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ORGANIZZAZIONE 30 Marzo Mar 2015 1512 30 marzo 2015

Expo 2015 Milano: incognite e rischi dell'Italia in ritardo

Il 74% delle opere in corso. Il 9% sotto collaudo. Operai da 4 mila a 6.500 unità. Terreni da 315 milioni senza futuro. I dubbi sull'evento al via il primo maggio.

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L'Expo di Milano prende il via ufficialmente il 1 maggio con la cerimonia d'inaugurazione.

Gru, mezzi pesanti, camion.
Il cantiere Expo è ancora nel pieno dell'organizzazione.
Stando al «cruscotto dei lavori» aggiornato sul sito, il 74% delle opere è ancora in corso; il 9% è sotto collaudo, il 9% concluso, il 6% sotto verifica amministrativa e l'1% sospeso.
Molte le strutture, insomma, sono ancora da completare. Su tutte Palazzo Italia, il biglietto da visita e cuore dell'evento. Che potrebbe addirittura non essere concluso per il primo maggio.
Ma a dire il vero anche la realizzazione degli altri edifici situati sul cardo va a rilento, come i padiglioni di Coldiretti, Confindustria e Regione Lombardia.
UNA PARTITA A RISCHIO. E dire che manca un mese al taglio del nastro di quello che Matteo Renzi, in visita al sito il 14 marzo, ha definito «non solo una partita che riguarda Milano e la Lombardia, ma la sfida del 2015 per il nostro Paese».
Una partita che rischia, se non di essere persa, di finire con una figuraccia da parte dell'Italia.
Dopo le denunce dei soliti 'gufi', anche Expo è stata costretta ad ammettere la difficoltà. Soprattutto in seguito alla pubblicazione del bando sulla «procedura aperta n. 218/2015 per l’affidamento della fornitura, ivi compresa la posa in opera, degli “External exhibition elements”, degli allestimenti delle quinte di camouflage, nonché dell’installazione dell’arredo urbano del sito espositivo». L'importo base è di 2.685.200 euro.

  • Le immagini del cantiere Expo riprese dal drone (13 marzo 2015).

Matteo Renzi interviene al convegno milanese sull'Expo.

Già iniziate le operazioni di camouflage per nascondere agli occhi dei visitatori dei primi giorni i «non finito», per usare un'espressione presa in prestito dai manuali di storia dell'arte.
In altre parole, pannelli e quinte simili a quelle dei set polverosi dei film western Anni 70.
Del resto, dice a Lettera43.it Antonio Lareno, responsabile Cgil per Expo, «quando il regalo non è bellissimo, si risolve con il pacchetto».
LIEVITATI GLI OPERAI. Difficile ora prevedere l'esito di questa corsa contro il tempo.
«Si sta lavorando a pieno ritmo», continua Lareno, «lo dimostra l'aumento del numero di lavoratori: dai 4 mila iniziali si è passati a 6 mila, 6.500 a seconda dei giorni».
LITI E POLTRONE CONTESE. Per il sindacalista la responsabilità del ritardo risiede tutta in un «peccato d'origine». Bisticci, lotte per le poltrone hanno ritardato di due anni l'inizio dei lavori.
Le inchieste, non ultima quella aperta dalla procura di Firenze, non hanno pesato più di tanto. Senza contare, poi, che le grandi opere hanno sempre dei rallentamenti fisiologici, e non solo in Italia.
Intanto, sempre stando al sito, le gare ancora aperte sono 28.
TARI PRONTA AD AUMENTARE. Il problema è che ogni errore peserà sui cittadini. Un'eredità ben poco gradita dell'evento.
Un esempio? L'arrivo di 20 milioni di visitatori aumenterà la Tari, la tassa sui rifiuti, già cresciuta nel 2015, fa notare il sindacalista. Per cui è meglio che l'evento non fallisca.
«Expo può pure andare in pareggio o guadagnare, ma a rischiare è Arexpo», società controllata, tra gli altri, da Regione Lombardia (34,67%), Comune di Milano (34,67%), Fondazione Fiera di Milano (27,66%) e Comune di Rho (1%), proprietari dei terreni affittati a Expo 2015 Spa (tra i cui soci, oltre al Tesoro e alla Camera di commercio, figurano i soliti Regione e Comune) e acquistati dalla Fondazione Fiera Milano e dalla famiglia Cabassi per 150 milioni di euro.
I TERRENI CHE FINE FARANNO? «Un altro peccato originale», si arrabbia Silvana Carcano, capogruppo del Movimento 5 stelle in Consiglio regionale, «è quello di aver scelto per l'Esposizione aree private e non pubbliche».
Terminata la festa, non si sa bene che fine farà il milione di metri quadri tra Milano e Rho.
Terreni che il ministero dell'Economia ha stimato del valore di 315 milioni di euro.
Le aste, per il momento, sono andate deserte. E c'è il rischio, affonda Lareno, che tutto vada in mano alle banche che hanno finanziato l'affitto o che si crei un buco nel bilancio.

