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REPORTAGE 17 Gennaio Gen 2015 0947 17 gennaio 2015

Moda Milano, la vita dei modelli

Dieci casting al giorno. Da una parte all'altra di Milano. Niente movida. Concorrenza estera. Mattew, 23 anni, si racconta. Alla vigilia della fashion week.

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A vederlo arrivare da lontano avvolto in un eskimo verde e le sneaker ai piedi, rigorosamente senza calzini, si direbbe un ragazzo come tanti. Da vicino, però, le cose cambiano.
Col suo metro e 87, su cui si spalmano 74 chili e la faccia pulita dai lineamenti decisi ma perfetti, si capisce subito che proprio come tutti gli altri non è.
Matteo, 23 anni, è un modello. E gli ultimi quattro giorni li ha trascorsi correndo da un casting all'altro. Tra via Tortona, via Savona, via Borgognone. Ma non solo. È il momento della settimana moda uomo (dal 17 al 20 gennaio). E per i modelli è uno dei due periodi di fuoco dell'anno.
MILANO INVASA DAGLI ULTRACORPI. Anche per chi non segue il calendario fashion, è impossibile non accorgersi dell'avvicinarsi dell'evento.
Le metropolitane (la verde soprattutto) e gli autobus che toccano le zone «rosse» della moda sono invasi per una manciata di giorni da un esercito di ultracorpi. Ragazzini imberbi, per la maggior parte. Biondi e stranieri. Giovani, anzi giovanissimi. Magri e alti. Con lo zaino in spalla e un book fotografico tra le mani. In cerca della possibilità di sfilare a Milano, che è sempre stata e resta una delle piazze più prestigiose per ogni curriculum che si rispetti.

Durante la fashionweek almeno 10 provini al giorno

Matteo fa il modello da un anno.

Anche Matteo, 23 anni, cerca di conquistarsi un posto sulla passerella milanese. Nonostante sia uno dei modelli italiani emergenti, non ha ancora avuto questa possibilità.
Del resto ha cominciato la professione solo un anno fa spinto da amici. «A Vercelli, dove sono nato, non trovavo lavoro. Ho cercato per un anno intero. I miei amici mi dicevano: 'Provaci'. Ci ho provato. E sta andando bene», racconta col sorriso bianco da fare luce a Lettera43.it.
DA MATTEO A MATTEW. E così ha fatto le cose per bene. Si è rivolto alla Fashion, una delle agenzie più note di Milano, e si è trasformato in Mattew Moll. «Perché il nome straniero fa trovare più lavori», spiega camminando veloce in via Borgognone - tra Savona e Tortona - dopo il primo casting della giornata.
«Come Matteo per i primi due mesi non mi considerava nessuno, Mattew invece ha fatto il botto», rivela divertito.
I suoi genitori all'inizio non è che l'abbiano presa benissimo. «Mia madre aveva paura di un mondo 'strano'. Adesso, dopo un anno, è orgogliosa di me», dice con la voce calma.
Parla quasi sottovoce Mattew, mentre racconta la sua giornata tipo.
SVEGLIA ALLE 8, POI IL GIRO PER CASTING. «Mi sveglio presto, alle 8. Colazione e poi subito in agenzia per la lista dei casting», spiega, «in questo periodo ne ho fino ai 10, 11 al giorno. Dalle 9 alle 7 di sera non smetto di correre. L'attesa per ogni appuntamento può essere anche di tre ore».
Spesso non ha nemmeno il tempo di fermarsi a mangiare. «A volte mi porto un panino, una bottiglietta d'acqua. O mi preparo qualcosa», sorride. Insomma, anche i modelli si preparano la schiscetta, come i mortali travet.
LA CONCORRENZA DEI GIOVANI STRANIERI. Il tutto senza avere la minima sicurezza di essere stati scelti. «Alla fine del provino nessuno ti fa capire com'è andata. Ti cambi e scappi all'appuntamento successivo. Poi il cliente fa sapere direttamente all'agenzia». Poi c'è la concorrenza, sempre più agguerrita. Soprattutto dai più giovani. «Ragazzini di 16 anni».
Mattew non se ne proeccupa troppo. Spera solo di essere preso questa volta. Sfilare per la fashion week milanese sarebbe un bel colpo. «Ho partecipato alle sfilate a Lisbona, dove mi segue un'altra agenzia», racconta, «ma Milano è un'altra cosa».
LA PRIMA SFILATA E L'ANSIA. E dire che si definisce uno timido. «La prima volta che ho sfilato ero talmente agitato che non volevo uscire. Poi alla quarta volta che lo fai, passa tutto. Trucco e parrucco e si lavora. È come andare in ufficio».
Sul suo profilo dell'agenzia, oltre agli scatti, ci sono le misure: petto 90; vita 76, fianchi 95, scarpe 44. Per chi non frequenta agenzie di moda, fa un po' strano vederle lì, nero su bianco. Matteo ci ride su. Non gli dà certo fastidio essere «usato» per il suo corpo. E non si sente una figurina. «Se mi avesse dato fastidio mostrarmi, mica avrei fatto il modello, no?».

