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ESTERI 18 Gennaio Gen 2015 1012 18 gennaio 2015

Crisi Ucraina, la guerra dei media tra Russia e Ue

Putin ha Sputnik. Poroshenko Ukraine Today. Ora l'Ue vuole un canale in russo. Per contrastare la propaganda del Cremlino. Torna il conflitto dell'informazione.

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Vladimir Putin.

Al principio era Radio Londra: ancora prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale la Bbc aveva iniziato a trasmettere programmi radiofonici di propaganda in diverse lingue nei Paesi dell’Europa continentale.
Dopo il 1945 e con l’inizio della Guerra fredda partirono quelli in russo indirizzati all’Unione Sovietica.
Gli Stati Uniti non furono da meno e dal 1949 cominciarono la lotta mediatica con Radio Free Europe – Radio Liberty dal quartiere generale di Monaco.
UNA NUOVA FASE DELLA MEDIA WAR. La Germania stessa non perse tempo e dal 1953 da Colonia la Deutsche Welle prese a martellare a tappeto tutta l’Europa dell’Est. Il 1989 e il crollo del comunismo furono un po’ anche la vittoria dell’Occidente nel conflitto via radio, anche solo perché dall’altra parte non c’era nemmeno lo straccio di un avversario.
Se negli ultimi cinque lustri pareva che il nuovo ordine scaturito dopo la caduta del Muro di Berlino non dovesse subire scossoni, la crisi in Ucraina ha riportato l’Europa invece alla realtà e aperto la nuova fase della guerra dei media.
TERRENO DI BATTAGLIA GLOBALE. Con la differenza che stavolta non si tratta di combattere sulle onde corte, ma il terreno di battaglia è il villaggio globale in tutte le sue sfumature: dalla radio alla televisione, dalla carta stampata a internet.
La guerra vera si vince o si perde ancora sul campo, ma con la manipolazione dell’opinione pubblica si fa già un passo avanti per esaltare un trionfo o addolcire una sconfitta.
Ecco perché sin dal suo inizio la questione ucraina è stata al centro della propaganda di ciascun attore coinvolto - Kiev, Mosca, Bruxelles e Washington - e su ogni lato la narrazione degli eventi è sempre stata funzionale agli scopi politici.
MOSCA LANCIA SPUTNIK, KIEV UKRAINE TODAY. Non per nulla la prima cosa che hanno fatto i separatisti filorussi quando hanno occupato Donetsk e Lugansk è stata quella di controllare le stazioni televisive, mentre da Kiev allo stesso tempo sono stati oscurati i canali russi.
Se da Mosca si è lanciato il nuovo canale Sputnik, affiancato all’ormai affermata Russia Today (entrambe in lingue differenti) in Ucraina la contromossa è stata quella dell’oligarca Igor Kolomoisky, gran nemico di Vladimir Putin, che ha pensato di investire qualche miliardo di grivne in Ukraine Today, la risposta al network del Cremlino, per ora solo in inglese.

Anche Bruxelles entra in gioco: verso una tivù satellitare in russo

Petro Poroshenko.

Naturalmente gli operatori storici sul versante occidentale lavorano a pieno ritmo e sia Bbc sia Rferl informano oltre che in inglese sia in russo sia in ucraino e lo stesso fa la Deutsche Welle che, spinta dalla volontà di mediazione di Angela Merkel, ha investito per i prossimi anni milioni di euro per il potenziamento dei programmi in due lingue tra Mosca e Kiev.
Lo scorso dicembre è circolata la notizia che anche l’Unione europea vorrebbe presto entrare nel gioco, sponsorizzando una tivù satellitare in russo per contrastare la propaganda in arrivo da Mosca sul continente: promotori dell’idea sarebbero i paesi antirussi per eccellenza, dalla Gran Bretagna ai Paesi baltici, e l’iniziativa potrebbe trovare concretezza proprio nel semestre appena iniziato sotto la presidenza lettone.
TRASMISSIONI IN SEI PAESI EX URSS. Il nuovo canale dovrebbe trasmettere anche nelle ex Repubbliche sovietiche legate a Bruxelles dalla partnership orientale (Ucraina, Georgia, Moldavia, Bielorussia, Armenia e Azerbaigian).
Come andrà a finire la guerra dei media tra Russia e Occidente? Rispetto ai tempi di Radio Londra di cose ne sono cambiate e l’avvento di internet ha scombussolato le carte in tavola, su tutti i fronti: in Russia e nelle ex Repubbliche sovietiche il web rimane in sostanza uno spazio libero, cioè non controllato come in Cina o in Corea del Nord, e la manipolazione dell’opinione pubblica avviene attraverso la televisione, a Mosca come a Kiev.
I GRANDI GRUPPI LA FANNO DA PADRONI. Se la Russia secondo Reporter senza frontiere è al 148esimo posto nella classifica della libertà di stampa, l’Ucraina è al 127esimo: la differenza insomma è minima. Ovunque in tutta l’ex Urss sono i grandi gruppi, pubblici o privati, a detenere un quasi-monopolio dell’informazione, declinata politicamente a seconda delle esigenze.
In questo quadro l’Occidente si inserisce combattendo la propaganda con la propaganda, sancendo il principio che nella guerra dei media la prima vittima è come sempre la verità, perché la storia raccontata a metà rimane comunque una bugia.

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