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RICERCA 10 Marzo Mar 2015 1240 10 marzo 2015

Usa, la depressione oltre a un problema di salute è anche un disastro economico

Uno studio della Tuft Medical School rivela che costa all'America 44 miliardi di dollari l'anno.

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La depressione, che in base alle stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms, un'agenzia dell'Onu specializzata nella salute) affligge 350 milioni di persone nel mondo, riduce fino a un terzo la produttività di un individuo e in America costituisce un immenso deficit economico che costa 44 miliardi di dollari l'anno spesi per la retribuzione di chi non va a lavoro perché affetto dalla malattia.
È questo il dato che emerge da una ricerca americana condotta la seconda settimana di marzo 2015 dalla Tuft Medical School e coordinata dalla dottoressa Debra Lerner che, con questi dati statistici in mente, si è proposta di individuare delle soluzioni per affrontare il problema della depressione.
LA RICERCA: 380 SOGGETTI ESAMINATI. Il team di ricercatori ha preso in esame 380 individui, di età pari o superiore ai 45 anni, che lavorano per 23 aziende differenti e li ha suddivisi in due gruppi.
L'intervento, consistente in 8 sessioni di consulenza distribuite in 4 mesi, si è dimostrato estremamente efficiente.
Nel primo gruppo, che ha ricevuto una terapia telefonica appositamente pensata per lavorare al problema dell'inefficienza lavorativa dovuta alla malattia, si è registrato un abbassamento del 51% dei sintomi di depressione, del 44% delle ore improduttive in sede lavorativa e del 53% dell'assenteismo in azienda; mentre nel secondo gruppo, che ha ricevuto una consulenza generica sulla malattia, i risultati sono stati inferiori: un calo del 26% dei sintomi di depressione e del 13% sia per le ore improduttive, sia per l'assenteismo.
LA DEPRESSIONE È UNA MALATTIA A TUTTI GLI EFFETTI. L'obiettivo principale della terapie applicate è stato quello di aiutare i soggetti in esame a prendere coscienza del fatto che l'infelicità in sede lavorativa non è tanto dovuta al lavoro in sé, quanto a un problema di salute effettivo causato dalla depressione.
Una volta che gli individui in esame sono stati in grado di accettare che i problemi sul posto di lavoro derivano dalla propria malattia, la loro produttività è cresciuta.
Come tende a sottolineare la dottoressa Lerner al Daily beast , «accettare la depressione è il primo scoglio da superare per cercare di guarirne».


La depressione è una malattia sottovalutata

Secondo l'americano Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie (Cdc), dei 350 milioni di persone che soffrono di depressione in tutto il mondo, soltanto meno della metà hanno accesso alle cure, un dato destinato a scendere ulteriormente nei Paesi in via di sviluppo, per esempio Cambogia, Kenya, Eritrea, Somalia.
Il numero dei sucidi dovuti al sottovalutare la malattia ammonta ad almeno un milione in tutto il mondo.
«SE LA DEPRESSIONE FOSSE UN CANCRO». La dottoressa Heidi Ledford, che ha partecipato alla ricerca della Tuft Medical School, in un articolo intitolato «Se la depressione fosse cancro» ha spiegato che, contrariamente a come ci si comporta di fronte a un tumore, spesso i pazienti affetti dalla malattia tendono a sottovalutarla perché convinti di poterla gestire.
LA DEPRESSIONE CAUSA DISABILITÀ. Per anni la comunità scientifica ha sollevato bandiere sui crescenti pericoli cui può indurre, se ignorata, la malattia. Un articolo del 1997, contenuto nella rivista scientifica The Lancet, ha predetto che la depressione potrebbe essere la seconda principale causa di disabilità entro il 2020 e la previsione è stata ripresa nel 2010 sia dall'Oms sia da altre organizzazioni che operano nel settore della psichiatria.
LE PREVISIONI PEGGIORANO IL PROBLEMA. Alcuni esperti temono, però, che simili conclusioni servano solo a peggiorare il problema. Il dottor Gary Greenberg, psicoterapeuta con 30 anni di esperienza, ha spiegato che le previsioni sono basate su studi effettuati usando criteri diagnostici idonei per malattie fisiche, ma non adatti per malattie mentali.
NOVE CRITERI SUL DSM PER DIAGNOSTICARE LA DEPRESSIONE. Anche sul Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm), uno dei sistemi nosografici (cioè quelli che si occupano di classificare le malattie) più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi, i criteri per diagnosticare la depressione sono piuttosto vaghi. Se ne individuano nove: l'umore tendente alla tristezza, la marcata diminuizione di interesse o di piacere, la significativa perdita di peso, l'insonnia o l'ipersonnia, l'agitazione o il rallentamento psicomotorio, la faticabilità o la mancanza di energia, la presenza di sentimenti di autosvalutazione o colpa, la ridotta capacità di pensare o di concentrarsi e, infine, il riccore spesso a pensieri di morte.
IL NUMERO DEI DEPRESSI È IN CRESCITA. Sulla depressione restano, però, numerosi interrogativi, primo tra tutti quello posto dal dottor Greenberg che ha sottolineato come, in relazione agli studi effettuati sulla quantità di persone che soffrono di questa malattia e su come il cervello funzioni quando si è affetti da essa, ci sia una carenza di risposte su un tassello fondamentale del puzzle: «Perché il numero dei depressi è cresciuto esponenzialmente?».
«La depressione», ha spiegato Greenberg, «è il grande male del XXI secolo, e tutte le ricerche sono effettuate per analizzare cosa accade nel cervello quando si è affetti dalla malattia, più che su quali fattori l'hanno causata. Questo è in parte dovuto alla difficile natura di esaminare i fattori rischio. È molto più facile studiare lo stato mentale di una persona che capire se il problema che causa la depressione sia la povertà o la misoginia».

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