Disegni Degli Scolari 150320183106
GRANDE ATTESA 20 Marzo Mar 2015 1824 20 marzo 2015

Arriva il papa, Napoli «aspetta» San Gennaro

Bergoglio all'ombra del Vesuvio. In città sale la febbre. E si spera in un miracolo fuori programma. Tra scommesse, fuochi d'artificio e richiami dal Vaticano.

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Uno dei disegni degli scolari di Scampia dedicati a papa Francesco.

I distintivi con l’immagine di papa Francesco vanno a ruba a tre euro sulle bancarelle ai Tribunali e nei vicoli della casbah nel centro antico.
Se l’immagine riproduce il pontefice mentre benedice, il prezzo lievita a 3,50 euro. La polizia ha sequestrato centinaia di biglietti falsificati che avrebbero consentito a prezzo scontato ai furbacchioni di accomodarsi in prima fila per vedere il papa da vicino.
Nel tira e molla quasi blasfemo, c’è chi si è inventato la “pizza di Francesco” che altro non è che una banale pizza Margherita a forma di manichino col fiordilatte al posto dello zucchetto: un’iniziativa dal gusto (forse) discutibile, ma da tutti perdonato un po’ per devozione e un po’ per non intralciare il business.

  • La diretta della visita di papa Francesco a Napoli.

IL VATICANO: «NON È UNA FESTA DI PAESE». Nel centro antico, davanti alla finta cappella votiva dedicata a Diego Armando Maradona, qualcuno ha infilato un bigliettino con su scritto: «Dieguito, perdonaci: ma solo per sabato, ‘llevate ‘a miez’».
Febbre da papa, ma non è un febbrone. Il comitato organizzatore sta toccando con mano quanto sia complicato ospitare un pontefice a Napoli: presi dall’euforia, quelli del Comitato avevano organizzato due concerti a Scampia in onore del pontefice (uno con Nino D’Angelo e l’altro con Rocco Hunt).
Ma hanno dovuto rifugiarsi in un immediato dietrofront, mortificati da una nota del Vaticano che ricordava come «la visita del papa non è mica una festa di paese» e li invitava ad azzerare i concerti e tutto quanto fosse «di sapore eccessivo e troppo laico».
AMMALATI IN PRIMA FILA. Imbarazzo, sconcerto. Cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, se l’è cavata con una battuta a denti stretti: «Beh, sì: abbiamo fatto un po’ di confusione». Quella dei concerti non è stata però l’unica mezza gaffe commessa dagli organizzatori: per il momento clou della visita di Bergoglio a Napoli, il Comitato ha chiesto con una nota alle Asl di segnalare gli ammalati più gravi ricoverati negli ospedali in modo da sistemarli in prima fila al cospetto del pontefice.
A protestare infuriati contro la singolare richiesta (che però fa parte della prassi curiale) sono stati per primi i medici curanti degli ammalati coinvolti, che hanno negato il loro sì sottolineando quanto sia «pericoloso e inopportuno esporre degenti in gravi condizioni a spostamenti forzati e a situazioni di inutile stress».
NAPOLI DOPO CASERTA, SEPE INFASTIDITO. Ma a reagire malissimo all’appello del Comitato sono stati anche i genitori e i familiari degli ammalati meno gravi, che hanno definito i loro congiunti «discriminati ed esclusi dalla possibilità di incontrare il papa solo perché in condizioni meno preoccupanti di altri».
Insomma, è bagarre. Napoli è da giorni in fibrillazione, ma la verità è che non si capisce bene se lo stato d’ansia crescente sia per la visita lampo che Bergoglio ha finito per concedere per sabato 21 marzo (dopo le infinite insistenze del cardinale Sepe, che ha mal digerito le due visite che Bergoglio ha già dedicato alla diocesi di Caserta, più piccola e meno importante della sua ) oppure se sia dovuto alla silenziosa ma diffusa speranza che, con la presenza del pontefice in città, san Gennaro conceda un miracolo “fuori programma”, sciolga cioè il suo sangue beneaugurante sebbene non ricorra una delle tre scadenze canoniche (vigilia della prima domenica di maggio, 19 settembre, 16 dicembre) in cui ogni anno il prodigio si manifesta nell’ampolla.

