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GUERRA 9 Marzo Mar 2015 0800 09 marzo 2015

Ali al Tulaibawi, il cecchino dell'Iraq che spara all'Isis

Ha combattuto in Siria. Poi con gli iraniani ha difeso l'impianto petrolifero di Beiji dai miliziani neri. La storia dell'American sniper di Baghdad.

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da Beirut

Ali al Tulaibawi è un cecchino iracheno chiamato a combattere contro l'Isis.

Ali al Tulaibawi, detto il «Falco», forse sogna che la sua storia un giorno possa diventare un film diretto da un grande regista, come successo all'americano Chris Kyle diventato protagonista di American sniper. Per ora, però, si è accontentato di raccontarla in televisione. E l'intervista ha avuto grande interesse non solo in Iraq, ma pure nel vicino Libano.
CECCHINO VENUTO DALL'IRAQ. Ali al Tulaibawi è un cecchino iracheno, che ha partecipato per mesi alla difesa della raffineria di Beiji, la più grande dell’Iraq, caduta nelle mani dell’Isis.
Dopo essersi addestrato sui campi di battaglia siriani, è stato inviato a difendere lo strategico impianto petrolifero dall’alto delle sue torri di raffinazione.
NELLA GUERRA IN SIRIA. Prima era in Siria: nella guerra tra le forze governative del presidente Bashar al Assad e i miliziani sunniti ha combattuto anche l’unità tattica degli sciiti di Tulaibawi. Là il cecchino ha perfezionato la sua formazione da tiratore scelto, appostato nei vicoli per proteggere un santuario sciita.
«Allora i miei compagni hanno iniziato a chiamarmi 'Falco', perché sono in grado di ruotare la testa oltre il normale e riesco così a piazzare colpi impossibili. La Siria è stata una scuola dura, la morte era davvero a ogni angolo».

Nell'inferno di Beiji sotto i colpi dell'Isis

Miliziani iracheni.

Nell'intervista che l'ha fatto uscire dall'anonimato, al Tulaibawi ha raccontato di essere stato uno dei 150 militanti sciiti che, insieme con le forze governative irachene, sono rimasti intrappolati nel complesso di Beiji dopo che gli uomini dell'Isis avevano circondato l’impianto a giugno 2014.
«La nostra missione era di guadagnare tempo e permettere alle forze irachene di riorganizzarsi per sconfiggere i miliziani sunniti».
SCONTRO COI MILIZIANI NERI. La raffineria per lo Stato islamico rappresenta un'importante fonte di finanziamento e un tassello fondamentale del progetto di autosufficienza economica del Califfato.
«Il mio comandante, membro della milizia iraniana Asaib Ahl al-Haq, mesi fa mi ha detto di prepararmi per una missione lunga e delicata», ha spiegato Tulaibawi, «gli ho chiesto se dovessi tornare in Siria e mi ha detto che questa volta bisognava difendere qualcosa forse ancora più importante del santuario: la raffineria di Beiji».
AGLI ORDINI DELL'IRAN. L’Iran, vera e propria potenza regionale, soprattutto in questa crisi ha una forte influenza sul governo di Baghdad. Militarmente sostiene le milizie sciite, che hanno svolto un ruolo importante nel fermare l’avanzata dei combattenti Isis nel Nord dell’Iraq, quando l’esercito iracheno si era letteralmente sbriciolato. Queste milizie hanno l’approvazione del governo, anche se la componente sunnita le accusa di violazioni dei diritti umani contro la loro comunità.

Viveri ai soldati inviati con gli elicotteri

Un miliziano peshmerga durante un'azione contro l'Isis.

Nei mesi passati dentro la raffineria irachena, al Tulaibawi e gli altri si sono nutriti grazie ai rifornimenti arrivati dagli elicotteri iracheni.
«Succedeva che per un po’ di tempo non riuscivano a effettuare i lanci e per giorni abbiamo mangiato solo concentrato di pomodoro».
VITA COME UN VIDEOGIOCO. Poi ha svelato la sua missione. «Il mio lavoro là era più facile di quello in Siria», ha spiegato il cecchino. «Ogni volta che gli uomini dell'Isis attaccavano la raffineria, iniziavamo a sparare, mi sembrava di stare in un videogioco».
Il «Falco» ha svelato che sulle torri i momenti più «difficili» erano quelli in cui gli jihadisti «attaccavano guidando camion militari iracheni imbottiti di esplosivo»: «Vedevamo venire verso di noi i mezzi che sono difficili da fermare, perché quasi tutte le parti sono coperte da piastre antiproiettile al cui interno sono incastrati sacchi di sabbia».
ORGOGLIOSO DEL LAVORO. Al Tulaibawi ha poi ammesso che gli attacchi aerei della coalizione internazionale sono «un aiuto per la resistenza».
«Sono orgoglioso di quello che sto facendo», ha detto il cecchino, «con ogni pallottola che sparo alla testa di un terrorista sento che sto aiutando il mio Paese a cancellare dei germi pericolosi».
Infine l'iracheno ha parlato della vita quotidiana sulle torri. «Sono diventato amico di tutti, anche dei soldati regolari, e passavamo il tempo con i racconti delle battaglie feroci cui tutti avevamo partecipato». In attesa del film che ne racconti le gesta.

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