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INSEDIAMENTO 3 Febbraio Feb 2015 1402 03 febbraio 2015

Sergio Mattarella, il discorso all'Aula in 10 punti chiave

Richiamo ai grillini. Saluto agli stranieri. E bacchettata sul ruolo del parlamento. Oltre a Ue, diritti civili, riforme, digital divide. I nodi del messaggio alla Camera.

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Un presidente politico contro l'anti-politica, che parla direttamente ai giovani parlamentari (grillini), ma li richiama anche alle loro responsabilità.
Un siciliano che esalta davanti a tutto l'Unità d'Italia e poi si prende l'applauso - uno dei 42, ma dal sapore anti-leghista - per il saluto alle comunità straniere.
RIFORME NECESSARIE. Un capo dello Stato che ribadisce la necessità delle riforme costituzionali, però fa notare anche che il parlamento deve riacquistare un ruolo centrale nel processo legislativo.
Insomma: un presidente arbitro, capace di prendere le distanze dal governo.
Nelle parole pacate (testo integrale) con cui Sergio Mattarella si è insediato al Quirinale non ci sarà stata verve, ma ci sono state molte scelte nette.
Ecco alcuni punti chiave e molto politici del discorso pronunciato dal 12esimo presidente della Repubblica italiana.

Sergio Mattarella durante la cerimonia di insediamento (Ansa).

1. Unità d'Italia, diritti di cittadinanza e migranti: i dispetti alla Lega

Primo presidente siciliano, Mattarella ha messo il richiamo al Mezzogiorno quasi in apertura del suo discorso: «Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato. La responsabilità di rappresentare l'unità nazionale innanzitutto. L'unità che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno».
STRANIERI AMICI. Ha salutato i connazionali italiani nel mondo, ma ha rivolto anche un pensiero «di amicizia alle numerose comunità straniere presenti nel nostro Paese», prendendosi un applauso da buona parte dell'emiciclo.
EMERGENZA UMANITARIA. Un passaggio che potrebbe non piacere al Carroccio, soprattutto se affiancato alle altre parole sulla cittadinanza - «L'affermazione dei diritti di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia» - e sul ruolo giocato dall'Italia nell'«emergenza umanitaria» dell'immigrazione.
EUROPA SOLIDALE. «Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie generano ingenti masse di profughi. Milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro proprio nell'Europa del diritto e della democrazia», ha detto il capo dello Stato, ma l'Unione europea deve essere «più attenta, impegnata e solidale».
Nessuna chiusura delle frontiere, ma un mare che sia veramente 'Nostrum'.

2. Messaggio contro l'anti-politica: i giovani portano speranze (anche i grillini)

Mattarella ha mostrato la sua preoccupazione per la crisi dei partiti e dei corpi intermedi della società: in una parola, per l'anti-politica.
«La crisi di rappresentanza», ha detto, «ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione, mentre dalla società emergono, con forza, nuove modalità di espressione che hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti».
Un riferimento vago che può andare dal leaderismo di Renzi al Movimento 5 stelle, ma che si addice soprattutto al secondo.
VOGLIA DI CAMBIAMENTO. Il capo dello Stato ha infatti sottolineato come il parlamento italiano abbia «la più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari».
E ha aggiunto: i giovani «portano in queste Aule le speranze e le attese dei propri coetanei. Rappresentano anche, con la capacità di critica, e persino di indignazione, la voglia di cambiare».
E però proprio a loro il presidente ha chiesto di dare un «contributo positivo al nostro essere davvero comunità nazionale, non dimenticando mai l'essenza del mandato parlamentare».
RAPPRESENTANTI DI TUTTO IL POPOLO. E Mattarella lo ha voluto ricordare proprio da dettato costituzionale: «In queste Aule non si è espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma si è rappresentanti dell'intero popolo italiano».
Un appello che suona come un fermo richiamo rivolto ai grillini.
Che però - dopo aver vissuto il mandato parlamentare vincolandolo a principi esterni, alla struttura e alle dinamiche del loro Movimento - ora sembrano aver accolto il messaggio come l'inizio di una svolta.
I CINQUE STELLE: «SIAMO PRONTI». In una mail interna il M5s ha definito «importante» il passaggio del discorso di Mattarella in cui si riferisce alla la voglia di cambiare dei giovani portatori di speranze.
«A questi parlamentari il presidente chiede un contributo positivo. Noi siamo pronti a darlo. È ora di voltare pagina, dopo due anni in cui non siamo stati tutelati», si legge nel testo della mail.

3. Appello all'Ue: stimoli la crescita e diventi un'Unione politica

Sull'Europa, Mattarella è stato perfino più chiaro: «Per uscire dalla crisi che ha fiaccato in modo grave l'economia nazionale e quella europea, va alimentata l'inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa. È indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo».
Una posizione netta nello scacchiere attuale e presa a poche ore dall'incontro tra Renzi e il premier greco Alexis Tsipras.
SFORZI RICONOSCIUTI. Il presidente ha riconosciuto gli sforzi dell'esecutivo per incidere a Bruxelles: «Nel corso del semestre di presidenza dell'Unione Europea appena conclusosi, il governo - cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro - ha opportunamente perseguito questa strategia».
FRONTIERA DI SPERANZA. Ma ha detto ben di più, aprendo le porte all'Unione politica europea, il sogno del democristiano Alcide de Gasperi: «Nella nuova Europa l'Italia ha trovato l'affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro, ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali. L'Unione europea rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio».

