Chirurgo Italiano Sergio 150226111356
SCIENZA 26 Febbraio Feb 2015 1052 26 febbraio 2015

Trapianto di testa: l'intervento secondo Canavero

Raffreddamento del corpo. Taglio di collo e vertebre. Fusione dei nervi spinali. Canavero presenta il suo progetto di trapianto di testa. Ma i colleghi frenano.

  • ...

Il chirurgo italiano Sergio Canavero.

Trapiantare la testa di un paziente su un altro corpo, non solo le cornee, ma proprio la testa intera, cervello incluso: è il progetto di Sergio Canavero, dottore torinese, raccontato in dettaglio per la prima volta alla rivista specializzata New Scientist.
Dopo anni di studio, Canavero ha illustrato le varie fasi di attuazione della delicata operazione chirurgica e ora punta a creare un team che si concentri esclusivamente su questo progetto, per rendere il cosiddetto full-body transplant possibile.
IL RAFFREDDAMENTO DELLE CELLULE. Le difficoltà sono evidenti: rimuovere il capo di una persona ancora ‘viva’, cucirlo sul corpo di un altro e allenare il cervello all’utilizzo di migliaia di nuovi nervi spinali, sono passaggi ancor più complessi di quanto possano sembrare.
Eppure una tecnica ci sarebbe, secondo quanto descritto da Canavero sul New Scientist: anzitutto raffreddando la testa del paziente e il corpo del donatore, di modo che le cellule non muoiano durante l’operazione.
IL TAGLIO E LA FUSIONE DEI NERVI SPINALI. Si passa poi al taglio del collo - seguito dall’unione dei vasi sanguigni grazie a una serie di micro-tubi - e a quello della colonna vertebrale.
Una volta posizionata la testa sul nuovo corpo bisogna far sì che il cervello riceva segnali forti e chiari, che le connessioni nervose, insomma, funzionino. Secondo Canavero, i nervi spinali possono essere fusi insieme grazie al glicole polietilenico. Poi si tratterebbe di mantenere il paziente in coma farmacologico per settimane, in modo da dare tempo a corpo e testa di abituarsi l’uno all’altro. Nella più rosea delle previsioni, una volta risvegliato il paziente avrebbe percezione del proprio volto e sarebbe in grado di parlare, ma ci vorrebbe probabilmente un anno di fisioterapia per un recupero totale del movimento corporeo.
QUESTIONE ETICA E QUESTIONE MEDICA. La descrizione dell’operazione chirurgica così come raccontata dal dottore torinese fa sorgere spontanea una domanda: e se ci stessimo spingendo troppo oltre?
A livello etico, prima di tutto, ci si chiede se valga la pena di tentare un'operazione chirurgica tanto invasiva per allungare la vita di malati terminali.
E a livello medico il dubbio è lecito: la parte più delicata dell’operazione sarebbe proprio il collegamento dei nervi spinali sul nuovo corpo, di modo che lavorino di nuovo.
«SE LA SOCIETÀ NON È PRONTA NON LO FARÒ». «La possibilità che questo progetto si realizzi è molto bassa», ha detto al New Scientist Harry Goldsmith, professore di chirurgia neurologica all’University of California.
Secondo Canavero, invece, è possibile e il problema è solo etico: «Se la società non è pronta, allora non lo farò», ha dichiarato. «Ma se è soltanto in Europa o negli Stati Uniti che la gente non è pronta, questo non significa che l’operazione non si possa svolgere in altri posti».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso