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FOCUS 6 Marzo Mar 2015 0857 06 marzo 2015

Terrorismo, storia di un negoziatore

Tratta con banditi e terroristi. Per liberare gli ostaggi. In Libia come in Algeria. N.C. si racconta a L43. E sulla polemica dei riscatti si schiera: «Pure Cristo pagò».

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Il suo lavoro è di quelli che non si trovano sugli annunci. Viene chiamato 'negoziatore', e ha il compito di assicurarsi che nessuno si faccia male quando interessi contrapposti utilizzano vite umane come merce di scambio.
Lui, N. C., preferisce non rivelare il suo nome completo. Anzi, chiede di farsi chiamare Ice, in modo tale che sia chiaro agli «addetti ai lavori» di chi si sta parlando. Ha 40 anni, un po’ ligure e un po’ sardo, fino a poco tempo fa era impiegato presso il ministero della Difesa.
Ora ha deciso di smettere: «L’ultima cosa che farò sarà trovare qualcuno che mi sostituisca. Poi cambierò mestiere», dice a Lettera43.it.
LE COLPE DELL'OCCIDENTE. Nel corso degli anni Ice ha operato in aree ad alto rischio, dove l'escalation di rapimenti è la conseguenza diretta dell'insabilità generata dall'Occidente: «Basta paragonare la Libia o l’Algeria, entrambi teatro di rapimenti, al Marocco, dove nel complesso esiste una situazione politica e sociale relativamente stabile, e quindi più tranquilla», spiega. «Lo stesso vale per la Libia prima e dopo Gheddafi. Noi dell’Occidente creiamo delle situazioni che poi degenerano. Il copione è sempre lo stesso».

