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INTERVISTA 11 Febbraio Feb 2015 0900 11 febbraio 2015

Anniversario Eluana, il padre: «Politici inutili»

A 6 anni dalla scomparsa della figlia, Beppino continua la sua guerra: «Lo Stato non può condannare a vivere». Ma se niente cambia «la colpa è anche nostra».

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Sono passati sei anni dalla morte di Eluana Englaro.
E ancora manca una legge che tuteli un diritto - quello della libertà di cura - sancito dagli articoli 2, 3, 13 e 32 della nostra Costituzione.
A parlare sono 15 sentenze della magistratura e una della Corte europea. Spalmate su 11 anni di processi che la famiglia Englaro ha dovuto affrontare per garantire alla figlia, in coma vegetativo da 17 anni, la libertà di essere lasciata morire.
L'OPPOSIZIONE DELLA POLITICA. Subendo l'opposizione feroce elle associazioni cattoliche e del governo.
Dalle dichiarazioni choc di Silvio Berlusconi secondo cui «Eluana poteva ancora avere figli, avendo il ciclo mestruale» alla decisione di Roberto Formigoni che da governatore vietò, di fatto, a Eluana di morire in Lombardia, rendendo necessario il suo trasferimento in Friuli per vedere attuata la sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento e dell'alimentazione tramite sondino nasogastrico.
Decisione che fu poi dichiarata illegittima nel 2014 dal Consiglio di Stato.
Fino all'aut aut di Maurizio Sacconi, allora ministro della Salute, che proibì alle strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate l'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione forzate minacciando le loro esclusione dal Servizio sanitario nazionale (Ssn).
UNA CONFUSIONE COLPEVOLE. Una battaglia lunga e dolorosa vinta dalla famiglia Englaro.
«Spesso nel caso di Eluana», spiega il padre Beppino a Lettera43.it, «si è erroneamente parlato di eutanasia». Cioè l'interruzione della vita. Con Eluana, invece, «si è lasciato che la morte accadesse, rifiutando l'offerta terapeutica».
Parlare di eutanasia, invece, conviene. Perché il solo termine terrorizza, agita le coscienze. «Una confusione voluta», continua Englaro, «per raggiungere certi scopi con effetti speciali».
Non a caso in Italia l'eutanasia, la morte dolce, resta un reato. Per questo l'associazione Luca Coscioni, proprio in occasione dell'anniversario della morte di Eluana, ha rivolto un pubblico appello alla presidente della Camera Laura Boldrini perché, in base all'articolo 25 comma 6 del regolamento dell'Aula, convochi «le commissioni competenti nel merito fissando come punto all'ordine del giorno la discussione sulla legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico».
«SERVE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE». Englaro non è ottimista. «Io per rivendicare il più banale dei diritti sancito dalla nostra Costituzione ho impiegato anni. Sono naturalmente per la libertà di morire come si vuole, senza doversi gettare dal quinto piano o riparare in Svizzera. Ma occorre una rivoluzione culturale, il Paese deve reagire». La colpa, e il padre di Eluana non ha dubbi, «è nostra. Dei cittadini».
Per questo ha deciso di continuare a informare le persone sui loro diritti.

Beppino Englaro.

DOMANDA. In che senso la colpa è nostra?
RISPOSTA. I cittadini devono reagire. Stare alle costole di questi politici che non fanno nulla. Chi tace è colpevole.
D. Lei ha parlato.
R. Grazie alla vicenda di Eluana ora le persone non sono più intrappolate. Sanno che possono far valere i propri diritti. Davanti al no di un medico, sanno che possono rivolgersi a un magistrato.
D. Ma in un Paese normale non dovrebbe essere così.
R. Già, in un Paese normale... Ma ripeto, la colpa è nostra. Eleggiamo politici che non fanno nulla. Anzi, peggio.
D. Cioè?
R. La politica per quel che mi riguarda ha solo ostacolato la giustizia. Con il conflitto di attribuzione per esempio.
D. Alla fine però la risposta è arrivata dalla magistratura.
R. Sì. La politica ha vicariato la giustizia. Se i nostri rappresentanti eletti possono fregarsene del cittadino, un giudice non può farlo.
D. La Cassazione ha fatto chiarezza in modo definitivo nel 2007.
R. Ho aspettato 15 anni e nove mesi. E dire che il caso di Eluana era di una semplicità estrema: non voleva essere tenuta in vita. Punto. Non si può condannare a vivere.
D. La Chiesa la pensa diversamente.
R. La Chiesa ovviamente sancisce la sacralità della vita. Ma la Costituzione dice cose diverse, pur rispettandone i valori. Il fatto è che la nostra cultura è intrisa di cattolicesimo.
D. Ma non viviamo in una teocrazia. La Carta parla chiaro.
R. Sì, nel caso di Eluana sono stati citati gli articoli 2, 3, 13 e 32 secondo cui «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».
D. In un momento di crisi come stiamo vivendo, la politica tiene un atteggiamento benaltrista: le emergenze sono la disoccupazione e il debito, mica i diritti civili.
R. È così. Ora sono affaccendati in altre questioni. E quando parlano di temi etici spesso è solo per accaparrarsi voti. Ci rendiamo conto che a Milano un taxista mi ha riconosciuto ed è arrivato a chiedermi se per morire deve adare all'estero?
D. Rifarebbe tutto da capo, nonostante la sofferenza che ha comportato?
R.
Non ho mai parlato della mia sofferenza, ma solo di diritto. Il caso di Eluana è stato dibattuto alla luce del sole. E la risposta non poteva essere che questa. La vera libertà sta nella società.
D. Cosa intende?
R. Non ho mai pensato a una soluzione fai da te. Dovevo condurre la nostra battaglia nella piena legalità. Così il conflitto è diventato istituzionale. E loro pensavano che cedessi...
D. L'opposizione del governo è stata fortissima.
R. Volevano affermare il primato della politica, questo dicevano. Ma non hanno saputo dare risposte. In più io ho dato parecchio fastidio perché rivendicavo solo una banalità. E pensare che quattro anni fa hanno istituito proprio il 9 febbraio il giorno dello stato vegetativo. Per me è solo il giorno del silenzio.
D. Ora c'è il governo Renzi. Crede che possa cambiare qualcosa?
R. Francamente no.
D. Se dovesse mandare un messaggio al premier cosa gli direbbe?
R. Ma per favore. Ho fatto il randagio che abbaia alla luna per anni. Non occorre mandare messaggi e chiedere la carità. Ho dimostrato che so. E la storia di Eluana è lì a dimostrarlo.

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