SHOAH 27 Gennaio Gen 2015 0551 27 gennaio 2015

Giorno della memoria, l'amore di Edek e Mala

Si conobbero nel campo. Riuscirono a evadere. Braccati dalle Ss, lui si consegnò per non lasciare sola lei. E morirono insieme. La storia di Edek e Mala (foto).

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Due ciocche di capelli, neri e biondi. Avvolti come una reliquia in un foglietto di carta. Con su scritto, in un angolo, a penna: «Mally Zimetbaum 19.880, Edward Galinski 531» (guarda le foto).
Fu il kapò Jupp Windeck, che eseguì la condanna a morte di Edek nel 1944, a consegnare il piccolo pacchetto a Wieslaw Kielar, anch'egli internato ad Auschwitz-Birkenau, un'ora dopo l'esecuzione di Galinski perché venisse dato al padre.
LA RIVINCITA DI MALA ED EDEK. Due ciocche di capelli e due numeri. Resta solo questo di Mala - Mally per gli amici - ed Edek. Che scoprirono di amarsi nel campo di concentramento. Una rivincita della vita e dell'umanità contro un sistema progettato appositamente per annullarle e annientarle.
L'EVASIONE E LA CONDANNA A MORTE. Riuscirono anche a evadere, i due innamorati, diventando gli eroi del lager. Prima di essere arrestati nuovamente al confine con la Slovacchia e condannati a morte.
La loro storia sarebbe volata via, dimenticata tra le milioni di altre se un amico di Edek, Wislaw Kielar, non l'avesse messa nera su bianco. E così, frammento dopo frammento, ricordo dopo ricordo, la vicenda dei due innamorati fuggiaschi è arrivata fino a noi. Fondamentale è stata anche la testimonianza di una sopravvissuta alla 70esima sessione del processo a carico di Adolf Eichmann, celebrato nel 1961 a Gerusalemme

Mala, la coraggiosa resistente

Mala nacque in una famiglia ebrea polacca nel 1918.

Mala Zimetbaum nacque in una famiglia ebrea di Brzesko, in Polonia, nel 1918. La sua famiglia si trasferì poi in Belgio dove la ragazza fu arrestata dai nazisti l'11 settembre del 1942.
Ad Auschwitz, delle 818 donne arrivate con lei, 717 furono gasate immediatamente.
Lei no. Parlando fiammingo, francese, inglese, tedesco e polacco, Mala faceva più comodo viva che morta e così divenne Lauferin, una fattorina. E un numero: il 19.880.
SEMPRE AL FIANCO DELLE COMPAGNE. Come ricordano molti sopravvissuti, a differenza di altri detenuti 'graziati', Mala cercava di infondere coraggio alle compagne. Non lasciandole sole.
«Le opportunità che aveva avuto», ha raccontato la prigioniera Raya Kagan, «non furono mai sfruttate da lei egoisticamente, come spesso facevano gli altri kapò. Soffriva come tutti anche se godeva di condizioni migliori, per esempio poteva farsi la doccia».
Un'altra superstite, Anna Palarczyk, ha spiegato che la resistenza a Birkenau consisteva nell'«aiutare gli altri a sopravvivere». E Mala era una resistente a tutti gli effetti. «Mi portava pane, un po' di miele e carote. Mi ha tenuto in vita».

Edek, prigioniero politico veterano del campo

Edek Galinski era un prigioniero politico di Auschwitz.

Edek, invece, era nato a Jeroslaw, sempre in Polonia, nel 1923. Nel 1940 fu trasferito nel campo di Auschwitz come prigioniero politico, diventando il numero 531.
Resistette per quattro anni lavorando in un'officina metallurgica. Senza darsi mai per vinto: voleva fuggire dall'inferno.
Così progettò l'evasione. Il piano era stato messo a punto proprio con Kielar, che però nutriva dei dubbi circa la partecipazione di Mala all'evasione. Il suo essere ebrea avrebbe potuto mandare all'aria tutto. Le guardie l'avrebbero riconosciuta.
IL PASSO INDIETRO DI KIELAR. Per convincerlo, Edek gli portò un ritratto dell'amata fatto a matita dalla prigioniera Zofja Stepien. Quando Kielar si rese conto del sentimento che legava i due giovani, fece un passo indietro cedendo il suo posto a Mala. Lui sarebbe fuggito l'indomani.
Edek si travestì da Ss, con una uniforme che era riuscito a rubare con l'aiuto del kommandofürer Lubusch, un ufficiale nazista che però si dimostrò particolarmente umano coi detenuti nel campo.
Mala, invece, si camuffò da prigioniero uomo. Il 24 giugno 1944 superarono il posto di guardia con un lasciapassare finto realizzato su un modello rubato da Mala. «Quando sentimmo la sirena del campo capimmo che ce l'avevano fatta, erano scappati, erano Edek e Mala», ha ricordato Ewa Feldenmkreis, internata numero 19.682.

La condanna a morte senza tradire chi li aveva aiutati

Le ciocche di capelli di Edek e Mala.

I due arrivarono al villaggio di Kozy e ricevere l'aiuto dell'amico di Edek Antoni Szymlak.
Invece di dirigersi a Zakopane, però, proseguirono verso la Slovacchia dove si trovavano i parenti di Mala. Ma il 6 luglio la ragazza venne riconosciuta a fermata da una guardia di frontiera. Edek era riuscito a passare inosservato. Si sarebbe potuto salvare ma decise di tornare indietro.
Identificati come fuggitivi furono rispediti ad Auschwitz e condannati all'impiccagione. Torturati nelle celle segrete del blocco della morte, lasciarono i loro nomi e numeri incisi sulle porte di legno. I due non tradirono mai chi li aveva aiutati. Per questo nel campo divennero leggende.
LA FINE MISTERIOSA DI MALA. Mala, secondo alcuni racconti, si tagliò le vene con un piccolo rasoio. Secondo altre versioni invece fu uccisa con un colpo di pistola o gettata viva nel forno crematorio. Edek finì sul patibolo. Riuscì però a dare un calcio alla cassa che lo sorreggeva prima che il boia terminasse la lettura della sentenza. Fu preso al volo e costretto ad aspettarne la fine. In tedesco e nella traduzione in polacco.
Le sue parole prima di morire furono solo: «Lunga vita alla Polonia». Ma le ultime sillabe gli rimasero impigliate in gola.

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