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SOCIETÀ 12 Marzo Mar 2015 0800 12 marzo 2015

Stati Uniti, boom di suicidi nella grande provincia

Molte armi, pochi medici, solitudine. Nelle aree rurali Usa raddoppiano i suicidi. Terza causa di morte nel Paese. Con 20 vittime ogni 100 mila abitanti.

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Il grande sogno americano ha divorato e divora la sua sconfinata provincia.
Il mito della nuova frontiera della corsa all'Ovest è un terreno mai del tutto conquistato dove, più facilmente che nei centri urbani, non si spicca il volo ma si affonda, sempre di più.
L'ultimo studio pubblicato il 9 marzo scorso su Jama Pediatrics ha fotografato l'aumento di un divario emerso chiaramente negli Anni 90, dopo 10 anni di Reaganomics.
LA CRISI ALIMENTA LA DEPRESSIONE. Il cambio di passo delle politiche obamiane dall'ipercompetitività dell'amministrazione Bush non è servito, almeno finora, a mitigare il trend. Anzi i crac di Wall Street del 2008 hanno alimentato la depressione del ventre molle degli Usa.
Nell'America rurale, tra il 1996 e il 2010 il tasso di suicidi giovanili (casi tra i 10 e i 24 anni, analizzati nella ricerca) ha continuato a crescere, raddoppiando rispetto alle aree urbane. Anche il numero di morti volontarie tra adulti è più alto che in città, ma è soprattutto il tasso di disperazione delle nuove generazioni a preoccupare.

Negli Stati Uniti 20 suicidi ogni 100 mila abitanti

Negli Usa il tasso di suicidi in aree rurali è doppio rispetto alle aree urbane.

In generale, negli States il suicidio è la decima causa di morte tra la popolazione e il tasso nazionale è di 20 vittime ogni 100 mila abitanti.
Nell'ultimo decennio, per le traversie internazionali, a fare notizia era stato soprattutto l'alto numero dei giovani soldati delle unità speciali che tentavano e talvolta riuscivano a uccidersi. Decine dalle stragi delle Torri gemelle nel 2001: 23 accertati nel 2012 e 18 nel 2013.
Solo negli ultimi mesi del 2014, sette apparenti suicidi e 14 casi di persone ricoverate perché pianificavano di togliersi la vita.
È LA TERZA CAUSA DI MORTE. Ma l'allarme non è limitato ai traumi di guerra. Anche «tra gli adolescenti e i ragazzi tra i 15 e 24 anni», i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdcp) della sanità pubblica hanno appurato che il suicidio è la «terza causa di morte», la «seconda tra giovani tra i 25 e i 34 anni».
Nella provincia vuota e sempre più desolata, il tasso s'impenna per diverse concause, tutte riconducibili al modello di società individualista e diseguale.
Intanto nell'America rurale ci sono molte più armi in circolazione che nelle zone urbane: nel 2014, il Pew Research Center ha calcolato che il 51% degli abitanti detiene una pistola in casa, contro il 25% degli insediamenti urbanizzati e il 36% delle periferie.
ALTA DIFFUSIONE DI ARMI. Significativamente, oltre la metà dei giovani che si sono suicidati, negli anni analizzati, lo hanno fatto con un'arma da fuoco.
Nella pubblicazione, il pediatra dell'Università di Washington Frederick Rivara ha ricordato come l'86% di chi tenta di togliersi la vita con un'arma riesca nel suo intento, al contrario di chi impiega le droghe (2%). E uccidersi con una pistola è risultato tre volte più comune nelle aree rurali che nelle città
Le altre ragioni principali del disagio giovanile che sfocia, sempre più spesso, nella morte sono il grande isolamento degli abitanti delle aree non metropolitane americane e la mancanza di medici lontano dai centri urbani. Un mix letale.

La fuga dei giovani nella provincia sempre più desolata

Appena il 15% degli statunitensi risiede nella provincia. Una fetta di territorio che, secondo il Dipartimento dell'Agricoltura, copre il 72% degli Usa.
Lo spopolamento non conosce freni nelle praterie sterminate del Nebraska. Nelle gelide foreste dell'Alaska. O anche nel più accessibile North Carolina.
Vale per i giovani ingegneri, come per i manager rampanti e per i medici, ormai laureati ambiziosi, lontani dalla missione civile, 24 ore per sette giorni la settimana, di fare i medici di campagna. Nell'America rurale le condizioni di vita sono proibitive rispetto alle aree urbanizzate, con servizi e opportunità di lavoro molto maggiori.
VITA POCO ATTRAENTE. In Alaska, la quotidianità è aspra e selvaggia come le bellezze naturali che offre.
Fuori dagli insediamenti, cresce la steppa erbosa: le strade sono poche e i beni di consumo basilari, nei piccoli centri come Bethel (circa 6.300 abitanti), il prezzo della benzina resta alto nonostante il calo generale del prezzo e un barattolo di caffè può arrivare a costare 18 dollari.
La sera non si va al cinema e gli altri divertimenti metropolitani sono una rarità. Come molti giovani che fuggono, in genere chi studia medicina nelle università cittadine non vuole tornare in provincia. Gli incentivi dell'Affordable Care Act di Obama per far fare i tirocini nelle aree rurali ai medici di base hanno finora colmato il gap.
MANCANO I MEDICI DI BASE. Negli Stati Uniti, circa 6 mila aree del territorio federale risultano carenti di medici di assistenza primaria e circa 4 mila di dentisti. In North Carolina, molti centri non hanno più neanche gli ospedali. E benché esista un servizio per le emergenze 24 ore su 24 (la National Suicide Prevention Lifeline), negli Usa la Kaiser Family Foundation ha mappato quasi 4 mila aree senza sufficienti medici specializzati nella cura di disturbi mentali.
Mantenere uno studio, d'altra parte, costa. In luoghi dove la mentalità è ancora chiusa nel richiedere un certo tipo di aiuto. L'isolamento crea isolamento. Le strutture di base non bastano e talvolta neanche ci sono. A Bethel, raccontano che un giorno un uomo si scagliò contro la polizia per farsi sparare. Il primo centro medico per tentare di salvarlo era a un'ora d'aereo di distanza.

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