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RIFORMA 27 Marzo Mar 2015 1300 27 marzo 2015

Rai, Renzi prepara la mossa canone per le Regionali

L'ultima idea del premier: rivoluzionare la tassa sulla tivù prima delle Regionali. La vuole in bolletta, basata sui redditi. Dai 35 agli 80 euro. Ddl approvato in Cdm.

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Matteo Renzi.

D’accordo, la governance della Rai sta particolarmente a cuore alla politica.
Dalla forma che verrà data al vertice dell’azienda dipendono i giochi di potere dei partiti che, da sempre, si spartiscono uomini e poltrone.
E anche se il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, va dicendo che la politica deve uscire dalla tivù pubblica, è del tutto evidente che le segreterie dei partiti si stanno già organizzando per rientrarci dalla finestra e che il governo gestirà il portone principale.
CAMBIA L'ARTICOLO 49. Riposto nel cassetto il decreto legge, passato sul binario dei “treni locali” il disegno di legge che dovrà ridisegnare l’intera Rai, il governo si è limitato a modificare l’articolo 49 della legge Gasparri, quello che disciplina il meccanismo di nomina dei vertici.
Si elimina in questo modo il rischio che l’azienda rimanga esposta alle «rissosità e spaccature del parlamento».
Lo schema contenuto nelle linee guida esposte dal premier è noto: un consiglio di amministrazione composto da sette membri, di cui quattro nominati dal parlamento, uno espresso dai dipendenti e due di nomina governativa.
UN AD CAPO DELL'AZIENDA. Il punto centrale rimane il capo azienda nominato dall’azionista di maggioranza, dunque dal ministro dell’Economia, ergo dal governo.
Che non sarà più un direttore generale, ma un amministratore delegato con pieni poteri.
L’ altro punto è il rinnovo della concessione che scadrà nel 2016.
La commissione parlamentare di Vigilanza rimarrà, ma con compiti di controllo.
Insomma, tutto più snello e agile in attesa della grande rivoluzione.
Che ci sarà, ma molto più avanti nel tempo, con la stesura di un disegno di legge che toccherà tutti i punti dell’universo Rai.

La carta canone per le Regionali 2015: come gli 80 euro

Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai.

Nel frattempo, ed è questo ciò che realmente interessa al premier, il governo potrebbe giocarsi la carta del nuovo canone, con la quale affrontare la campagna elettorale delle Regionali.
Perché se la storia denunciata dall’Adiconsum (l’associazione dei consumatori della Cisl) - secondo la quale a decine di badanti straniere che vivono e lavorano a Modena e in provincia la Rai, a fine marzo, chiesto il pagamento del canone tivù - è passata sotto traccia, a Palazzo Chigi se ne sono accorti eccome.
È LA TASSA PIÙ ODIATA. Una ragione in più per cambiare le regole, ovviamente a favore dell’utente, di quella che viene considerata la tassa più odiata dagli italiani.
Insomma, come per gli 80 euro, Renzi potrebbe far girare la campagna elettorale per le Regionali attorno alla notizia che quella appena passata è stata l’ultima stagione del canone così come lo conosciamo.
EVASIONE OLTRE IL 30%. Non solo. Il cambio di passo andrebbe anche nella direzione di limitare l’evasione, ormai stabilmente sopra il 30%.
La tassa rimarrà obbligatoria, anzi sarà ancora più difficile sfuggire al pagamento della gabella.
Il canone tivù 2016 non sarà più legato al possesso di un televisore, ma sarà sufficiente avere un pc, un tablet, uno smartphone.
SARÀ DA 35 A 80 EURO. Secondo i piani conosciuti, dagli attuali 113 euro si passerebbe a una somma che va dai 35 agli 80 euro.
La cifra, infatti, varierebbe in base alla dichiarazione dei redditi Isee.
Ma la novità circa il canone non è solo riguardante il prezzo: la riforma della tassa prevede che il canone non venga più pagato separatamente, ma sia incluso nella bolletta dell’energia elettrica o, altra ipotesi in campo, in allegato alla dichiarazione dei redditi.
SI DISCUTE IL PIANO GUBITOSI. Nel frattempo in viale Mazzini, dove tutti i dirigenti e i direttori stanno a guardare, si discute ancora del piano di riforma dell’informazione presentato dal direttore generale Luigi Gubitosi.
Le redazioni dei telegiornali hanno aderito in massa al referendum proposto dal sindacato e mercoledì sono pronte a conoscere i risultati.
Ma c’è già chi giura che dalle urne esca un sonoro 'no' ai piani dell’attuale direzione generale. Un altro bel favore a Renzi che avrà ancor meno difficoltà nel cambiare i vertici aziendali.

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