REPORTAGE 18 Febbraio Feb 2015 1443 18 febbraio 2015

Ruby ter, la vita senza bunga bunga in via Olgettina

Le Papi girl perquisite nell'indagine Ruby ter. E per i pm ancora stipendiate da B. L43 a Milano 2, dove alloggiavano. Tra affitti alti, bocche chiuse e omertà. Foto.

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da Milano 2

Benvenuti a Milano 2, la summa dell'impero berlusconiano. Metafora perfetta del Ventennio: Dio, patria e famiglia, declinate alla brianzola.
Un mix sapiente di sacro e profano. Come l'immaginario creato ad arte dalle televisioni del Biscione, a metà tra Drive in e soubrette scollacciate, Bim bum bam e odi alla famiglia.
L'OMBRA DEL SAN RAFFAELE. Pare tutto racchiuso qui, in via Olgettina: uno stradone lungo che costeggia la tangenziale Est di Milano.
A sinistra c'è il San Raffaele che si staglia con la sua cupola dominata dall'angelo bianco. Fulcro di potere di don Verzè, centro di eccellenza sanitaria sommerso dagli scandali.
Poco più in là, sulla destra, al numero 65, la dimora Olgettina.
Qui abitavano 14 Papi girl, le ospiti delle cene eleganti di Arcore. Da Barbara Guerra a Marystell Polanco, da Iris Berardi alle gemelle De Vivo (guarda le foto).
Erano loro che telefonavano a Spinaus (il ragionier Giuseppe Spinelli) per le spese. E sempre loro erano briffate da Nicole Minetti su appuntamenti e trasferte.
L'INCHIESTA RUBY TER. Lontane dai riflettori per un po', ora sono tornate al centro dell'inchiesta Ruby ter: l'ipotesi è che l'ex Cav continui a pagare il loro silenzio.
Regalando alcune ville milionarie da 400 metri quadrati e progettate da archistar a un passo da Arcore.

Silenzio, verde e tranquillità: al numero 65 delle Olgettine niente ricordi

Il vialetto che porta al numero 65 di via Olgettina.

Dimore ben diverse dagli appartamenti comunque più che dignitosi di Milano 2.
Per arrivare al numero 65 occorre allontanarsi dalla via principale e percorrere 300 metri di strada ben tenuta.
Con tanto di staccionata in legno e siepe curata. Prima di arrivare al complesso, si costeggia la casa di riposo residenza Ambrosiana che fa capo al San Raffaele.
Nel giardino, oltre i cancelli, qualche signora sulla sedia a rotelle si gode un po' di sole.
C'È MASSIMO RISERBO. Il citofono è completamente anonimo: o si conosce il numero dell'inquilino che si cerca o è obbligatorio passare dalla reception, aperta 24 ore al giorno.
Tutto intorno un parco con panchine deserto.
Solo una donna imbardata in una pelliccia e occhialoni da sole spunta da una collinetta verde: porta a spasso due cani ed è impegnata al cellulare.
Non sembra di essere a 10 chilometri da Milano, e a un passo dalla tangenziale, ma all'interno di un rendering.
Con macchine - modeste - parcheggiate a lisca di pesce. Alberi. Due o tre operai che stanno facendo un trasloco.
LA CUSTODE: «NON POSSO DIRE NULLA». «Lavoro qui da poco e non potrei comunque dire nulla», mette le mani avanti la custode, una 35enne con i capelli ricci e un paio di stivali marroni sopra i jeans, «mi son persa il meglio... o il peggio», abbozza.
La parola d'ordine è dimenticare. La regola non chiedere.
Le ragazze e gli scandali insomma appartengono al passato. Dal 2011, quando le Papi girl vennero invitate a cambiare domicilio per questioni di «decoro», tutto «è tranquillo». Nessun movimento strano, nessuna signorina appariscente sul vialetto.
«Non mi sono mai accorta di nulla», sorride una ragazza che sta uscendo dal cancello. «Qui è a dimensione familiare, c'è silenzio».
«ORA A FARE CAOS SONO GLI STUDENTI». La pensa un po' diversamente una 25enne svizzera che sta rientrando in casa.
Vive con il fidanzato, e paga 2.500 euro d'affitto al mese, «compreso spese», dice. «Ho letto qualcosa delle inchieste su Berlusconi», spiega in inglese. «Ma ora è tutto ok. A parte il baccano che fanno gli studenti del San Raffaele che vivono qui».
Dalle Olgettine ai fuorisede. Anche questo forse è un sintomo del tramonto di un impero.
La custode sembra però redarguire l'inquilina con lo sguardo. Lei taglia corto e scompare in mezzo alle colonne di cemento bianco che dividono le scale.

