. «La mia stima nei suoi confronti è stata espressa più volte in questo blog. È per questo che non capisco la decisione della Procura di Torino di incarcerare due donne incensurate per aver manifestato contro un'opera inutile come la Tav».
LO SFOTTÒ A CASELLI. Dopo qualche mese, però, i toni erano cambiati. «Il giudice Caselli è uno di noi. È il miglior sponsor del movimento No Tav. Le sue azioni vanno giudicate per gli effetti. E nessuno più di lui è a fianco dei valsusini. Sta portando il verbo No Tav di città in città, da Milano a Genova con il pretesto della presentazione del suo libro Assalto alla giustizia. I No Tav che lo vogliono zittire, come lui ha affermato, sbagliano. Più parla, più la solidarietà per la Val di Susa aumenta in tutta Italia. Caselli che equipara i No Tav ai camorristi è il miglior spot contro lo sperpero di 23 miliardi di euro per fare un tunnel per un traffico merci inesistente. Con l'arresto di 26 persone in tutta Italia e la notifica di 15 obblighi di dimora prima del processo, Caselli ha creato una pandemia No Tav».
Ogni critica è lecita, ça va sans dire.
Ma che ne pensa Nino Di Matteo?

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