DOMANDA. Com’è nata per lei questa professione?
RISPOSTA. Dai tre ai 19 anni avevo un unico interesse: essere un medico. Grazie al mio psichiatra ho capito che avrei potuto salvare un maggior numero di vite umane facendo un altro mestiere.
D. Nel processo di negoziazione lavora da solo?
R. Assolutamente no, è un lavoro di squadra. Quasi sempre viene coinvolto un profiler.
D. Di chi si tratta?
R. È il papà che quando torni a casa ti dice: «Figlio mio, lasciala quella ragazza. Non va bene per te». In altre parole è uno psichiatra, o uno psicologo, che sa capire chi è la persona con la quale dovrai negoziare
D. È importante conoscere il proprio nemico?
R. Esattamente. Come scegliere i propri amici
D. Come si ottiene un buon profiling psicologico?
R. Nello stesso modo con cui la mamma, guardandoti negli occhi. ti chiede: «Figlio mio hai la febbre?». Tono della voce, linguaggio utilizzato, battito cardiaco.
D. Cosa rende affidabile un negoziatore?
R. Ciò che fa la differenza è la capacità di sopportare lo stress che genera l’attesa. Tutto il resto è pancia.
D. Lei è stato chiamato in causa nel 2012, in occasione delle proteste di Nuraxi Figus nel Sulcis: si dice che i minatori sequestrarono una persona, poi tutto si risolse. Come ha fatto?
R. Era brava gente. Sardi come me. Parlavamo la stessa lingua.
D. Ci racconti una delle sue ultime negoziazioni.
R. Poco prima di Natale un ingegnere italiano che lavorava per una grossa multinazionale nel campo petrolifero venne rapito in Libia, territorio particolarmente complesso.
D. Cosa intende per «particolarmente complesso»?
R. Sembra assurdo, ma la prima grossa difficoltà è stata quella di capire chi l’avesse rapito. In questo caso, abbiamo ricevuto diverse rivendicazioni. Trattare con tutti non solo sarebbe stato un dispendio inutile di energie, ma avrebbe aumentato le probabilità di perdere l’ostaggio.
D. Quindi l'episodio non aveva nulla a che fare con il terrorismo?
R. Corretto. Puro banditismo.
D. Come hanno trattato i media questo caso?
R. Bene e male. Alcuni organi di stampa hanno parlato del tutto erroneamente di un possibile coinvolgimento dell’Isis nella vicenda.
D. Come giudica, più in generale, il ruolo dei media durante una trattativa?
R. I media sono veicoli di informazione. Lei come vede il ruolo di un cellulare? Serve per chiamare il 118 quando una persona è ferita o serve per fare stalking? Parliamoci chiaramente. Ho incontrato un maggior numero di persone corrette che operano nel settore dell’informazione di quante operino in altri. Mi chieda piuttosto perché quotidianamente vengano divulgate informazioni riservate o coperte da segreto militare...
D. Sta dicendo che in questi casi la “colpa” non è dei media, bensì degli organi preposti alla trattativa?
R. Sì. Il segreto dovrebbe essere obbligatorio, ma non sempre accade.
D. Quali altri elementi possono complicare o facilitare una trattativa?
R. Elementi o eventi esterni, magari completamente scollegati dal rapimento stesso. Prendiamo l’esempio di Charlie Hebdo. In quel caso credo che la seria e capillare campagna di anti-terrorismo intrapresa dalla Francia dopo l’attentato a Parigi possa aver accelerato le trattative per la liberazione di Greta e Vanessa
D. A proposito di Greta e Vanessa, qualcuno dice che è stato pagato un riscatto. Cosa ne pensa?
R. La mia impressione è che ci sia quasi una forma di curiosità perversa. Greta e Vanessa sono state liberate. Punto e basta. Soldi o non soldi... ma chissenefrega.
D. Quindi concorda con la linea meno intransigente del «va bene pagare, pur di liberare gli ostaggi»?
R. Non concordo con la guerra. Detto questo, ogni considerazione che scaturisce da un insulto all’umanità, soprattutto quando questo insulto si chiama “guerra”, non può che essere frutto di una sterile riflessione.
D. È sempre stato così sicuro? Non ha mai avuto dubbi in merito?
R. Posi la stessa domanda a mio nonno, anche lui servitore dello Stato. Sa cosa mi rispose?
D. Cosa?
R. «Cristo ha pagato. Non solo per liberare i buoni, ma anche per liberare i cattivi». Mio padre non ha mai saputo che ogni tanto vado sulla tomba di quel nonno a chiedere consiglio.
D. Dopo la liberazione di Greta e Vanessa, Padre Dall’Oglio resta l’unico italiano in ostaggio all’estero: cosa pensa del suo caso?
R. Perché non gira la domanda ai dirigenti dell’Aise (il servizio segreto per l'estero, ex Sismi, ndr)? Così che possano dirle non solo il perché, ma anche se è veramente l’unico italiano trattenuto all’estero.
D. Dall'Oglio fu rapito in Siria. In base alla sua esperienza, c'è una relazione tra l'instabilità territoriale e la frequenza dei rapimenti?
R. Sì, certo che c'è. A parte il mostro Isis, di nostra creazione, sarebbe interessante paragonare la Libia o l’Algeria, entrambi teatro di rapimenti, al Marocco, dove nel complesso esiste una situazione politica e sociale relativamente stabile, e quindi più tranquilla. Lo stesso vale se paragonassimo la Libia prima e dopo Gheddafi. Noi dell’Occidente creiamo delle situazioni che poi degenerano. Il copione è sempre lo stesso.
D. Dopo anni di lavoro, ora ha deciso di smettere di fare il negoziatore: per quale motivo?
R. Lei non ha mai cambiato lavoro nella vita? Non ho più voglia. Per un istante ho pensato che avendo avuto un nonno e un padre così grandi anch’io dovevo dimostrare qualcosa per meritarmi il loro amore. Poi mi sono fermato e ho realizzato che mio padre mi amava senza sapere ciò che stavo facendo. L’ultima cosa che farò sarà trovare qualcuno che mi sostituisca. Poi cambierò mestiere.
D. Sa già cosa fare?
R. Aprirò un bar e dirigerò un piccolo stabilimento balneare con la mia compagna. Molto più rilassante.

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