«Le ragazze? Potrebbero ancora vivere qui. Non ce ne accorgeremmo»

L'ingresso della dimora Olgettina.

«Noi ci siamo trasferiti al numero 65 da poco», dice gentile Tina.
Avrà 75 anni e sta rientrando a casa con il marito Antonio.
«Appena arrivati abbiamo subito chiesto due cose: se la faccenda delle signorine fosse finita e se Berlusconi fosse proprietario dello stabile. Ci hanno risposto di no».
La coppia, in fuga dal traffico caotico di Milano centro, non voleva avere problemi. E così è stato.
«Qui c'è tranquillità, è un paradiso anche se...». «Anche se», continua il marito, «le ragazze potrebbero ancora vivere qui: noi non ce ne accorgeremmo. Basta che entrino in macchina nei box e prendano l'ascensore. Chi le vedrebbe?».
E dire che non passerebbero inosservate. «Sono belle, eh?», chiede Antonio ridendo.
AFFITTI ALLE STELLE. Loro pagano quasi 3 mila euro al mese: 2 mila d'affitto e 3.160 di spese ogni tre mesi. Vivere in via Olgettina non è esattamente a buon mercato.
«Sarà per questo», aggiunge il pensionato, «che molti appartamenti sono sfitti e alcuni ancora in vendita. Ma chi li compra adesso?».
Tutto lo stabile è ancora in mano a una srl, la Friza immobiliare di Monza. «È a loro che noi paghiamo l'affitto», conferma Tina.
Che ha un pensiero fisso: «Qui c'è ancora lo zampino di Berlusconi, ne sono convinta. E secondo me alcune ragazze ci sono ancora, nonostante la custode continui a dire di no. Quella dice sempre di no: dice di no d'ufficio».
Cercare conferme è difficile. «Non posso certo rispondere», risponde secca a Lettera43.it una segretaria dell'immobiliare. «Poi al telefono? Impossibile. Abbia pazienza».
E così restano solo le voci, le chiacchiere da pianerottolo. Nessuno ha visto o sentito nulla, sia chiaro. «Un amico di mia figlia mi ha detto che è sicuro: quelle stanno ancora qua», sussurra Tina allontanandosi a braccetto del marito.
«BERLUSCONI? LO ABBIAMO VOTATO». Alla domanda se abbiano mai votato Berlusconi, Tina e Antonio rispondono diversamente.
«Io sempre», dice convinto lui. «Le donne e gli scandali sono cose private, non c'entrano con la politica. Ognuno in casa sua fa quello che vuole».
Lei ammette di avere qualche dubbio: «Saranno anche questioni private, ma comportarsi in questo modo mentre si rappresenta una nazione non è certo un bel bigliettino da visita...». Per questo ha smesso di votare Forza Italia. «Ci sono cose che non mi convincono».
A guardarla da fuori oggi la dimora Olgettina è solo uno stabile ben tenuto e curato alle porte di Milano. Dello scandalo e delle notti del bunga bunga non si sente nemmeno l'odore.
Qui ora abitano solo persone che cercano la tranquillità. E sono disposte a pagarla, credendo nello spot di Milano 2.

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