«Non faccio sacrifici particolari: mangio quello che voglio. Ma la notte...»

Durante la fashion week ci sono fino a 10 casting al giorno.

Oggi Matteo non ha l'agenda pienissima e ha il tempo di andare nella trattoria sottocasa dove lo conoscono tutti. Il prossimo appuntamento è fissato alle 13 da Cavalli. E poi l'ultimo: un casting per Tod's.
Ordina un piatto di tortelli, una porzione di agnello al forno con patate e acqua naturale.
NO ALLE PARANOIE SUL PESO. Nessun sacrificio, almeno dal punto di vista alimentare. «Ho la fortuna di poter mangiare tutto quello che voglio», ammette sempre col sorriso mentre mastica di gusto. Va in palestra, quello sì. Ma nessuna paranoia. Dei modelli emaciati che si vedono in giro e sulle riviste patinate non si cura. «Io sono così. Mi tengo in forma. Se non sono adatto per certi marchi, pazienza».
L'unica rinuncia è la movida notturna. Soprattutto nei giorni di casting. «Arrivi stanco, con le occhiaie», spiega passando all'agnello. «E il cliente se ne accorge subito. Poi non ti chiamano più». Mattew ripete più volte che per fare «questo lavoro strano bisogna avere testa per non bruciarsi la carriera».
«IL MONDO DELLA MODA? VA CONOSCIUTO». A lui di proposte indecenti non ne sono mai arrivate, è vero. E non ha mai visto girare droghe o altro. Però il rischio c'è. E quello della moda è un «mondo che bisogna imparare a conoscere».
«Non è che non esco eh», precisa subito. «Faccio serata con gli amici. A volte sono colleghi modelli. Ma non ho mai amato la vita notturna, le discoteche. Insomma non sono un festaiolo».
Un modello sui generis Matteo. Non c'è che dire. Non si accorge nemmeno degli sguardi che le donne di tutte le età gli lanciano per strada. O, meglio, ormai non ci fa più caso. «So di essere carino, fin da piccolo. Ma non è che me la tiro come molti che fanno questo lavoro». Se le ragazze lo fissano gli fa piacere, certo. Ma non ci marcia sopra. Anche perché da sette mesi è fidanzato con Martina, una sua coetanea di Vercelli. «Ci conosciamo da una vita, ci siamo persi di vista ma ora so che è la donna giusta per me: non è gelosa ed è orgogliosa del mio lavoro».
«MAI CON UNA MODELLA». E con una modella, ci starebbe mai? «Mai e poi mai», risponde risoluto. «Le modelle sono strane. E poi tra shooting e sfilate non ci si incrocerebbe mai».
Matteo non pensa troppo al futuro. Per ora «guadagna bene», non si lamenta. Anche se non rivela la cifra che incassa per ogni sfilata o shooting. Dall'agenzia non si sbottonano: «Il cachet varia da cliente a cliente», è l'unica risposta.
E il futuro? Non è che si può fare il modello ab aeterno. Matteo-Mattew lo sa. Tra 10 anni si vede ancora nella moda. Magari in uno show room. Oppure chissà. Vorrebbe arrivare in alto, come tutti. Non si ispira a nessun big. Solo dopo un po' di insistenza ammette: «Mi piace David Beckham...».
«IL FUTURO? IN UNO SHOW ROOM...». Sorrisi, leggerezza. Il 23enne diplomato geometra per il momento si vive il suo successo, buttandosi totalmente nel lavoro. «Nel caso andasse male? ci penserò in quel momento», ripete. Non gli dispiacerebbe nemmeno entrare nel mondo dello spettacolo, come attore per esempio. Così, su consiglio di colleghi «più grandi» sta pensando di frequentare un corso di recitazione. «Ma quando avrò un po' di tempo».
E di tempo ne ha poco. Tutto l'anno è impegnato, tranne la parentesi di febbraio-marzo, «quella più morta a Milano». Per il resto dell'anno non partecipa a meno di due tre casting al giorno.
Fidanzato, non amante della movida, fuma sì (ma al massimo quattro sigarette al giorno), non se la tira. Altro che feste, nuits fauves ed eccessi.
Anche questo essere normali, in fin dei conti, può essere fashion.

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