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CRIMINALITÀ 10 Marzo Mar 2015 1700 10 marzo 2015

Camorra, le infiltrazioni nel cantiere di Castellammare

Imprenditori obbligati ad assumere uomini del clan D'Alessandro. Che vengono pagati per non lavorare. L'ipotesi degli inquirenti: reclutamento in mano a un sindacalista Fiom-Cgil.

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Il cantiere di Castellammare di Stabia.

La camorra chiedeva posti nella Fincantieri di Castellammare di Stabia.
E, secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, lo faceva attraverso un sindacalista della Fiom-Cgil, un capofficina e un operaio specializzato: attorno al loro mondo di relazioni ad alta tensione e di segreti si sta sviluppando l'inchiesta, condotta dal locale commissariato di polizia, che rischia di stravolgere la tranquilla ordinarietà del sito navalmeccanico tra i più antichi d'Italia, dove è stata costruita e varata, il 22 febbraio 1931, la nave-scuola Amerigo Vespucci.
PESTAGGI E INTIMIDAZIONI. La pista investigativa verte su un'ipotesi e un dato certo. C'è un imprenditore dell'indotto (così è chiamato il complesso di piccole e medie imprese che vivono grazie ai subappalti della multinazionale pubblica) che ha denunciato pestaggi e intimidazioni da parte di soggetti legati al mondo della criminalità organizzata interessati a ottenere contratti di lavoro nella sua azienda da destinare a soggetti riconducibili al clan D'Alessandro.
Il gruppo criminale che, seppur ridimensionato negli ultimi anni da arresti e condanne, continua a dettare la legge della “savana” dei Monti Lattari.
AL CENTRO IL CLAN D'ALESSANDRO. Alla cosca un tempo capeggiata dal boss Michele D'Alessandro, uno che da latitante si travestiva da donna con tanto di parrucca e trucco per evitare i posti di blocco, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha attribuito finanche l'omicidio del consigliere comunale del Pd Gino Tommasino, assassinato da una batteria di killer ancora oggi senza un apparente motivo.
Uno dei sicari era iscritto al Pd e aveva addirittura partecipato alle primarie cittadine.

Imprenditore costretto ad assumere soggetti vicini alla camorra

Il boss Michele D'Alessandro.

E fin qui si parla di quel che gli inquirenti sono riusciti ad accertare grazie alla denuncia della vittima. Lo scenario su cui stanno raccogliendo indizi, e che resta tuttora avvolto dalle nebbie delle supposizioni, riguarda invece le responsabilità del sindacalista della Fiom-Cgil, del capofficina e dell'operaio nel reclutamento dei nuovi lavoratori nelle aziende dell'indotto. Avevano interessi economici per farlo, o era solo paura?
L'imprenditore sacrificale di turno era costretto, per quieto vivere, ad assumere soggetti che mai e poi mai avrebbe liberamente scelto sia per la mancanza di requisiti professionali e tecnici sia per non gravare ulteriormente sui bilanci societari.
LE INFILTRAZIONI DELLA MALAVITA DI SCANZANO. Solitamente, le ditte dell'indotto iscritte all'albo fornitori dell'azienda di Trieste riescono a ottenere piccole porzioni di appalti per le quali sono ampiamente sufficienti i lavoratori già inquadrati. È quasi impossibile per una ditta, anche di medie dimensioni, l'allargamento dell'organico. Ogni contratto aggiuntivo è un buco sulla chiglia di una nave che già fa acqua.
Nel cantiere di Castellammare, secondo quanto ha potuto accertare Lettera43.it, lavorano per conto di società esterne alla holding di Stato (che nella fattispecie è da considerarsi vittima di questo meccanismo) diversi esponenti della malavita di Scanzano, il rione collinare dov'è acquartierato il gruppo dirigente dei D'Alessandro.
ESTORSORI E TRUFFATORI TRA GLI OPERAI. Anche se lavorare, in questo caso, è un termine che rischia di generare un equivoco: meglio sarebbe dire che percepiscono lo stipendio senza aver mai preso in mano un attrezzo, senza sapere come si taglia il ferro o come si batte un chiodo. Tra questi 'dipendenti', il più importante, dal punto di vista giudiziario, è il nipote del boss Michele D'Alessandro ma non è l'unico.
Scorrere l'elenco degli operai dell'indotto assomiglia un po' a consultare un codice penale: ce n'è per tutti i gusti. Quelli indagati per associazione mafiosa, traffico di droga, false fatture, ricettazione, evasione, estorsione, tentato omicidio, rapina, truffa. Addirittura, c'è anche un collaboratore di giustizia. Che, coi camorristi, ci lavora gomito a gomito. E nessuno fiata.

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