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SCENARIO 28 Febbraio Feb 2015 1022 28 febbraio 2015

Roma, Renzi punta a sostituire Marino con Malagò

Il premier vuole il presidente del Coni per liberarsi del sindaco. Sognando l'Olimpiade 2024.

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Roma: la Barcaccia colma di rifiuti gettati da alcuni tifosi olandesi del Feyenoord (19 febbraio 2015).

L’ultima volta ne hanno riparlato a Davos, in occasione del World Economic Forum di fine gennaio 2015, visto che a inizio anno la cosa sembrava fatta.
Giovanni Malagò candidato a sindaco di Roma in modo da sostituire Ignazio Marino, diventato una sorta di incubo notturno del premier Matteo Renzi.
I VANDALI IN AIUTO. Poi la frenata del presidente del Coni e gli eventi che hanno travolto la Capitale, compresi gli atti vandalici dei tifosi olandesi del Feyenoord (tutti fatti negativi, ma paradossalmente a favore del sindaco in carica), hanno nuovamente congelato l’operazione. Congelata, ma non seppellita.
Perché il presidente del Consiglio vuole a tutti i costi eliminare il “problema” Marino considerato un danno troppo vistoso per l’immagine del partito.
LA CURA ORFINI È INEFFICACE. Al punto che anche la cura Orfini - il presidente del Pd nominato commissario della federazione romana - non sta dando i frutti sperati.
Anzi, sta facendo ulteriormente arrabbiare il capo del governo, dato che Matteo Orfini non starebbe facendo altro che sostituirsi a Goffredo Bettini, il guru del cosiddetto modello Roma, nella ragnatela di potere.
E tutto questo non piace affatto a Renzi.

Il grande sogno è l'Olimpiade a Roma nel 2024

Ignazio Marino.

Per questa ragione a Davos Matteo e Giovanni non hanno parlato solo dei grandi temi dell'economia globale, ma hanno infilato nella fitta agenda dei lavori anche un colloquio riservsato dedicato al grande sogno olimpico di Roma per il 2024.
IN LIZZA USA E GERMANIA. I due, infatti, hanno avuto l’occasione d’incontrare per la prima volta il presidente del Cio Thomas Bach, con il quale hanno affrontato il tema della candidatura della Capitale per i Giochi che il Comitato olimpico internazionale ha in programma di assegnare nel settembre del 2017.
L’Italia è stato il primo Paese a ufficializzare la candidatura, seguita poi dagli Stati Uniti con Boston (la Germania ha confermato che ha intenzione di presentarsi, ma deve decidere tra Amburgo e Berlino).
«CI SERVE OTTIMISMO». «I presupposti», ha spiegato Malagò in quella occasione, «sono completamente diversi rispetto a esperienze del passato. Poi dove ci porterà tutto questo a settembre 2017 onestamente non lo sappiamo, ma noi abbiamo il dovere di dare una speranza diversa all’Italia. Come ho sempre sostenuto, non solo il nostro mondo, ma tutto il Paese ha bisogno di una ventata di ottimismo».

Matteo e Giovanni ambiziosi e quasi gemelli

Giovanni Malagò e Matteo Renzi.

Insomma, fra Renzi e il presidente del Coni c’è una tale unità d’intenti da farli sembrare fratelli gemelli.
Per questa ragione il premier sta aspettando solo il casus belli per far cadere Marino e portare Roma al voto.
Ovviamente il capo del governo tornerebbe all’assalto di Malagò.
Il ragionamento forte era e resta uno solo. Nella prospettiva olimpica conta molto di più il sindaco di Roma che il presidente del Coni.
DIMENTICARE L'EDIZIONE 1960. La gestione dei lavori, nel caso in cui la Città eterna fosse scelta come sede dei giochi, il rapporto con le imprese internazionali consegnerebbero Malagò alla storia, facendo dimenticare l’edizione del 1960, rimasta l’unico vero parametro di riferimento per chi vuole affrontare il tema delle grandi opere.
Insomma, il grande sogno di Renzi ha nel presidente del Coni, amico di tutti e nemico di nessuno, il punto di riferimento per far diventare La grande bellezza una realtà e non un semplice film.
ANCHE MARCHINI SI MUOVE. E proprio per queste ragioni Alfio Marchini, sfidante di Marino alle ultime elezioni e vera opposizione in Campidoglio, si sta muovendo con grande foga, non volendo restare indietro. La partita elettorale, essendoci di mezzo Renzi, potrebbe arrivare a sorpresa.

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