La città spera in un miracolo 'fuori programma' di San Gennaro

Il cardinale Crescenzio Sepe.

Nessuno lo dice, per scaramanzia. Ma tutti, a cominciare dalla Curia di Napoli, in cuor proprio ci sperano. Confessa un “parente” di san Gennaro (uno dei gruppi di laici devoti al miracolo): «Se il sangue si sciogliesse mentre papa Bergoglio bacia la teca, a Napoli sarebbe l’apoteosi. Non lo scriva, per carità: ma c’è chi ha già tutto pronto per accendere i fuochi d’artificio e altre pirotecniche sorprese degne di celebrare un simile evento».
Strizzatine d’occhio, ammiccamenti, complici gomitate: nei vicoli e tra gli aficionados di san Gennaro, che costituiscono una vera e propria lobby religiosa molto potente e ascoltata in Curia, il clima - formalismi a parte - è quello delle grandi attese. L’unico cruccio: dover mantenere i toni bassi, anzi bassissimi, perché il cardinale Sepe - che pure ha dichiarato pubblicamente di sperare nello scioglimento del sangue in concomitanza con la visita di Bergolio - ha ordinato di non far chiasso sulla storia del prodigio fuori stagione. Il motivo? Sepe è preoccupato.
IL CARDINALE ATTENDE UNA CHIAMATA. Lo è per due ragioni. La prima: vuole evitare a ogni costo di irritare Bergoglio, sperando che alla fine - dopo tante vane insistenze e tentativi di mediazione - si convinca a trasferirlo in Vaticano per fargli concludere nelle sacre stanze la lunga carriera ecclesiastica che lo ha visto organizzatore del Giubileo del 2000 e autorevole prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.
La seconda: Sepe sa che Francesco è notevolmente infastidito da tutto quanto appare eccessivo in materia di eventi prodigiosi e di cosiddetti miracoli su cui mantiene un atteggiamento prudente e a volte addirittura scettico.
TRA SUPERSTIZIONI E SUGGESTIONI. Il cardinale sa anche che pochi giorni fa Bergoglio ha stigmatizzato con sarcasmo le esternazioni di una giovane donna di Oppido Mamertina che assicura di vedere la Madonna il giorno 13 di ogni mese: «Ma la madre di nostro Signore», ha sbottato il papa, «non è mica un impiegato dell’ufficio postale che prende appuntamenti a scadenze fisse».
Superstizione? Suggestioni da popolino ignorante e un po’ bigotto? Di certo il sangue che si liquefa a Napoli vuol dire da sempre speranza e fiducia, di cui oggi qui si sente ancor di più il bisogno visto che la crisi economica fa strage e non arretra, la politica si dimostra impotente e perfino la squadra di calcio fa la matta e delude. San Gennaro roba da ignoranti? No, visto che sul prodigio fuori stagione si stanno cimentando anche autorevoli editorialisti.
A FORCELLA SI SCOMMETTE SUL PRODIGIO. Marco Demarco, ex direttore del Corriere del Mezzogiorno, ha ricordato come già due volte san Gennaro abbia sciolto il suo sangue in occasione di visite di personaggi illustri a Napoli: accadde nel gennaio 1799, in piena rivoluzione repubblicana sotto il segno dei Mario Pagano ed Eleonora Pimentel Fonseca, e nel 1848, in occasione della visita di Pio IX che fuggiva dai moti di Roma.
Ci soni i precedenti, insomma. E coi precedenti non si scherza. Ma è anche vero che né quando Ratzinger si è recato a Napoli né durante le tre visite di Giovanni Paolo II né con Benedetto XVI qualcosa si è mai più smosso in quella magica ampolla che fa impazzire i napoletani.
Dunque, che cosa accadrà? Si accettano scommesse. Nelle bische di Forcella e altrove, si punta sul prodigio sì o no a suon di banconote.

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