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LA MODA CHE CAMBIA 4 Gennaio Gen 2015 1659 04 gennaio 2015

Contro gli amori malati mostriamo quelli sani

Stupri, maltrattamenti, omicidi: le cronache sono piene di episodi di violenza contro le donne. Mancano invece gli esempi positivi. Ecco perché storie come Noi e Love holidays non devono passare inosservate.

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Negli Stati Uniti 1,3 milioni di donne sono vittime di violenza domestica.

Senza troppo clamore, come purtroppo accade quasi sempre quando ci siamo di mezzo noi lavoratori dei media con la smania della notizia pessima che eccita i peggiori istinti e forse ci fa vendere una copia in più, fra l’autunno inoltrato e Natale sono arrivati sotto l’albero due testi – un romanzo e una raccolta di lettere e documenti – che, il secondo soprattutto, rappresentano la migliore scuola di educazione sentimentale immaginabile in anni in cui di educazione all’amore si parla sempre meno.
CRONACHE PIENE DI VIOLENZA. Come esempio per ragazzi e adulti, entrambi ugualmente impressionabili secondo quanto potrebbe confermarvi qualunque psicologo, ci sono infatti solo le cronache reiterate di stupri, maltrattamenti e assassinii di donne.
I cosiddetti femminicidi, secondo un neologismo riduttivo di senso e di valore che proprio noi donne abbiamo stupidamente accettato di avallare, insieme con l’altra ignobile definizione delle cause che provocherebbero la catena di uccisioni violente da parte di ex-fidanzati respinti, mariti, amanti: “amore malato”.
MANCANO ESEMPI POSITIVI. Malato di che cosa non si sa, postulando infatti un amore che non viene né vissuto, né rispettato; il problema infatti è proprio questo, e cioè l’incapacità di molti uomini, di tantissimi ragazzi soprattutto, di capire che cosa sia l’amore attraverso esempi positivi, e di non continuare a confonderlo con il possesso, di cui i femminicidi sono la prima e più lampante conseguenza, o con il sesso come forma di dominazione e di sopraffazione, di cui invece sono testimonianza immediata e disponibile con un clic milioni di pagine di internet e, ancora, le cronache di ogni giorno, compresa l’identificazione di una rete di prostituzione minorile milanese simile a quella sgominata ai Parioli mesi fa.
NOI, STORIA DI UN UOMO DIVERSO. Manca un alfabeto amoroso, un abbecedario da infilare sotto il braccio dei tanti Pinocchio che popolano la società di oggi e che, pur dovessero venderselo anche loro, prima di scambiarlo con qualche moneta gli darebbero almeno un’occhiata.
Il primo di questi due abbecedari è Noi, romanzo di David Nicholls sulla storia di un uomo che, di fronte alla decisione della moglie di lasciarlo, invece di prenderla a martellate organizza un ultimo tour dell’Europa con lei e il figlio 17enne scontrosissimo, nella speranza di ritrovare un linguaggio comune.
Il secondo è Love holidays. Quaderni d’amore e di viaggi, raccolta eccentrica e felicemente adolescenziale di biglietti di treni e di musei, ritagli di giornale, telegrammi e lettere, la storia d’amore fra Topazia Alliata e Fosco Maraini: sì, i genitori di Dacia Maraini, ma il documento avrebbe valore a prescindere e forse, chissà, sarebbe una buona occasione anche per andarsi a rileggere, in futuro, gli scritti di quel padre così eccezionale.

I genitori diano spazio all'educazione sentimentale

In Europa una donna su tre ha subito violenze e una su due una molestia sessuale.

Nessuno di questi due abbecedari (nota, in caso: sono editi il primo da Neri Pozza, il secondo da Rizzoli) è adatto, interessante e coinvolgente per un ragazzino. Lo sono però per i genitori, per i nonni, per le ragazze che sono sempre più mature dei loro coetanei; è perfetto per risvegliare le memoria e la voglia di ascoltare le tante belle storie d’amore che ogni famiglia possiede e che forse non tramanda più.
Demandare alla scuola, come tanti chiedono adesso, anche il compito di educare i ragazzini a non massacrare le compagnucce in futuro è forse troppo. Ha senso, invece, riprendere il filo di una memoria comune, di un lessico familiare, come il Douglas Petersen di Noi. Aprire il libro dei ricordi, delle speranze, dei timori e dei rossori.
SERVONO TEMPO E CAPACITÀ DI ASCOLTO. Per questo, certo, ci vuole tempo, capacità di ascolto, voglia di trascorrere un po’ di tempo insieme, ma è difficile che un figlio, un nipote, non si appassioni per le storie di famiglia, fosse solo la visione raccontata delle fotografie.
L’educazione sentimentale inizia anche da questo; dalla foto di un viaggio di nozze. E da un bigliettino conservato per decenni in una scatola in fondo a un cassetto o nel raccoglitore di una libreria, come quelli, infiniti, trovati e catalogati amorevolmente da Dacia Maraini: «Fosco è a-do-ra-bi-le. Siamo innamorati, innamorati!- e in modo meraviglioso e perfetto» scrive lei, Topazia detta Topsy, che per il bel ragazzo fiorentino, futuro antropologo e raffinato narratore, aveva rifiutato un blasonato, gradito alla sua grande famiglia.
LA RISPOSTA MIGLIORE AL FEMMINICIDIO. Ancora: «Lì è Fosco – mi aspetta, fra alcuni istanti sarò vicino a lui – lo vedrò – lo bacerò – (potrò baciarlo? Ma non importa anche se c’è gente!)». E lui: «Com’è possibile che io ami questa donna che è mia moglie e che presto lo sarà anche ufficialmente, in questo modo disperato e rapinoso?».
Sono appunti di viaggio e d’amore, diari scritti, forse, anche per mettere ordine nel turbine del sentimento. Il Monte Bianco, le Dolomiti, il Lago Maggiore, il Cervino e il Tirreno. Disegni, annotazioni, confessioni da cui traspare un’energia, una voglia di vivere e di amare che fa bene al cuore.
Scrive Fosco: «Noi siamo compagni di cordata, d’amore, di lavoro, di vita. Infine amici, fratelli, compagni: perfettamente liberi e perfettamente uniti». Liberi e uniti. La risposta più efficace al femminicidio è questa.

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