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INIZIATIVA 19 Marzo Mar 2015 1600 19 marzo 2015

Germania-Grecia: Ludwig, Nina e i rimborsi pro-capite

Due tedeschi pagano ad Atene un risarcimento simbolico di guerra: 875 euro. «Ciascuno faccia la sua parte», dicono a L43. E a Berlino riesplode il dibattito.

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Dall'anonimato alla fama internazionale, in un giorno e per molto più di un giorno.
«Tutta la Germania parla di noi, ci intervistano anche dall'estero», raccontano i tedeschi Ludwig Zaccaro e Nina Lange, concitati ma soddisfatti dello scalpore sollevato.
Il gesto di saldare personalmente, con una quota familiare di 875 euro, una parte simbolica delle riparazioni di guerra, in larga parte mai ripagate dalla Germania alla Grecia, infiamma il dibattito sui risarcimenti tedeschi alle vittime nel Nazismo. Una questione spinosa, riesplosa prepotentemente nello scontro politico con Atene.
SOLIDARIETÀ TEDESCA. A Nauplia, piccolo comune del Peloponneso strozzato dai debiti, la coppia è stata accolta con calore e gratitudine. «Erano toccati dalla nostra solidarietà. Ma eravamo stati diverse volte in Grecia, conoscevamo bene questo popolo», spiega Ludwig, raggiunto a telefono da Lettera43.it.
Consegnata la quota, Ludwig e Nina, 60enni bavaresi, hanno postato un video su Youtube, invitando i connazionali a imitarli, in attesa che il loro governo si prenda le sue responsabilità.
IL PRESTITO FORZOSO DI 10 MLD. «Si presentano i greci come se ci dovessero sempre qualcosa, invece la prima a essere in debito è proprio la Germania. Se ogni tedesco versasse poche centinaia di euro ad Atene», propongono, «almeno il cosiddetto “prestito forzoso” (il prelievo, a interesse zero, per il Terzo Reich di 476 milioni di marchi di allora alla Banca centrale greca: circa 10 miliardi di odierni euro, ndr) sarebbe estinto».

  • Il video pubblicato da Nina e Ludwig su Youtube.

Non più solo 'no': in Germania riesplode il dibattito sulle riparazioni

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.

In Germania sono sempre di più a pensarla come Ludwig e Nina.
A polemica non ancora infuocata, meno di un mese fa il vice cancelliere e ministro dell'Economia Sigmar Gabriel, a capo dei socialdemocratici (Sdp), disse che le probabilità di un rimborso dello Stato tedesco alla Grecia per i crimini di guerra erano «pari a zero».
Storici e giuristi tedeschi interpellati escludevano categoricamente di riaprire un capitolo in sospeso dalla riunificazione del 1990. Poi, con il muso duro di Atene, la musica è iniziata a cambiare.
I CONIUGI CONTRO SCHÄUBLE. Agli esperti negazionisti si sono aggiunti altri storici e giuristi tedeschi, concordi nel ritenere le richieste greche (e in generale delle vittime del Nazismo) in parte legittime e la questione dei risarcimenti, mai prescritti né tanto meno saldati, insoluta.
I coniugi Zaccaro sono rimasti indignati dall'«arroganza del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble verso il premier greco Alexis Tsipras» e hanno deciso di agire.
SÌ A RISARCIMENTI PARZIALI. Prendendo le distanze dai loro ministri nella Grosse Koalition, diversi esponenti socialdemocratici si sono uniti ai Verdi all'opposizione, chiedendo che lo Stato tedesco consideri forme di risarcimento per i crimini commessi in Grecia, durante la Seconda guerra mondiale.
Non l'assegno di 332 miliardi di euro di Tsipras, che ha presentato il conto totale sulle riparazioni, che colmerebbe così la voragine dei 320 miliardi di debito greco.
Piuttosto, risarcimenti individuali alle vittime e ai loro discendenti, un investimento per una fondazione o un memoriale che le ricordi. E magari, anche il rimborso dei 10 miliardi del furto alla Banca centrale, che darebbe ossigeno ad Atene.

La campagna di Ludwig e Nina per un rimborso pro-capite

Nina Lange e Ludwig Zaccaro, la coppia tedesca che ha pagato un risarcimento simbolico di 875 euro ai greci per i debiti di guerra.

In un commento al magazine Spiegel online, che per primo ha pubblicato la storia di Ludwig e Nina, la leader dell'Spd Gesine Schwan ha dichiarato «imbarazzante» il rifiuto della Germania a qualsiasi risarcimento.
Il muro innalzato da Berlino mira a bloccare l'effetto domino: la Grecia non è l'unico Stato che, da anni, dibatte con la Germania sul nodo dei rimborsi alle vittime.
Italia e Polonia, tra gli altri, hanno in corso diversi processi. E quanto a riserve bancarie, opere d'arte e materie prime trafugate, anche la Francia potrebbe muovere rivendicazioni analoghe.
«SERVE CAMBIARE MENTALITÀ». «È giusto considerare le richieste delle vittime anche di altri Paesi. Non temiamo di alimentare la reazione a catena», afferma Ludwig, «il nostro gesto serve anche a innescare un cambiamento di mentalità. Rientrati in Germania, continueremo la campagna per un rimborso pro-capite».
Al municipio di Nauplia hanno chiesto loro di versare l'importo all'organizzazione no profit Pyle Politisimou, che offre pasti e alimenti a un centinaio di famiglie povere.
Figlio di una tedesca e di un Gastarbeiter (lavoratore ospite) italiano, Ludwig è pensionato, dopo una vita da giramondo che lo ha fatto imbattere anche nella «simpatia e nell'ospitalità dei greci». La moglie Nina invece lavora ancora, «una famiglia normale, non certo ricca».
MA NON TUTTI SONO D'ACCORDO. Parte dei loro risparmi sono finiti nel Peloponneso. «Altri tedeschi ci seguiranno. Sentiamo l'appoggio crescere», raccontano. Ma la solidarietà non è sempre di casa, in Germania come altrove.
«Il passato è passato, bisogna guardare avanti. Non siamo andati noi in guerra nel 1941 e neanche i nostri genitori. Perché mai dovremmo dare soldi alla Grecia?», commentano alcuni connazionali.
Se non altro, l'idea del contributo pro-capite fa molto discutere le famiglie tedesche.

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