Lebensort Vielfalt Berlino 150323124943
DIRITTI 31 Marzo Mar 2015 1048 31 marzo 2015

Anziani gay e trans, i progetti per tutelarli

Discriminazioni. Solitudine. Disturbi ormonali. La vecchiaia dei Lgbt può essere un inferno. All'estero le prime strutture dedicate. In Italia solo sportelli, per ora.

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La Lebensort Vielfalt di Berlino ospita fino a 40 persone.

C'è chi è stato ripudiato dalla famiglia d'origine negli Anni 70 e non può più contare su nessun parente.
C'è la 60enne che ha visto morire la compagna di una vita ed è stata messa alla porta dagli eredi legittimi.
E c'è anche il pensionato che si è scoperto transgender e deve ricostruirsi una vita da zero.
La questione della terza età delle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) è relativamente nuova. La prima generazione che ha potuto dichiarare (più o meno) liberamente il proprio orientamento sessuale si sta infatti avviando alla pensione solo ora.
E si è anche al culmine di una fase critica, perché tra i più anziani convivono pregiudizi molto radicati e voglia di affermare la propria identità.
PRIME STRUTTURE A BERLINO. All'estero esistono già da tempo servizi e addirittura intere strutture dedicate a gay e trans.
Una delle prime in Europa, la Lebensort Vielfalt (Casa per vivere la diversità) è stata aperta a Berlino nel 2012 ed è formata da 24 appartamenti capaci di ospitare fino a 40 persone.
A Madrid è prossimo all'apertura nel 2015 un complesso residenziale gay-friendly dedicato principalmente agli anziani.
Strutture simili esistono anche in Svezia, Paesi Bassi e Stati Uniti e sono in cantiere in Svizzera.
IN ITALIA TIMIDI PROGETTI. In Italia stanno invece iniziando ora i primi progetti per offrire supporto a chi vive situazioni di disagio o di discriminazione.
Alcuni di questi, come lo sportello Lambda di Torino o il servizio Angelo Azzurro di Roma, ricevono finanziamenti pubblici. Altri, come il progetto Senior Lgbt, si appoggiano direttamente all'Arcigay.
«Gestiamo uno sportello locale, che è aperto da circa due anni, e una community nazionale su Facebook, Senior Lgbt Italia», spiega Jonathan Mastellari, uno dei responsabili del progetto, attivo a Modena, Rimini e Bologna. «Lavoriamo molto sul territorio e offriamo formazione al personale delle case di riposo che ne fanno richiesta».

Mastellari: «Alle difficoltà 'standard' si sommano le discriminazioni»

Le problematiche vanno dall'anziano che chiede qualcuno con cui parlare alla mediazione per chi vuole visitare il compagno in ospedale.
Ma ci sono anche i casi gravi di chi si ritrova improvvisamente senza casa né sostegno economico alla morte del partner.
«Alle difficoltà tipiche della terza età si sommano discriminazioni sociali ed economiche, senza contare i problemi di salute aggiuntivi», spiega Mastellari. «I transgender accusano spesso disturbi dovuti alle lunghe terapie ormonali e i primi sieropositivi degli Anni 80 devono assumere sia gli antiretrovirali che i medicinali per i normali acciacchi dell'età».
L'OSTRACISMO DEGLI ALTRI OSPITI. Alcuni si rivolgono al servizio perché, dopo una vita passata a difendere la propria identità, temono di essere costretti a nasconderla nella casa di riposo pena l'ostracismo degli altri ospiti. Altri invece fanno il percorso opposto: «Abbiamo il caso di un uomo di 84 anni che si è scoperto gay a 70 e ha dovuto gestire lo sconcerto dei familiari. Sono situazioni più comuni di quanto si creda».
«Ognuno dei nostri utenti ha la sua motivazione specifica», concorda Massimo Farinella, referente del progetto Angelo Azzurro, finanziato dalla regione Lazio. «Molti cercano dei coinquilini con cui dividere le spese e fare due chiacchiere. Ci sono anche diversi anziani etero che ci hanno contattato dopo aver scoperto di avere figli o nipoti omosessuali».
LAZIO, L'INIZIATIVA DELL'ANGELO AZZURRO. Oltre a gestire lo sportello d'ascolto, l'Angelo Azzurro organizza incontri di sensibilizzazione aperti a tutti e propone attività di socializzazione che vanno dai laboratori di autoconsapevolezza alle gite: «Uno dei nostri obiettivi è quello di favorire l'incontro tra generazioni».
Di case di riposo dedicate al momento non si parla. «L'invecchiamento è un grande tabù per tutti ma nella nostra comunità lo è ancora di più», spiega Mastellari. «Uno dei lavori che stiamo facendo come Senior Lgbt è proprio combattere questa sorta di 'rimozione collettiva', che rende il dibattito molto difficile».
OBIETTIVO: TUTELARE LA DIVERSITÀ. Un sondaggio a risposta aperta del Centro Servizi Autogestito Comunità Queer di Firenze ha comunque rilevato una spaccatura tra nettamente favorevoli («La chiedo da anni. È una delle mie priorità») e nettamente contrari («A cosa dovrebbero servire? Auto-ghettizzazione anche da anziani?»).
Mastellari e Farinella concordano: le strutture dedicate alle persone Lgbt dovrebbero essere solo una possibilità di scelta in più, all'interno di un sistema che tuteli la diversità anche nelle strutture 'miste'. «Il problema non è solo quello delle discriminazioni tra anziani. La società in generale deve capire che la sessualità nella terza età non è un concetto astratto, e va rispettata tanto negli etero quanto nei gay e nei trans», conclude Mastellari. «L'obiettivo dovrebbe essere una reale integrazione, sia nelle case di riposo sia all'esterno, e il miglioramento delle condizioni di vita di tutti».

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