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TECNOLOGIA 26 Febbraio Feb 2015 1228 26 febbraio 2015

Droni, le falle nella sicurezza

Sorvolano l'Eliseo. Eludono i controlli della Casa Bianca. E di impianti nucleari. Si aprono le inchieste. Ma mancano i controlli. E solo in Ue sono 30 mila velivoli.

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Un drone presentato alla Roma drone conference.

Riescono a superare i controlli della Casa Bianca. Sorvolano i cieli e le sedi diplomatiche di Parigi. Riescono a evadere i controlli sugli impianti nucleari francesi.
Possibile che da mezzo di lotta al terrorismo sulle alture afghane i droni sembrano essere diventati la nuova minaccia per la sicurezza nelle capitali occidentali?
DALL'ELISEO ALLE CENTRALI NUCLEARI. Tra il 23 e il 25 febbraio a un mese e mezzo dalla strage di Parigi, decine di residenti della capitale francese, attualmente la città più blindata d'Europa, hanno avvistato nel pieno della notte piccoli velivoli senza pilota sorvolare l'ambasciata americana, Place de la Concorde, la Torre Eiffel e la Spianata degli Invalides (guarda il video).
La prima notte erano in cinque, la seconda - stando a Radio Europe 1 - due o tre.
Il 20 gennaio, cioè nemmeno due settimane dopo il terribile attacco terroristico dei fratelli Koulibaly, un altro drone era passato per qualche secondo sopra il palazzo presidenziale dell'Eliseo.
RISCHI PER LA SICUREZZA. E tra fine ottobre e inizio novembre erano stati avvistati ben 19 velivoli nelle zone rosse di otto centrali nucleari: Creys-Malville, Bourges, Gravelines, Cattenom, Blayais, Bugey, Chooz e Nogent-sur-Seine.
In un solo caso, quello di Bourges, sono stati trovati i responsabili: tre appassionati di modellismo che sono stati accusati di sorvolo volontario di una zona interdetta, reato punibile con un anno di carcere e 75 mila euro di multa. Di tutti gli altri episodi non si sa nulla. Greenpeace ha accusato l'autorità per il nucleare di sottovalutare i rischi per la sicurezza, in un Paese che ha 58 reattori ed è il secondo parco di centrali al mondo.
«Chiunque con poche centinaia di euro può andare su Amazon e comprare un drone», spiega a Lettera43.it, Filippo Tomasello, direttore di EuroUsc-Italia, ente indipendente di valutazione e formazione sulle pratiche di aviazione, «e poi non ci vuole molto per appenderci un pacchetto di esplosivo o puntare la testa di una persona».

In Europa quasi 30 mila velivoli non registrati

Entro il 2021, il mercato dei droni è previsto valga circa 130 miliardi di dollari.

La domanda, implicita, è: «Che cosa succederebbe se a pilotare quei droni ci fosse un terrorista?».
E se lo devono essere chiesti anche alla gendarmerie francese. I poliziotti d'Oltralpe hanno provato a seguire i droni nel cielo di Parigi, ma ne hanno perso le tracce. La procura ha aperto un'inchiesta per «volo di aeromobile in zona vietata» contro ignoti. E ha mobilitato nelle ricerche decine di agenti. Il 25 febbraio tre giornalisti di Al Jazeera sono stati fermati per aver fatto volare un drone nel Bois de Boulogne, il parco pubblico nell'Ovest della capitale. Ma fonti vicine al dossier hanno riferito che almeno per il momento non è possibile stabilire «alcun legame tra questo episodio e i sorvoli notturni» delle ultime due notti. Per ora infatti i droni non hanno un sistema di controllo informatico come gli aerei e non c'è modo per identificare un velivolo in quota. E l'impressione è che i ripetuti sorvoli vogliano mettere in evidenza proprio le falle della sicurezza.
La situazione, come tante di quelle in cui la realtà tecnologica supera l'immaginazione del legislatore, porta a paradossi. «Oggi», dice Tomasello, «il drone è come un coltello da cucina di 20 centimetri: tutti lo possono avere e poi se qualcuno lo usa per la violenza viene punito dal codice penale. Solo che il drone ha una capacità tecnologica che lo rende uno strumento di offesa molto più sofisticato di un coltello da cucina». Ma contemporaneamente, per il codice penale e civile, un ragazzino che fa entrare un drone in una zona rossa è paragonato a uno che la sorvola con un vero aereo.
IN ARRIVO MULTE PER CHI NON È IN REGOLA. Ad aprile 2014, l'Enac, l'ente nazionale dell'aviazione civile italiana, ha varato un regolamento che prevede la registrazione degli operatori dei droni per scopi professionali. Si tratta di un documento con valore legale, che prevede multe per chi non si registra, misure simili a quelle esistenti in Germania, Francia e Gran Bretagna. Intanto, però, la diffusione dei droni è già dilagata: in tre anni l'Ue è passata da zero a 3 mila operatori registrati, un numero che secondo Tomasello rappresenta solo il 10% di quelli davvero presenti. In altre parole, ci sono quasi 30 mila operatori non registrati.
Un numero che inizia a pesare. Il 24 febbraio a RomaDrone, conferenza nazionale sulla sicurezza e i droni, Francesco Corigliano del dipartimento Pubblica sicurezza del ministero dell'Interno ha annunciato che presto nuove misure imporranno l'obbligo di assicurazione del velivolo, di un attestato per il pilota e chi infrangerà le norme potrà pagare multe fino a 64 mila euro. A Parigi le sanzioni sono già in vigore, per chi sorvola la capitale a meno di 6 mila metri di altezza. Ma evidentemente non bastano.
SERVE UN SISTEMA DI CONTROLLO IN VOLO. Secondo Tomasello, quello che manca è un sistema per individuare i droni in volo, simile a quello esistente per gli aeroplani. Ogni aereo infatti ha un codice numerico Trasponder, che serve per essere identificato dai radar: è il codice che l'Enac trasmette all'areonautica militare per controllare i velivoli in quota.
«Per creare un sistema simile per i velivoli telecomandati», spiega, «basterebbe obbligarli a munirsi di un chip, come quello che viene usato per identificare gli animali». E poi servirebbe anche un'ampia «formazione delle forze dell'ordine». Ora infatti né normali poliziotti né forse le guardie giurate che proteggono i luoghi sensibili sono addestrati per operazioni anti droni.

Una magra consolazione è che gli Stati Uniti, campioni di tecnologia, sulle regole sono messi peggio di noi. «Per ora non hanno nessun regolamento approvato, il Congresso ha semplicemente concesso eccezioni alle regole sull'aviazione vigenti».
Ma da tempo l'amministrazione Obama ha chiesto di regolamentare il settore. E il 25 febbraio gli 007 americani hanno fatto sapere che a breve lanceranno esercitazioni con l'utilizzo di droni anche nei cieli di Washington. Un modo forse per rimediare alla figuraccia della Casa Bianca.

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