Sclerosi Laterale Amiotrofica 140422192055
SCIENZA 9 Marzo Mar 2015 2050 09 marzo 2015

Trovato l'interruttore delle malattie neurodegenerative

La scoperta dell'università di Trento. Una nuova speranza per i malati di Parkinson e Sla.

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Un paziente affetto da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla).

Scoperto un nuovo 'interruttore' molecolare che potrebbe 'spegnere' i sintomi di molte malattie neurodegenerative, come il Parkinson e la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla): è quanto sembrano suggerire i primi esperimenti condotti sugli animali dai ricercatori dell'Università di Trento coordinati dalla biologa Maria Pennuto.
I risultati, pubblicati sulla rivista Neuron, sono stati presentati a Riva del Garda in occasione del convegno annuale dei ricercatori Telethon.
STUDIO SULLA MALATTIA DI KENNEDY. La scoperta è nata dallo studio di una rara malattia genetica che colpisce solo gli uomini, l'atrofia muscolare spinale bulbare (nota anche come malattia di Kennedy): causata da una mutazione sul cromosoma X, si manifesta nell'età adulta con atrofia ai muscoli degli arti inferiori e della faccia.
«La malattia», ha spiegato Pennuto, «è provocata da un'alterazione del recettore per gli ormoni androgeni, una proteina che non si trova solo nei testicoli ma anche nei neuroni che comandano il movimento e nei muscoli».
MECCANISMO SIMILE AD ALTRE MALATTIE. I ricercatori Telethon sono riusciti a scovare il punto esatto in cui avviene la modificazione chimica che induce il recettore a funzionare troppo causando l'atrofia: «Un sito simile si trova anche in altre proteine associate a malattie neurodegenerative come il Parkinson, la Sla, la malattia di Huntington e l'atassia spinocerebellare di tipo 1 (Sca1)», ha precisato Maria Pennuto. «Per questo pensiamo che si tratti di un meccanismo importante nell'insorgenza delle malattie neurodegenerative. Nei nostri primi esperimenti sul moscerino della frutta abbiamo dimostrato che lo 'spegnimento' di questo interruttore è in grado di attenuare i sintomi della malattia di Kennedy. Se altre ricerche confermeranno la nostra intuizione anche nelle altre malattie potremo puntare a sviluppare nuovi farmaci molecolari».

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