4. Sì alle riforme: ma per ridare al parlamento il suo ruolo

Le riforme costituzionali: tema obbligato per il nuovo capo dello Stato.
Mattarella - che ha dato il nome alla prima riforma elettorale maggioritaria del Paese e che da giudice costituzionale ha bocciato il Porcellum con cui sono stati eletti i parlamentati che lo hanno votato - ha chiesto l'approvazione di una nuova legge elettorale.
DEMOCRAZIA PIÙ ADEGUATA. Il presidente ha aperto alle modifiche della Carta, dando un assist al ministro Maria Elena Boschi: «Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al parlamento, nella sua sovranità, desidero esprimere l'auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l'obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia».
RIEQUILIBRIO DEI POTERI. Ma l'obiettivo deve essere chiaro: «Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico».
Cioè riequilibrare i poteri per tornare al normale al funzionamento parlamentare sospeso fin troppo spesso.
BASTA CON I DECRETI. «Vi è anche», ha specificato, «la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo, bilanciando l'esigenza di governo con il rispetto delle garanzie procedurali di una corretta dialettica parlamentare».
Insomma, un modo per spiegare che il continuo ricorso alla decretazione d'urgenza e agli altri provvedimenti che negli ultimi mesi e anni sono stati presi sull'onda dell'emergenza delle riforme non devono essere la norma.
I GIOCATORI DIANO UNA MANO. E anche per prendere le distanze da tutti, esecutivo compreso. «L'arbitro deve essere - e sarà - imparziale», ha sottolineato il presidente della Repubblica: «I giocatori lo aiutino con la loro correttezza».

5. Il terrorismo come sfida globale: guai a chiudersi nel fortino

Dopo la visita alle Fosse Ardeatine, Mattarella ha ribadito il messaggio: la lotta al terrorismo come prima grande sfida globale.
Ma ha anche spiegato chiaramente la sua visione, no allo scontro delle civiltà.
«Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell'ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta».
IN CAMPO TUTTE LE RISORSE. E ancora: «Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati. La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse».
Il capo dello Stato, da ex ministro della Difesa, conosce la complessità dell'apparato di sicurezza del Paese.
Ma ha anche chiesto che il terrorismo sia combattuto con serietà, cioè «con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento». Un messaggio a chi sulle minacce globali cerca di fare propaganda.

6. Un 73enne parla anche di tecnologia: il digital divide va superato

In 30 minuti Mattarella ha parlato della Rete due volte.
In un passaggio sulla lotta al terrorismo - «I predicatori d'odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale» - e in uno legato ai diritti fondamentali - «Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro. Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto al lavoro. Significa promuovere la cultura diffusa e la ricerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove tecnologie e superando il divario digitale».
RISCHIO DI CRIMINALIZZAZIONE. Molti vi hanno visto la solita tendenza a criminalizzare il web in sé, quando si tratta di uno spazio sociale e come tale rappresenta né più né meno la realtà e ha una dimensione transnazionale come tutti gli strumenti di comunicazione da secoli.
Eppure sentire un 73enne dichiarare che garantire la Costituzione significa anche garantire l'accesso alle nuove tecnologie nell'Italia dell'eterno ritardo tecnologico è una novità.

7. Il richiamo alla Resistenza: la prima Repubblica supera la Seconda

Garantire la Costituzione, per il nuovo presidente, «significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che 70 anni fa liberarono l'Italia dal nazifascismo».
EVENTI DA SEMPRE DIVISIVI. Da uomo della prima Repubblica, Mattarella cita i fondamenti della Carta nata dalla Resistenza e sembra quasi chiudere la stagione della Seconda Repubblica che su quegli eventi si è sempre divisa.

8. Quella frase sui diritti civili: libertà nella «sfera personale e affettiva»

Profondamente cattolico, protagonista nel 1990 della campagna 'bacchettona' contro la cantante Madonna, tutto ci si aspettava da Mattarella tranne che un riferimento sui diritti civili.
E in effetti il capo dello Stato ha speso pochissime parole sul tema. Ma molto significative.
PIENO SVILUPPO DEI DIRITTI. Garantire la libertà, ha detto, «come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva».
Chi da anni chiede che l'Italia si adegui al mondo su questo fronte può sperare in questo breve accenno e in quelle due parole: «personale e affettiva».

9. Richiamo alla Pubblica amministrazione: serve trasparenza e semplicità

Mattarella ha anche richiamato le strutture dello Stato al loro servizio ai cittadini: «Penso alla Pubblica amministrazione che possiede competenze di valore, ma che deve declinare i principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini».
COERENZA NELLE DECISIONI. Anche qui il presidente è sembrato interpretare un sentimento condiviso e non scontato: gli italiani, ha detto, «chiedono partecipazione, trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni».

10. Crisi prolungata troppo a lungo: la partita è sul futuro dei ragazzi

La crisi economica e la disuguaglianza sociale hanno occupato la parte più ampia del discorso di Mattarella.
Crisi che, ha ammesso il presidente, si è prolungata «oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo. Ha aumentato le ingiustizie. Ha generato nuove povertà. Ha prodotto emarginazione e solitudine».
VICINANZA ISTITUZIONI-POPOLO. Il capo dello Stato ha ricordato che sul futuro dei ragazzi, sull'occupazione, sulle difficoltà nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali verrà «misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo».
Un bel richiamo, ma già sentito e finora tragicamente inascoltato.

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