Prandini (Coldiretti): «Per essere sicuri ci siamo ripresi gli appalti»

Expogate, in centro a Milano.

Più ottimista Ettore Prandini, presidente regionale di Coldiretti.
«A Firenze ci hanno assicurato che i lavori saranno finiti con puntualità, tranne qualche rifinitura».
Per stare tranquilli, però, le finiture del padiglione Coldiretti sono state prese a carico dall'associazione dalla ditta appaltatrice.
«Non c'erano garanzie che i lavori venissero chiusi per tempo», precisa.
Diversa la situazione dell'ufficio di Coldiretti all'interno di Palazzo Italia. Lì l'associazione non ha messo becco. «Ci fidiamo di quello che ci è stato detto».
Ma l'ottimismo e la fiducia sono merce rara in questo periodo.
IL M5S: «NON C'È DA STUPIRSI». Tra i 'gufi', infatti, non c'è solo la Cgil.
Anche il Movimento 5 stelle in Regione ha dato del filo da torcere a Giuseppe Sala e ai suoi. «Vedere tutti quei mezzi pesanti ancora in cantiere è molto preoccupante», dice Carcano. «Anche se non ci stupiamo del ritardo, ma di chi ancora si stupisce, dimostrando la solita ipocrisia».
QUANTI DUBBI SULLE NOMINE. La pentastellata punta il dito soprattutto contro la guerra di nomine a suo dire dubbie, come quella di Oronzo Raho per la poltrona di superconsulente.
L'ex presidente di Brianzacque coinvolto nelle inchieste giudiziarie monzesi era stato segnalato dall'assessore regionale all'Expo Fabrizio Sala.
«Dopo le nostre pressioni si è dimesso», continua Carcano. «Non sorprende quindi che gli appalti vadano a rilento. L'Expo è sì un moltiplicatore, ma dei difetti italiani».
Secondo la capogruppo M5s, varianti e deroghe non hanno fatto altro che allungare i tempi, favorendo «i soliti furbetti».

Rischio legalità: solo sei Paesi hanno sottoscritto il protocollo

L'Expo partirà il primo maggio 2015.

Ma il problema, come fa notare pure Lareno della Cgil, non è solo il ritardo e il rischio di inaugurare l'Esposizione con i cantieri ancora aperti.
Anche la legalità pare essere a rischio.
Finora solo sei Paesi partecipanti (Francia, Svizzera, Principato di Monaco, Estonia, Moldavia e Ungheria) hanno sottoscritto il protocollo firmato il 13 febbraio 2012 da Expo Spa, prefettura di Milano e dall'allora ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri.
INTERDETTI, MA AL LAVORO. Il documento regolamenta non solo solo la disciplina dei controlli antimafia, ma anche - tra le altre cose - le tipologie contrattuali.
Questo significa che, spiega Carcano, nonostante un'azienda «sia stata interdetta da un appalto italiano, può operare sotto un altro Paese che non ha sottoscritto il protocollo».
In più, pure l'Anac, l'Autorità nazionale anti corruzione, ha «le mani legate». I suoi poteri, infatti, «non sono retroattivi».
Inoltre, prosegue la pentastellata, «pure se si commissiona una società, questa continua lavorare».
«CONTRATTI, CHE FAR WEST». E il danno ormai è fatto, addio concorrenza del mercato. «Un altro schiaffo per chi lavora onestamente» e resta costantemente a bocca asciutta.
Non solo. «Per moltissimi lavoratori Expo», aggiunge Lareno, «si aprirà un farwest contrattuale».

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