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MUM AT WORK 28 Marzo Mar 2015 1200 28 marzo 2015

Donne in carriera, non c'è tata migliore della nonna

I figli non sono un freno. Basta affidarsi alle persone giuste. I modelli non mancano.

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Maria Latella.

Potrebbero permettersi plotoni di tate in uniforme, ma le donne in carriera - raccontate da Maria Latella nel suo ultimo libro - spesso preferiscono affidarsi alle nonne.
«Dietro un uomo di successo c’è sempre una grande donna. Dietro una donna di successo c’è sua madre che le tiene i bambini».
In ll potere delle donne, dedicato alle millennials, la giornalista di Sky Tg 24 - ex direttore di A ed ex inviato del Corriere della Sera - narra le storie di quelle che “ce l’hanno fatta”. Un po’ come lei, che di strada ne ha fatta parecchia, da quando negli Anni 80 ha iniziato come redattore ordinario al Secolo XIX di Genova. Sacrificando tanto (racconta che alla figlia sembrava una RoboCop), ma guadagnando la sua fetta di “potere”.
L'IMPORTANZA DI AVERE UN MODELLO. «Io non avevo punti di riferimento e credo che senza “role model” sia tutto più complicato. Se al Secolo XIX avessi potuto bussare alla porta di una giornalista più grande e le avessi potuto chiedere: “Come ti sei regolata con tuo figlio?” oppure “Come hai fatto col capo che non ti si filava?” forse avrei commesso meno errori», spiega Latella a Lettera43.it.
Adesso che i modelli ci sono, dobbiamo “solo” andarceli a cercare. E in Il potere delle donne se ne trovano per tutti i gusti. Da Marianna Madia a Luisa Todini, da Frida Giannini a Elisabetta Magistretti passando per Barbara Berlusconi e Laura Boldrini.
E anche se, come scrive Latella «dagli Anni 70 a oggi niente, ma proprio niente è cambiato per chi, pur avendo figli piccoli, voglia e debba comunque lavorare a ritmo intenso», da ognuna di queste donne e mamme di potere si impara qualcosa. Soprattutto che i figli e la famiglia non sono un ostacolo alla carriera, ma forse la molla, e comunque sempre una forza.
NON CHIAMATELE PALLE AL PIEDE. Come racconta Frida Giannini, i figli non devono e non possono essere considerati dei freni per la vita professionale delle madri. «Non dite che i bambini sono una palla al piede. Da quando è nata mia figlia mi sento più forte», spiega la stilista a Latella.
Lei ha potuto fare affidamento sulla madre, per crescere in serenità la figlia. «Non so se ce l’avrei fatta senza di lei. Le dico sempre: 'Mamma, mantieniti in forma perché dovrai continuare a pedalare'» confessa nel libro Giannini.
Stesso imput da Laura Boldrini, che non si è mai tirata indietro per una partenza dall’altra parte del mondo e ai suoi capi diceva: «‘No, fermi. La bambina me la organizzo io’. La penso così. È sbagliato vivere i figli come un freno, diventano una fonte di frustrazione».
LE MADRI SONO TUTTE UGUALI. La sensazione è che, impiegate o top manager, le donne di fronte alla maternità e alla gestione della vita “dopo” (quella tra tablet e biberon, pannolini e breifing) sono un po’ tutte uguali.
Piene di sensi di colpa e sempre occupate a pianificare le giornate dei figli, sia che stiano inchiodate alla scrivania o sedute in viaggio verso mete lontane.
I dubbi, le paure, sono gli stessi. Perché anche potendosi permettere 10 tate inglesi anche una come Barbara Berlusconi preferisce lasciare i suoi figli alla nonna Veronica.
Forse la forza in più per non mollare il lavoro dopo la nascita dei figli, queste donne, questi modelli individuati da Latella, l’hanno trovata nella passione per il proprio mestiere, nel valore della propria professione. Quante mamme prima o poi si chiedono: «Ne vale davvero la pena?», come fa la giovane Berlusconi nel libro, e magari se sei proiettata verso alti obiettivi, se hai studiato e lavorato sodo prima di diventare mamma, quella scrivania non la molli. Piuttosto ti organizzi.
IL CONSIGLIO DI TARANTOLA. «L’importante», ammonisce Anna Maria Tarantola, presidente della Rai dal 2012, «è non accettare la frase: ‘Tu sei brava, ma è meglio che a svolgere questo lavoro sia un uomo. Sai, la famiglia...’. Questo non va fatto passare. Devi rispondere: ‘Quel lavoro lo so fare o non lo so fare? Dirmi che sono brava e poi scegliere un altro non fa parte del riconoscimento del merito’».

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