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PROTESTE 5 Gennaio Gen 2015 1845 05 gennaio 2015

Germania, sfila Pegida: arrivano i «rinforzi» dalla Gran Bretagna

Nuovi cortei anti-Islam. A Dresda anche gli inglesi dell'Edl. Ma crescono gli oppositori.

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da Berlino

Una delle marce del lunedì organizzate dal movimento civico Pegida.

Ora i rinforzi arrivano anche dall'estero. Nella manifestazione del 5 gennaio, la prima del nuovo anno dopo la pausa natalizia, a Dresda è giunta una nutrita delegazione dall'Inghilterra.
Sono gli aderenti della English Defence League, l'omologo britannico di Pegida, il movimento nato a Dresda e diffusosi in mezza Germania sotto sigle analoghe che si batte contro il fantasma dell'islamizzazione dell'Occidente.
I CROCIATI BRITANNICI SI UNISCONO ALLE PROTESTE. Guidati da Stephen Yaxley-Lennon, un tipo che su Twitter si fa chiamare Tommy Robinson e si tira appresso quasi 100 mila followers, i nuovi crociati dell'Occidente britannici sono sbarcati sull'Elba traducendo lo slogan che i manifestanti di Pegida hanno a loro volta scippato da quelli dell'89: We are the people, che detto all'inglese assomiglia più al preambolo della Costituzione americana che al Wir sind das Volk teutonico.
Ma tant'è. Il movimento non si sgonfia, al contrario cresce e soprattutto si espande. Oltre a Dresda, si è scesi in strada anche a Berlino, Stoccarda e Colonia. Stesso miscuglio di persone e umori presente in Sassonia, anche se non sempre i numeri sono stati trionfali. Ovunque però, questa volta, i patrioti di Pegida e delle sigle simili spuntate come un franchising di successo si sono scontrati con cortei opposti.
CITTADINI CONTRO L'ONDATA DI PROFUGHI. Era già accaduto a Monaco prima di Natale, questa volta la mobilitazione degli anti-Pegida è stata più massiccia e organizzata: l'altra metà della Germania ha deciso di non restare a guardare e giudicare, ma di scendere in piazza anch'essa e confrontarsi col disagio di chi protesta. Non per capirlo, come sostengono si dovrebbe fare i partiti più a destra, l'Alternative für Deutschland e la governativa Csu (i cristiano-sociali bavaresi), ma per contrapporvisi, spesso con le buone, qualche volta con le cattive.
Due popoli l'uno contro l'altro armati, per ora solo di parole e cartelli, e che vorrebbero essere la voce ufficiale della Germania. In mezzo i nuovi profughi, specie quelli appartenenti all'ultima ondata dalla Siria, che le città di preparano a ricevere approntando piani di accoglienza e nuovi insediamenti che gli abitanti dei quartieri interessati contestano.

Stoccarda, il sindaco guida la contro-manifestazione

La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

E se a Dresda le proporzioni tra i due fronti sono ancora tutte a favore dei patrioti di Pegida, altrove sono stati i contro-dimostranti ad avere numericamente la meglio.
A Berlino sono stati chiamati a raccolta sotto le colonne della Porta di Brandeburgo dalla comunità turca, mentre un altro corteo, organizzato dalla sigla Unione contro il razzismo, si è snodato sempre nel quartiere Mitte, nei pressi dell'isola dei musei.
A Stoccarda il gruppo è stato guidato dal sindaco verde Fritz Kuhn, altre contro-manifestazioni si sono svolte ad Amburgo e Rostock, Monaco e Kassel, Münster e Marburg, mentre a Colonia i sacerdoti hanno spento per ore le luci del Duomo, il più famoso della Germania, in segno di dissenso verso gli slogan dei manifestanti di Pegida (che a Colonia si chiama Kögida).
IL 5% DEI TEDESCHI È MUSULMANO. Ed è proprio dalle due chiese cristiane, l'evangelica e la cattolica, che negli ultimi giorni si erano alzate le voci più critiche, dopo che i consigli delle comunità ebraiche e musulmane erano intervenute con forza alla fine dello scorso anno.
Per manifestanti che basano le loro proteste sulla «difesa delle radici cristiane contro l'islamizzazione dell'Occidente» si è trattato di una vera scomunica: «Tra i valori dell'Occidente c'è anche la libertà di religione e l'accoglienza dei profughi musulmani», aveva detto l'ex presidente della chiesa evangelica Nikolaus Schneider alla Rheinische Post, «e i cristiani non possono avere nulla a che fare con questo genere di manifestazioni». Di fronte al fatto che solo il 5% della popolazione in Germania sia di religione musulmana, il fantasma dell'islamizzazione appare esagerato e strumentale.
I SONDAGGI PREMIANO MERKEL. Sul piano politico, la netta distanza presa dalla cancelliera contro le paure e le proteste nei confronti dei profughi pronunciata nel discorso di fine anno ai cittadini ha segnato un ulteriore spartiacque, lasciando sole le due componenti più a destra dello schieramento politico tedesco a simpatizzare o comprendere le ragioni di Pegida: Afd e Csu.
Un intervento tardivo, secondo gli oppositori, e come nello stile di Merkel arrivato dopo il conforto dei sondaggi, che sembrano premiare la distanza presa dalla Cdu verso i patrioti di Dresda. Era stato l'ex cancelliere Gerhard Schröder, nella settimana di Natale, a invocare una reazione decisa da parte di un mondo politico apparso spiazzato e afono di fronte alla nascita e alla crescita di un movimento complesso, nel quale si mescolano istanze populiste e angosce esistenziali, estremismi razzistici e sfiducia nelle istituzioni politiche e nei media. Il primo lunedì del 2015 ha fatto registrare, se non altro, l'emergere di un'altra Germania.

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