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REPORTAGE 21 Marzo Mar 2015 0645 21 marzo 2015

Il grido della Tunisia: «Non abbiamo paura»

In Avenue Bourguiba fiorì la rivolta anti Ben Ali. Ora è il simbolo della lotta all'Is. Tra rabbia, solidarietà e duri attacchi al governo. Il video dei terroristi.

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da Tunisi

I fiori lasciati sul muro del Bardo in ricordo delle vittime della strage. © G.F.

Era il 2011. Fiumi di persone si riversavano in Avenue Bourguiba, per manifestare in quello che sarebbe stato il preludio alla cacciata del dittatore Ben Alì nel 2011.
Quattro anni più tardi quella strada, simbolo di Tunisi, è un continuo via vai di persone.
Se i terroristi che il 18 marzo hanno colpito il museo del Bardo, uccidendo 23 persone, volevano fermare la città ed instillare la paura, non ci sono riusciti: i caffè sono pieni e il clima che si respira è di grande coesione.
Il popolo tunisino ha lanciato un messaggio forte: non ci chiudiamo in casa, non ci facciamo intimidire. Già la sera del 18 centinaia e centinaia di persone avevano riempito Avenue Bourguiba, riunendosi davanti al teatro municipale per far sentire la propria voce contro il terrorismo e mostrare solidarietà alle vittime.
RABHI: «IL TERRORISMO IN TUNISIA? UN PROBLEMA SERIO». «Ero fuori casa quando è successo tutto», racconta a Lettera43.it Kaouther Rabhi, dottoranda di 27 anni, «la rabbia è la prima sensazione che ho avuto, piu della paura. Rabbia perché mi sentivo al riparo, non ho mai pensato che potesse accadere una cosa del genere proprio qui, al Bardo e al parlamento».
Secondo Rabhi, «il terrorismo oggi in Tunisia è un pericolo molto serio. Bisogna trovare subito le misure giuste per combatterlo, prima di fare calcoli riguardo economia e turismo. Le vite umane contano molto di più. People before profits, come si dice».

Dopo l'attentato, i tunisini si sono riversati in strada per mostrare solidarietà alle persone colpite. © G.F.

Hamadi: «I governi non hanno fatto nulla contro l'estremismo»

«È stato un colpo al cuore», le fa eco Asma, casalinga 40enne, «ma non ho paura: se si ha paura si finisce per cadere ed è quello che vogliono i terroristi. Bisogna avere coraggio in situazioni del genere. Amo il mio Paese e sono sicura che riuscirà a riprendersi anche da questa situazione».
Sulla stessa lunghezza d'onda Hamadi Zribi, 55 anni, militante per i diritti umani che ha partecipato al sit in al Bardo: «Noi tunisini siamo uniti, siamo subito scesi in strada per urlare il nostro 'no' al terrorismo. È vero che quello che è successo è grave, ma non per questo mi sento meno al sicuro o tranquillo che a Parigi o a Roma. Noi siamo un popolo di pace, abbiamo fatto una rivoluzione. Io continuerò a scendere in strada, ad andare al bar, al teatro o al cinema».
LA BLOGGER BEN MHENNI: «PRONTA A TUTTO». Hamadi se la prende, in primis, con la classe politica: «I governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno fatto praticamente nulla contro il terrorismo, il ministro dell'Interno (Mohamed Najem Gharsalli, ndr) dovrebbe dimettersi».
Al sit-in del Bardo c'era anche Lina Ben Mhenni, blogger e attivista, uno dei personaggi simbolo della Rivoluzione tunisina: «Durante la Rivoluzione ho visto delle persone morire davanti ai miei occhi: non ho più paura», commenta laconica a Lettera43.it. «Conosco la situazione del mio Paese e sono pronta a tutto».
Il 20 marzo nella capitale è prevista una nuova manifestazione. Sempre lì, in Avenue Bourguiba. Perché la Tunisia non vuole farsi mettere in ginocchio.

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