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MALATTIA 4 Marzo Mar 2015 1353 04 marzo 2015

Depressione, quando il successo non cura

Ghisolfi è solo l'ultima vittima. Da Tenco a Williams. Uomini illustri, strozzati dal Male oscuro. Di loro si parla. Ma nel mondo i suicidi sono 850 mila all'anno.

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I malati di depressione sono almeno 350 milioni nel mondo.

C'è questo viale nero, non chiude mai e ti aspetta.
La depressione succhia via ogni voglia, ogni forza e attira a sé ed è un posto, questo viale nero, dove nessuno può seguire nessuno, ciascuno ha il suo. Di colpo, quella folata d’ansia, dritta in gola. Poi risale, azzanna il respiro e non si capisce più niente.
UN'ANGOSCIA SENZA USCITA. Si dice che ci si nasce in quest’angoscia senza uscita, tutto quello che la libera poi è soltanto innesco. L'industriale Guido Ghisolfi, a capo di un impero, chimica, biocarburanti, a 58 anni si chiude in macchina un pomeriggio di marzo, si spara una fucilata. Uno che aveva tutto, si dice.
Ma è proprio questo il problema, la depressione è cieca, si può non avere più niente da vincere oppure da perdere e lei viene lo stesso.
Torna alla mente il racconto di Saul Bellow, quello che, chiuso in una stanza, una domenica a New York, vede sotto la città-deserto, sente arrivare la folata e allora chiama la polizia: «Venitemi a prendere, ditemi che sono vivo».
IL VIALE NERO SENZA CONFINI. Il viale nero non ha posti e non ha confini, non guarda in faccia nessuno. L'attacco più famoso di tutta la letteratura di tutti i tempi è una sentenza: «Mi ritrovai per una selva oscura». L'incubo di Dante poi ne genera di infiniti, nella pittura, nelle arti figurative, tutti cercano di tradurre in immagini quella dimensione infernale che è di ogni latitudine.
Secondo il Washington Post, che forse fa propaganda, la depressione colpisce soprattutto i popoli mediorientali, il che spiegherebbe una certa propensione alla distruzione fanatica. Subito dopo, sorpresa, l'Africa: a dispetto del luogo comune che vuole tra i maggiori aspiranti suicidi i popoli del Nord, avviliti da poca luce, poco calore. Gli esotici, i caraibici proverbialmente se la spassano di più, ma che dire del Paese del Sole?
350 MILIONI DI MALATI NEL MONDO. Il ministero della Salute certifica 2,6 milioni di patologici italiani, le ultime proiezioni ipotizzano non meno di 5 milioni di depressi oltre a 3 milioni di ansiosi, cioè circa il 13% della popolazione. Nel mondo il dato tocca i 350 milioni, con 850 mila morti all'anno.
Un dato in crescita per la crisi e perché, diciamolo, la depressione è anche una moda: garantisce tormento, sensibilità, per Artistotele era il crisma di artisti, pensatori, politici: ma qui non si scorgono degli Winston Churchill (macerato dietro la facciata di granito), e la si inflaziona in modo intollerabile: «Mi dai l'ansia, mi fai suicidare».
È anche un business, e viene curata spesso in modo criminale. Invece merita rispetto. Indro Montanelli la chiamava «il sole nero», e la accettava: «In quei momenti sono un verme, ogni notte mi processo, non mi sconto nessuna colpa al mondo».

Da Luigi Tenco a Ernest Hemingway: le vittime illustri

Luigi Tenco, scomparso nel 1967.

Non conta chi tu sia, ma quando sei qualcuno la depressione è più ambigua, più indefinibile: Luigi Tenco, politicamente infatuato, si fa saltare le cervella durante un festival di canzoni incolpando la giuria, il pubblico e perfino la povera Orietta Berti pur di non ammettere che la collega-amante Dalida (a sua volta suicida) gli dava il tormento.
Mario Monicelli si lascia volar giù da una finestra perché, passati i 90, non accetta, comprensibilmente, gli ultimi incombenti mesi di strazio da malattia, o perché vuol lasciare l'ultima, definitiva testimonianza di chi non ha mai subìto la vita, le cose, se stesso? Ernest Hemingway era un'anima sensibile e tormentata o un invasato dai demoni della letteratura, del sesso, dell'alcol?
Cesare Pavese ha scolpito un verso terribile: «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi». Per lui furono quelli dell'assenza, mai una donna al fianco al risveglio, e bruciò nel sonnifero il mestiere di vivere.
«Quale allegria», canta Lucio Dalla in un brano memorabile, «per essere stato ucciso 15 volte in fondo a un viale per 15 anni la sera di Natale».
SE IL SUICIDIO DIVENTA 'ROUTINE'. Con gli ultimi ci sono meno rovelli: loro fanno notizia, forse, solo il giorno che spariscono, usando a volte, chissà se per disperazione o per una sorta di atroce sarcasmo estremo, gli strumenti delle attività fallite, come quel contadino 50enne di Conegliano che si impiccò nella stalla, vicino alle bestie, perché non riusciva a pagare il mutuo.
Un altro va ad appendersi a una pianta in un bosco il giorno stesso in cui il Consiglio regionale del Veneto si riunisce per discutere cosa fare contro la crisi. Uno di poco più di 30 anni. Salvatore di Marco, 45 anni, operaio di Borgetto, vicino Palermo, disoccupato, si uccide cinque giorni prima del Natale del 2013, nello sconcerto del sindacalista Cirivello: «Nessuno ne ha parlato, come se facesse parte della routine quotidiana».
164 VITTIME IN NOVE MESI. Nei primi nove mesi del 2014 in Italia sono cresciuti del 59,2% i suicidi per cause economiche, secondo lo studio di Link Lab, il Laboratorio di Ricerca Socio-Economica della Link Campus University che nel 2012 ha istituito l’Osservatorio Suicidi per crisi economica.
L'escalation mette in fila 164 vittime da gennaio a fine settembre 2014 (l'anno precedente, nello stesso periodo erano state 103).
Nello stesso arco temporale, gli 82 suicidi tra le persone disoccupate risultavano raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2013, segnando un sorpasso di queste ultime a danno degli imprenditori.
«TENTAZIONI E MAI LA VOLONTÀ DI FINIRLA QUA». Ma è giocoforza parlare dei ricchi e famosi, che tra l'altro ci mettono del loro. Vasco Rossi ha affidato il suo male di vivere a Facebook, cercava il conforto dei fan, ma il social ha aggravato il male. Si è salvato tornando sul palco, forse perché, come diceva Vittorio Gassman, «l'applauso è come un orgasmo».
Già, Gassman, impregnato di teatro fin nell'anima: bipolare, custodiva in sé le due maschere, che lo tormentavano entrambe. Ma è lecito fare l'elenco infinito dei depressi celebri, da Marilyn Monroe a Kurt Cobain fino a Robin Williams? C'è un bel verso di Renato Zero: «Tentazioni e mai la volontà di finirla qua».
Chi è stato morso da questo vampiro di ombre sa che il vampiro finisce in cenere al calore di una carezza o alla scintilla dell'orgoglio. Ma il vampiro torna, si trasforma in pipistrello. Eccolo, sta arrivando.

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