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PULIZIA ETNICA 16 Marzo Mar 2015 1115 16 marzo 2015

Isis, cristiani nel mirino: verso un nuovo esodo

Distruzione dei siti sacri. Sequestri. Stragi. L'Is avanza in Medio Oriente. E i cristiani scompaiono. Prima erano il 25% della popolazione regionale. Ora il 2.

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da Beirut

L'uccisione di otto cristiani ad opera dell'Isis in Siria.

Ancora una volta le frontiere del Libano si aprono per accogliere una popolazione di profughi. Sono i cristiani assiri in fuga dalla persecuzione dell'Isis in Iraq.
«Hanno bussato di notte alla nostra porta, erano gli uomini dello Stato Islamico che cin hanno detto si lasciare Mosul oppure saremo sati tutti uccisi», racconta George Aboudan. «Poi hanno dipinto una grande ‘N’ sulla nostra casa, così tutti avrebbero saputo che li abitavano dei cristiani».
George lavorava per la parrocchia e quella stessa notte portò tutti via da casa. Come altri cristiani della città prima ha cercato rifugio nel Monastero di San Matteo, quando l'Isis ha attaccato anche la chiesa ha iniziato il lungo e pericoloso viaggio che lo ha portato in Libano.
L'ISIS FA LA GUERRA ALLA STORIA. Perseguita le minoranze, come cristiani e yazidi ma anche shabbak (una piccola setta sciita) e turcomanni, rade al suolo i musei e brucia le biblioteche: lo Stato islamico distrugge il passato e uccide il presente per negare il futuro e fare la guerra alla storia.
Nel giro di pochi giorni s'è assistito alla distruzione del museo di Mosul e all'invasione dei villaggi assiri in Siria orientale, dove l'Isis ha catturato centinaia di ostaggi cristiani. Migliaia ne aveva uccisi la scorsa estate, in occasione della presa proprio di Mosul.
IN IRAQ RESTANO 150 MILA CRISTIANI. La violenza dell'Isis e degli altri gruppi integralisti in Iraq e Siria, ma pure dei talebani in Pakistan, evoca, per la prima volta in maniera concreta, lo spettro della fine del cristianesimo nella regione. Solo una generazione fa i cristiani in Iraq erano circa 1,5 milioni, oggi si stima che non siano più di 150 mila quelli rimasti nel Paese. E anche in Siria la maggioranza è stata costretta ad abbandonare le loro terre o a fuggire all’estero.
«Per l'Isis cancellare l’eredità culturale dei cristiani significa cancellare gli assiri, la cui unica colpa è essere i discendenti di una cultura antica, depositaria della grandi civiltà mesopotamica», spiega Dikran Kastejian, sacerdote cattolico armeno, studioso di storia del cristianesimo in Medio Oriente. «Molti conquistatori hanno attraversato la Mezzaluna fertile negli ultimi tre millenni, lasciando sangue e lacrime alle loro spalle, ma nessuno aveva perseguito una guerra totale contro tutto ciò che li aveva preceduti».

Lo Stato islamico e la persecuzione dei discendenti assiri

Raqqa (Siria): un militante dell'Isis decapita un uomo accusato di stregoneria.

L'Isis, continua Kastejian, «non sta solo conducendo la guerra alla storia pre-islamica della Mezzaluna fertile, sta facendo pulizia etnica dei popoli antichi e delle minoranze religiose che hanno preceduto l’avvento degli arabi e dell'Islam. L'Isis combatte contro il patrimonio dell’umanità e il mondo moderno, dal momento che tutti noi siamo gli eredi dello splendore della Mesopotamia».
La persecuzione delle comunità cristiane in Medio Oriente, a meno d’interventi esterni, le costringerà all'esodo. Una sorte simile a quella toccata dalle comunità greche, italiane e armene, che avevano fatto dell’Egitto e del Levante la loro casa. Avevano costruito quel ricco mosaico umano cosmopolita, che aveva trasformato Alessandria, Beirut, Damasco e Baghdad in centri della cultura e dell’economia, in città famose per la diversità e il pluralismo religioso ed etnico.
DAL 25% AL 2% DELLA POPOLAZIONE. A cavallo del XX secolo i cristiani rappresentavano il 20-25% della popolazione del Medio Oriente, oggi sono appena il 2%. Il loro numero è diminuito costantemente a causa dei bassi tassi di natalità e dell’emigrazione per motivi economici; ma molti sono stati costretti a lasciare a causa della violenza, delle guerre e delle discriminazioni. I cristiani della Mezzaluna fertile stanno rapidamente scomparendo, mentre la più grande comunità nella regione, i copti egiziani, continua a lottare in una società profondamente polarizzata.
Si sta realizzando uno sconvolgimento sociale, culturale e politico che affonda le sue radici nell’occupazione americana dell'Iraq nel 2003. Un’azione che permise al radicalismo islamico di motivare la guerra santa contro l’Occidente e i cristiani. Si iniziò con l'uccisione di vescovi e sacerdoti, e con la distruzione di 40 delle 65 chiese di Baghdad. Prima di un'escalation che arriva ai giorni nostri. E su cui ha lanciato l'allarme anche il Vaticano, con papa Francesco che ha chiesto di fermare il martirio.
«NON C'È SPERANZA PER NOI IN MEDIO ORIENTE». L’obiettivo integralista dell’islamizzazione totale è quasi raggiunto in Iraq, che solo 10 anni fa era la patria di una delle quattro comunità cristiane più numerose nel mondo arabo.
«Mio fratello da anni vive in Germania», conclude George, «spero di ottenere il visto e trasferirmi là con la mia famiglia. Non solo noi, ma tutti i cristiani del Medio Oriente non hanno più speranze qui».

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