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MEDIO ORIENTE 26 Marzo Mar 2015 1000 26 marzo 2015

Siria, Hezbollah prepara l'offensiva contro l'Isis

Le milizie sciite muovono verso il confine siriano. Conteso dallo Stato Islamico. L'obiettivo? Conquistare le alture di Tallet Mousa. Per stoppare le infiltrazioni.

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da Beirut

Hezbollah, il partito sciita libanese le cui milizie da tre anni combattono i jihadisti siriani al confine del Libano, sta rinforzando il suo spiegamento militare.
Nuove truppe e grandi quantità di armi e munizioni sono state trasferite nelle postazioni lungo la catena montuosa che delimita la frontiera Nord-Est, in vista di un’offensiva nel Qalamoun, oltre la frontiera, per sradicare le forze nemiche.
«Il rumore dei razzi», racconta un residente della zona, «si è fatto sempre più frequente. Sembra che Hezbollah stia lanciando attacchi continui contro le posizioni del Fronte al-Nusra e dell’Isis in Siria».
Un veterano di Hezbollah non ha dubbi: «Saranno costretti a fuggire o moriranno. Abbiamo preso la decisione di cacciarli».
LE INFILTRAZIONI JIHADISTE IN LIBANO. Attualmente Fronte al-Nusra e Isis si dividono una parte rilevante dei territori montuosi di confine in Siria. In diverse aree sono circondati dalle truppe del governo di Bashar al Assad e dai combattenti di Hezbollah, ma riescono comunque a infiltrarsi nel Qalamoun, la regione di confine col Libano, ed entrare nel Paese e, in particolare, nella cittadina sunnita di Arsal. Ad aiutarli la conformazione del terreno, accidentato e difficile da controllare, e quei militari siriani pronti ad accettare mazzette per guardare dall’altra parte.
E proprio le montagne del Qalamoun paiono destinate a essere a breve terreno di scontro tra sciiti e jihadisti.

La cittadina sunnita di Arsal: al confine con la Siria sorge la regione montuosa del Qalamoun.

Il precedente del 2013: cinque mesi di battaglia nel Qalamoun

Per Hezbollah sarebbe la seconda offensiva nella regione nel giro di un anno e mezzo. La prima è stata lanciata nel novembre del 2013, una campagna di cinque mesi per riconquistare città e villaggi nelle mani dei ribelli. Allora circondò, assediò e quindi conquistò le aree urbane una alla volta, lasciando aperta una via di fuga per consentire ai jihadisti di ritirarsi. Una strategia volta a evitare l’ingresso delle forze di terra nelle città e con esso il rischio di perdite elevate.
25 MILITARI IN OSTAGGIO. L'offensiva fu un successo e a metà aprile gran parte del Qalamoun era tornato sotto il controllo del governo siriano. La situazione è rimasta stabile fino all’estate scorsa, quando parte delle forze sciite è stata spostata in Iraq per rispondere all’avanzata dell'Isis su Mosul e, soprattutto, Baghdad. I jihadisti del Qalamoun da allora hanno iniziato a effettuare raid oltreconfine. L’episodio più grave si è registrato in agosto, quando nella battaglia di Arsal ci furono decine di morti e 27 militari libanesi furono presi prigionieri (due sono stati decapitati, 25 sono ancora in vita, ndr). La speranza di evitare l’esecuzione di quegli ostaggi ha, finora, impedito una reazione decisa dell’esercito libanese e di Hezbollah.
OBIETTIVO: PRENDERE TALLET MOUSA. Se la prima offensiva nel Qalamoun si è combattuta principalmente nelle aree urbane, la seconda avrà l’obiettivo di riconquistare le aree agricole e le montagne.
Gli strateghi di Hezbollah hanno suddiviso la zona in settori operativi numerati, procedura usata per ottimizzare l’impiego dei droni da ricognizione e monitorare posizioni e movimenti del nemico. Uno degli obiettivi principali è l’altura di Tallet Mousa, che con i suoi 2.600 metri è il punto più elevato del Qalamoun.
«Chi controlla Tallet Mousa controlla tutta la regione di Arsal, quel posto è fondamentale e la battaglia sarà dura», spiega il veterano di Hezbollah.
LE FORZE ARMATE TENTENNANO. Non è ancora chiaro se pure l’esercito libanese lancerà un’offensiva o se supporterà tacitamente Hezbollah. Nei giorni scorsi il Capo di Stato Maggiore, il generale Jean Kahwagi, parlando dell’ipotesi di un attacco ha dichiarato: «Dopo aver resistito ai terroristi per quattro anni consideriamo tutte le eventualità. Stiamo prendendo tutte le precauzioni necessarie e siamo pronti».
Sui tentennamenti delle forze armate pesano fattori come l’insufficienza della copertura aerea e l’attesa dei nuovi armamenti in arrivo dalla Francia.
ABU MEISS: «L'OFFENSIVA STA ARRIVANDO». «Aiuteremo l’esercito se ne avrà bisogno, ma ci muoveremo da soli», ha affermato ancora il militante di Hezbollah, dicendosi certo di una vittoria pur riconoscendo che «i jihadisti sono molto ben addestrati, la maggior parte di loro sono stranieri e hanno combattuto in Somalia e Iraq, dove hanno acquisito grande esperienza».
L'attacco pare imminente, la conferma arriva anche da Abu Meiss, leader di un gruppo paramilitare sciita affiliato a Hezbollah: «Siamo stanchi dei negoziati. Gli ostaggi? Considerateli martiri, l’offensiva sta arrivando».

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